ANA ALONSO e JAVIER PELEGRIN.
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TATUAJE.
Un legame indelebile.
Parte 1.
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Titolo originale: Tatuaje.
Traduzione di: Laura Miccoli.
2010. Fanucci Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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In alcune culture il tatuaggio  considerato come qualcosa di magico. Ti concede la forza o l'abilit di ci che disegni.
In un certo senso, fa s che coesistano nella tua anima i vari esseri che popolano la tua pelle.
Alex ha sedici anni ed  follemente innamorato di Jana.
Ma lei, schiva e ribelle, non  una ragazza qualunque: appartiene, insieme a suo fratello David, a un'antica stirpe di maghi in grado di cambiare per sempre il destino degli amanti. Entrambi hanno sul loro corpo un tatuaggio che gli permette di entrare in un mondo sconosciuto, dove il potente Guardiano delle Parole ha intenzione di eliminarli e, cos facendo, dominare l'umanit.  uno scontro dal quale non possono sottrarsi.
Alex non ha esitazioni nel seguire Jana, nel farsi tatuare un disegno che li unir per sempre...
Ma non sar solo l'amore a sconvolgere la sua vita: si ritrover ad affrontare qualcosa che mette in discussione l'essenza stessa dei sentimenti, dei sogni e dei desideri.
Combinazione perfetta di sensualit, magia e azione, Tatuaje  una storia d'amore che supera i limiti di una passione terrena,  la prova che i sentimenti possono durare ovunque e per sempre.
Con le sue atmosfere suggestive, Tatuaje  un romanzo che vi rimarr indelebilmente impresso sulla pelle.
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GLI AUTORI.
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Ana Alonso, nata nel 1970, vive a Len da moltissimi anni. Biologa di formazione,  autrice e traduttrice. Ha scritto cinque libri di poesie, ricevendo numerosi premi, e il romanzo Los Cabellos de Santa Cristina; ha inoltre tradotto autori come Robert Louis Stevenson, Henry James e Nathaniel Hawthorne. 
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Javier Pelegrn, nato a Madrid nel 1967,  filologo e professore di letteratura spagnola, specializzato in letteratura per ragazzi e del genere fantastico. Per Fanucci Editore nel 2010 hanno gi pubblicato La torre e lisola.
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TATUAJE.
Un legame indelebile.
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Indice di questa parte.
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Libro primo: Jana.
Libro secondo: L'Esiliato.
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Fine Indice.
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Libro primo.
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Jana.
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Capitolo 1.
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Non sarebbe stata una serata come le altre.
Lo cap non appena apr la porta di casa e si trov di fronte Erik, con gli occhi truccati di nero e un sorriso di sfida sulle labbra. Dietro di lui, accanto all'auto sportiva di suo padre (che Erik prendeva in prestito soltanto per le occasioni speciali) stavano aspettando due ragazze in ghingheri.
Alex riconobbe subito la pi alta: era Marta, l'eterna spasimante di Erik. L'altra, una rossa con gli occhi grandi e spaventati, non l'aveva mai vista.
Non accetter un no, quindi non provarci nemmeno
lo invest Erik, entrando nell'ingresso senza complimenti e cercando con lo sguardo la giacca dell'amico sull'attaccapanni. E la festa del Mulino Nero, mi hanno avvisato oggi pomeriggio... Quest'anno  stata anticipata per evitare che coincidesse con l'inizio delle lezioni.
Non puoi perderti la festa del Mulino Nero. E poi  in stile emo, quindi ti piacer di sicuro.
Mentre parlava, Erik aveva trovato la giacca di Alex sotto un cappotto della madre e gliel'aveva tirata in faccia.
Incapace di opporre resistenza alla travolgente sicurezza dell'amico, Alex se la infil con un gesto meccanico e lo segu in strada. Le due ragazze lo salutarono
con la mano. Lui rispose al saluto e poi volt lo sguardo verso l'interno illuminato della casa,senza decidersi a chiudere la porta.
Erik, non so nemmeno se ne ho voglia riusc a protestare.
E poi non ho detto nulla a mia madre, e si preoccuper se torna e non mi trova...
Non fare l'idiota, Al. Non si render nemmeno conto che non ci sei. Entra mai in camera tua quando torna dal laboratorio?
Si fida di me rispose Alex sorridendo, ma con una nota di fastidio nello sguardo. Non sono pi un bambino.
Non si accorger nemmeno che non ci sei concluse Erik. Senti, dobbiamo stare qui impalati tutta la notte?
Non voglio arrivare tardi...
Alex segu il ragazzo fino alla fiammante BMW metallizzata.
Marta si era sistemata sul sedile davanti, mentre l'altra ragazza aspettava indecisa, con lo sportello posteriore aperto.
Questa  Irene disse Erik, facendo una rapida carezza ai capelli della rossa. Irene, questo  Alex. Non ti fidare della sua faccia da ebete,  solo una maschera-
in realt  un vero squalo, quindi stai attenta con lui se non vuoi che ti divori. O  proprio quello che vuoi?
Ridendo della propria battuta, Erik sal al posto di guida mentre gli altri due, un po' imbarazzati, occupavano il sedile posteriore. Marta si volt per salutare Alex con un sorriso smagliante sul viso paffuto e grottescamente truccato per l'occasione.
L'auto si mise in moto con un rombo delicato e imbocc la strada in direzione della Citt Vecchia. Fuori, le sagome scure degli alberi si susseguivano a tutta velocit, alternandosi in alcuni tratti ai portici illuminati delle case.
Vieni che ti trucco disse all'improvviso Irene. La sua voce, con un
timbro leggermente metallico, assomigliava a quella di una donna
adulta. Non puoi presentarti a una festa emo senza trucco. Per fortuna ho portato tutto il necessario. Vediamo... Come ti senti oggi?
Fammi indovinare. Peccato che non ti veda bene...
Senza rallentare, Erik apr il vano portaoggetti, estrasse una torcia tascabile e gliela tir sulle ginocchia.
L'aggeggio rimbalz sulla gonna nera di Irene, che lo accese e lo punt direttamente sul viso di Alex, il quale chiuse gli occhi e gemette come un bambino.
Sei carino disse Irene a voce alta, affinch la sentissero dai sedili anteriori. Ma non carino quanto il tuo amico.
Marta si lasci scappare una risatina, mentre la sua amica afferrava con forza il mento di Alex e con un ombretto cominciava a truccargli le palpebre.
Alex la lasci fare, con un misto di inquietudine ed eccitazione che nemmeno lui comprendeva. Le feste al Mulino Nero si celebravano solo una volta all'anno ed erano mitiche in citt. Per l'occasione i giovani proprietari del vecchio mulino invitavano vari gruppi rock e hip hop e creavano diversi ambienti all'interno delle mura diroccate della tenuta. Durante la notte gli invitati vagavano nell'oscurit da una stanza all'altra e da un cortile all'altro, ballando come sonnambuli e bevendo senza sosta. O almeno era quanto avevano raccontato ad Alex, perch fino ad allora non aveva mai avuto la fortuna di partecipare a una di quelle feste.
Mi faranno entrare? domand.
Sentiva le unghie lunghe di Irene saldamente conficcate nella sua guancia mentre lei cercava di tenere il polso fermo per applicargli il mascara sulle ciglia.
Stai scherzando? borbott Erik. Sei con me.
S, era una domanda stupida. Dopotutto, lui era l'amico di Erik, ed Erik poteva entrare ovunque. Era disinvolto, era intelligente, era ricco. E soprattutto era sfacciatamente bello e non accettava mai un no come risposta.
L'auto lasci la strada principale e s'infil in un poligono industriale abbandonato. Era una scorciatoia perfetta per arrivare fino alla spiaggia. Le ombre rettangolari delle fabbriche si susseguivano una dopo l'altra, illuminate fugacemente dai fasci di luce dei fari. Erik guidava senza esitazione in quel labirinto di strade perpendicolari, tutte deserte e sconnesse. Sembrava che sapesse esattamente dov'era diretto.
Quando Irene ebbe finito con gli occhi, frug nel suo ncessaire a fiori per cercare il fard. Alex osserv le forme quasi indistinguibili dei tubetti e delle scatoline che componevano l'arsenale della sua giovane truccatrice.
Dal ncessaire emanava uno sgradevole odore di talco e di profumo scadente.
Presto sent sulla guancia destra la carezza di un delicato pennello che scivolava ritmicamente dal bordo esterno dello zigomo fino all'angolo delle labbra. Cercando di non pensare a niente, chiuse gli occhi e si abbandon del tutto all'infantile piacere provocatogli da quel formicolio. Una ragazza gli stava truccando il viso;
una ragazza che non era niente male, da quel poco che era riuscito a vedere fino ad allora, e che inoltre sembrava piuttosto interessata a lui, e piuttosto lanciata.
E inoltre avrebbe finalmente potuto vedere con i propri occhi come fosse una festa al Mulino Nero... No, decisamente non sarebbe stata una serata qualunque.
All'improvviso si ricord di Laura.
Avrei dovuto avvertire mia sorella afferm, cercando lo sguardo di Erik nella penombra dello specchietto retrovisore. Non l'ho nemmeno salutata...
L'ho gi avvertita rispose Erik, con gli occhi fissi sulla strada. Le ho mandato un SMS per dirle che ti avevo sequestrato. E mi ha risposto... Leggilo, forza.
Alex prese il cellulare che Erik gli stava porgendo e spinse l'icona dei messaggi. S, eccolo l, il messaggio di Laura. "Stupendo" diceva. "Tienilo d'occhio." Alex tir il
telefono sul sedile, di malumore. Da quando in qua sua sorella piccola e il suo migliore amico cospiravano alle sue spalle per organizzargli la vita?
Stai fermo adesso gli sussurr Irene con voce suadente.
Devo truccarti le labbra di color rosso sangue.
A una festa emo tutti quanti devono avere le labbra del colore del proprio cuore. E vale anche per te, Erik... Appena ci fermiamo, devi lasciare che Marta te le trucchi.
Marta non mi truccher le labbra. Vero, bellezza?
Marta farfugli qualcosa a mo' di risposta. Alex schiocc la lingua abbastanza forte perch Erik potesse sentirlo. Non gli piaceva che il suo amico usasse in quel modo l'adorazione che la ragazza provava per lui. Marta era un po' pesante e un po' pettegola, ma comunque non si meritava di essere trattata cos. Si sarebbe lasciata ammazzare per Erik e lui, che lo sapeva, ogni volta insisteva nell'invitarla a uscire, quando in realt quella relazione non gli interessava affatto.
Marta scosse i capelli da una parte all'altra con un gesto brusco, come se volesse scacciare un brutto pensiero.
Sapete chi viene alla festa? disse con il suo timbro infantile da bambina viziata. Non ci crederete: Jana...
Alex sent un tuffo al cuore. Perfetto: Jana. Jana sarebbe andata alla festa. E lui era l, truccato come un pagliaccio,
in compagnia di una ragazza che aveva appena conosciuto e che fino a un attimo prima gli era sembrata perfino attraente.
Un'improvvisa accelerata lo spinse contro lo schienale del sedile. Il rossetto di Irene scivol sulla sua pelle, dalla bocca alla guancia.
Che fai, Erik? domand Irene, indignata. Ho quasi cavato un occhio al povero Alex.
Siamo in ritardo ribatt Erik con freddezza.
Continu a premere sull'acceleratore fino a lasciarsi alle spalle il poligono industriale e arrivare ai primi edifici
della zona turistica. All'interno dell'auto regnava un
silenzio imbarazzante. All'inizio, Irene aveva deciso di lasciare il segno del rossetto sulla guancia di Alex, per dare un tocco di originalit alla propria creazione. Poi per, dopo aver studiato con attenzione il viso del ragazzo, cambi idea e gli pul la guancia.
Guardati gli sussurr. Sei molto diverso...
Alex si guard nello specchietto impolverato che la ragazza gli porgeva. Quel volto pallido e scarno, con grandi ombre nere attorno agli occhi e con la bocca insanguinata, sembrava appena uscito da un videoclip degli anni Ottanta. Il risultato non gli sembr tanto male quanto aveva immaginato. Al contrario... Si domand che cosa avrebbe pensato Jana vedendolo.
Con chi viene? chiese d'un tratto Erik.
Alex intu subito a chi si riferiva. E, dato il silenzio di Marta, cap che anche lei lo sapeva.
Lei non va mai a nessuna festa insist Erik. O quasi mai... Deve averla invitata qualcuno.
Non so chi l'abbia invitata rispose Marta in tono piatto. So solo che ci viene. Mi ha chiamato per sapere se avevo degli inviti, e me ne ha offerto uno.
Erano arrivati al vecchio lungomare, al termine del quale si trovava la strada sterrata che portava al mulino.
Furono sorpassati da un paio di moto e iniziarono a sentire il rumore di altre auto che si avvicinavano da varie direzioni. Sulla strada del vecchio mulino, passarono accanto a vari gruppi di giovani a piedi diretti alla festa.
Erik trov un posto perfetto per parcheggiare, all'entrata del frutteto.
Un sottofondo ritmico di percussioni, mescolato a un mormorio di voci e risate, li accolse non appena aprirono la porta. La brezza del mare, fredda e umida, gli schiaffeggi il viso. Per un attimo i quattro rimasero fermi a contemplare gli affascinanti giochi di luce che danzavano sulle chiome degli alberi da frutto. A sinistra,
l'edificio principale del mulino diffondeva un leggero bagliore rosso dalle finestre.
Da dove entriamo? domand Marta, tirando verso il basso il suo top di paillette grigie per sistemarsi la scollatura. Nella parte sul retro, che era la fucina del fabbro, mi hanno detto che suonano i Betadine. Vi piacciono i Betadine?
Possiamo entrare dal frutteto e percorrerlo tutto
sugger Erik.
Le ragazze annuirono di buon grado e proseguirono fino alla breccia nel muro di cinta da cui si accedeva al frutteto. Alex stava per seguirle quando il braccio lungo e muscoloso di Erik lo ferm.
Se avessi saputo che veniva anche Jana, non ti avrei portato qui disse in tono grave.
Alex gli si par davanti con un sorriso pi infastidito che allegro.
Perch? Credi che possa farmi qualcosa? domand ironico.
Cerc di rimettersi a camminare, ma Erik glielo imped di nuovo.
Non fare l'idiota, Alex. Ti complicherebbe la vita. 
quel genere di ragazza, non so come fai a non accorgertene.
Il sorriso scomparve lentamente dalle labbra di Alex.
Vedo Jana tutti i giorni a scuola disse con freddezza.
 stato cos l'anno scorso e sar cos anche quest'anno.
Siamo in classe insieme e sono ancora tutto intero, vedi? Non mi ha ancora divorato.
Alex, sto dicendo sul serio. So che cosa provi per Jana,
ho visto come ha iniziato a ossessionarti ogni giorno di pi, e non mi piace. Non mi piace perch non  da te.
Tu hai sempre saputo chiaramente cosa vuoi e cosa non vuoi...
E se volessi lei? disse Alex all'improvviso.
La sua stessa domanda lo scald dentro come un
sorso di liquore, di quelli che danno alla testa in un attimo.
Erik non rispose subito. Per qualche secondo i due ascoltarono senza troppa attenzione l'ipnotico ritmo della musica che risuonava dall'altro lato della breccia.
Stai confondendo le cose afferm infine Erik. Non credere che io non lo capisca,  stata colpa di quella maledetta coincidenza tra la morte di tuo padre e dei suoi genitori. Senza rendertene conto, ti sei convinto da solo che questo abbia creato un legame tra di voi. Un legame che sta diventando sempre pi forte... Ma non ti illudere, Alex. Lei non  come tu credi che sia. E molto pi pericolosa.
Alex fiss i suoi occhi chiari in quelli dell'amico. Stava cominciando a perdere la pazienza.
E tu che ne sai di lei? domand in tono di sfida. A
scuola non le rivolgi mai la parola.
Erik distolse lo sguardo.
Non mi piace mormor.  bella, certo, ma c' qualcosa in lei che non mi piace. Senti, ti chiedo solo di stare attento...
Va bene, grazie dell'avvertimento. E adesso, se non ti dispiace, puoi lasciarmi entrare alla festa o mi hai portato qui solo per farmi la predica?
Erik gli pass un braccio sulle spalle e lo stratton con affetto. Era poco pi alto di lui.
Ho promesso a tua sorella che avrei badato a te replic con un pizzico di ironia. E mi uccider se non lo faccio.
I due si misero a ridere e la tensione che si era creata tra di loro si dissolse all'istante. Marta e Irene, dall'entrata del frutteto, li chiamavano con gesti di impazienza.
Marta si  tolta il piercing al naso osserv Alex mentre camminavano verso di loro. Gliel'hai chiesto tu?
Certo che no; ma mi ha detto che l'avrebbe fatto per me. Sa che odio i piercing, suppongo.
Qualunque cosa per farti piacere, no? comment Alex in tono malizioso.
Era deciso a prendersi la rivincita burlandosi un po'
della relazione tra Marta e il suo amico, ma all'improvviso i suoi pensieri cambiarono completamente direzione.
Che strano mormor. Jana e Marta erano piuttosto amiche finch lei non si  fatta il piercing. Poi si sono allontanate... Un giorno Marta mi ha detto che era stata colpa di quella sciocchezza. A quanto pare, anche Jana odia i piercing. Che coincidenza, no? Proprio come te, la stessa mania...
Erik era sul punto di ribattere quando la musica cambi bruscamente in un noto pezzo hip hop. Gli occhi intensamente azzurri del ragazzo brillarono un momento prima che tutto il suo corpo cominciasse a muoversi a ritmo di musica, in un'improvvisata coreografia di una precisione e un'eleganza impressionanti. Quando Erik ballava, era come se il mondo attorno a lui si fermasse.
Diventava impossibile non ammirare gli armoniosi movimenti delle sue lunghe braccia, il modo in cui il suo torace accompagnava i cambiamenti di ritmo dei piedi, senza alcuno sforzo, come se ogni centimetro del suo corpo fosse elastico.
Alex ascolt divertito gli applausi spontanei che scoppiarono attorno all'amico. Il sorriso inebetito di Marta era l'immagine della beatitudine, e perfino Irene lo osservava affascinata... Non c'era una sola ragazza al mondo in grado di resistere all'hip hop fiero e virile di Erik.
Quando il brano fin, la gente attorno a loro applaud di nuovo. Erik si esib in un'ironica riverenza e poi si incammin tranquillo verso il punto in cui Alex lo stava aspettando. Ma prima che potesse raggiungerlo, Marta si lanci su di lui e lo abbracci.
Sei fantastico disse quasi piangendo istericamente.
Davvero, sei fantastico...
E alzandosi in punta di piedi gli stamp un bacio sul piccolo tatuaggio a forma di scorpione che il ragazzo aveva sulla nuca, vecchio e dimenticato come una cicatrice.
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Capitolo 2.
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Cominciava a perdere la speranza di vedere Jana quella sera, quando la trov in fondo a una stanza piena di fumo, immobile in mezzo a un sacco di gente che ballava. Alex aveva gi bevuto qualche birra e aveva baciato Irene durante un bis dei Betadine, nella vecchia fucina del fabbro. Al termine del concerto, lei aveva cercato di trascinarlo in un angolo per continuare con le carezze, ma lui se l'era svignata. Percepiva ancora un piacevole formicolio al collo, dove Irene l'aveva sfiorato con le sue unghie nere da vampira. Provava allo stesso tempo un'assurda allegria e un'assurda disperazione.
E soprattutto si sentiva inspiegabilmente leggero, perch il peso di dover ingannare costantemente s stesso riguardo a Jana era scomparso come per magia.
S, la voleva, la voleva per s. Era stato capace di dirlo a Erik e, in questo modo, l'aveva confessato per la prima volta anche a s stesso. Era stanco di controllarsi, di prendersi gioco dei propri sentimenti come se fossero stupidi. Non lo erano. Voleva Jana per s, e l'avrebbe avuta... Non sapeva nulla di lei, non sapeva se fosse fidanzata o se fosse mai uscita con qualcuno della scuola.
Sapeva solo che da troppo tempo ormai spiava ogni suo movimento a lezione, osservandola angosciato
quando le era vicino e sforzandosi di non sfiorarle la mano quando passava accanto al suo banco. E ora ne aveva abbastanza. Non erano pi dei bambini e non potevano continuare cos per tutta la vita.
Dunque sarebbe successo quella notte. Se l'avesse vista, ovvio... Le avrebbe detto ci che non aveva mai detto a nessuna ragazza. L'avrebbe accarezzata, baciata, supplicata se fosse stato necessario. Non voleva spaventarla, certo, anche se qualcosa gli diceva che Jana non era il tipo di ragazza che si spaventa facilmente. In lei tutto irradiava sicurezza, serenit. Il suo sorriso...
c'era qualcosa di sfacciatamente irraggiungibile in quel sorriso. Ma lui era disposto a tentare di raggiungerlo, e dopo la quinta birra si era ormai convinto che ci sarebbe riuscito.
Nonostante la distanza, si accorse subito che non era truccata. Era proprio questo che la faceva risplendere come un faro in mezzo a tutte quelle maschere emo attorno a lei. Con un moto di tenerezza, Alex cap quanto fosse audace quella decisione da parte di Jana. Lei non aveva bisogno di nascondersi dietro un trucco elaborato per esprimere i propri sentimenti, perch il suo volto diceva gi tutto: ci che provava, ma anche ci che non provava. Con le sue labbra perfette e i suoi occhi castani e vellutati, era un misto di passione e freddezza. Decidere di presentarsi a una festa emo e di mostrare a tutti un viso cos seducente e, allo stesso tempo, cos distaccato era un vero e proprio atto di coraggio.
Tuttavia, Jana non sembrava affatto consapevole del proprio gesto. Sorridendo appena, ascoltava in silenzio le rumorose spiritosaggini di uno dei ragazzi del gruppo con cui era venuta. Indossava un vestito nero semplice, aderente in vita, che le ricadeva svolazzante sopra il ginocchio. Era molto pi discreto della maggior parte dei modelli che si vedevano alla festa... Senza riuscire a distogliere lo sguardo da
quel vestito, Alex cominci a farsi strada tra la folla, camminando come un sonnambulo. Non sentiva neanche pi la musica, n le voci. All'improvviso il vecchio granaio gli sembrava straordinariamente grande. Aveva l'opprimente sensazione che non sarebbe mai arrivato fin dove Jana lo stava aspettando senza saperlo, meravigliosa e perfetta come una creatura magica. Acceler il passo, senza perderla di vista un solo istante.
Fu allora che la vide tirare fuori dalla tasca il cellulare e portarselo all'orecchio. Le sue labbra si mossero e una lieve espressione di stizza alter la serenit dei suoi lineamenti. Con un gesto della mano, si scost dai suoi amici per dirigersi in fondo al granaio, forse con l'intenzione di allontanarsi dalle casse per poter sentire meglio quanto le stavano dicendo.
Un gruppo di ragazze truccatissime incroci allora il cammino di Alex, impedendogli per un attimo la vista.
Quando torn a guardare in fondo al granaio, Jana era scomparsa. Si era semplicemente volatilizzata...
O forse era solo uscita dalla porta sul retro.
La porta dava su un vicolo maleodorante, con un paio di cassonetti della spazzatura di traverso sull'asfalto e un lampione rotto in fondo alla strada, la cui luce illuminava una scala di pietra adorna di gerani che saliva in direzione della Vecchia Colonia. Jana doveva essere salita da l, quindi Alex la segu senza pensarci troppo, cercando di attutire il rumore dei propri passi. Arrivato sull'ultimo scalino, vide la sagoma della ragazza attraversare una rotonda deserta. Aspett che imboccasse una delle irte stradine sul lato opposto prima di andarle dietro.
Il frastuono della festa ormai non era altro che un'eco lontana mescolata con il respiro ritmato del mare. Ora, nonostante la distanza che li separava, i passi di Jana risuonavano nitidamente davanti a lui, secchi e metallici. Portava i tacchi... E tutto il corpo di Alex
reagiva con un'intensa vibrazione a ognuno di quei passi, accelerando i battiti del cuore e il turbine dei suoi pensieri. Si sentiva come un cacciatore sulle tracce della preda, in attesa del momento opportuno per gettarsi su di lei e afferrarla. Anche se, allo stesso tempo, l'unica cosa che voleva era proteggerla, avvolgerla in un caldo abbraccio e rimanere cos per molto tempo, attaccato a lei, senza fare domande.
Camminava veloce, assaporando la brezza tiepida che gli sferzava il volto, senza prestare molta attenzione alla malinconia dei luoghi che stava attraversando.
La Vecchia Colonia era un labirinto di strade serpeggianti che si inerpicavano su per la scogliera, con edifici un tempo lussuosi che ormai da decenni languivano abbandonati in mezzo a piccoli giardini polverosi. Dietro quelle facciate gialle e azzurre (era difficile distinguere i loro colori spenti alla luce dei lampioni), con i loro portici di alte colonne e le loro vetrate panoramiche, vivevano ancora alla meno peggio alcuni anziani, eredi delle rovine di uno splendore dimenticato. Era un peccato... Il grande terremoto degli anni Ottanta aveva annientato per sempre la gi scarsa vitalit del quartiere, cosicch alcune famiglie che ancora resistevano avevano deciso di trasferirsi nelle nuove aree urbane in costruzione lungo la spiaggia, pi sicure e meno cariche di ricordi.
Giravano molte leggende sulla Vecchia Colonia. Si diceva fosse quasi un miracolo che gli edifici si reggessero ancora in piedi, dati i gravi danni strutturali che la maggior parte di essi aveva subito durante il terremoto.
Era raro trovare una casa che non presentasse qualche crepa da un'estremit all'altra della facciata, o un buco nel tetto, o una colonna del portico spezzata, o qualche altra ferita provocata dal sisma. I loro vecchi abitanti le avevano abbandonate perch minacciavano di crollare e, tuttavia, erano ancora l, intatte...
Sembravano vecchie architetture fantasma, spettri immobili e minacciosi di un passato che si rifiutava di morire. Eppure la loro incomprensibile solidit non era l'unico mistero legato a quel luogo. Per esempio, chi ripiantava le aiuole di gerani e petunie ogni primavera, sostituendoli con viole del pensiero in autunno? Perch i cipressi e gli eucalipti dei trascurati giardini continuavano a crescere come se non fosse successo niente? Da tempo i servizi comunali avevano smesso di occuparsi di quella parte della citt, che aveva sempre goduto di una particolare autonomia. Tuttavia, i rifiuti non si accumulavano per le strade e soltanto qualche traccia occasionale sull'asfalto evidenziava l'ammasso di sabbia e polvere.
Il fatto era che Alex non metteva piede nella Vecchia Colonia ormai da anni. In vita sua doveva essere entrato in quel quartiere non pi di una o due volte, da piccolo.
Ricordava vagamente una di quelle occasioni, in compagnia di suo padre... Quella volta aveva avuto paura. E anche ora ce l'aveva; ma la colpa di quella sensazione non era dei fatiscenti edifici o delle strade deserte.
No, la colpa era di Jana... Dove se ne andava cos di fretta, a quell'ora, in un posto del genere? Forse abitava li?
Ora i passi della ragazza risuonavano un po' pi lontani e l'aveva momentaneamente persa di vista. Per la prima volta da quando aveva iniziato a seguirla, Alex si ferm per riprendere fiato e si guard attorno. Si trovava a un incrocio e le mura di pietra del parco di Sant'Antonio, che si trovava nel punto pi alto della Colonia, si ergevano in fondo a una delle tre vie di fronte a lui. Oltre le mura, il campanile della chiesa del cimitero forava il cielo stellato con la sua sagoma scura.
Il parco doveva essere chiuso a quell'ora. Eppure Alex era sicuro che Jana avesse imboccato quella strada, anche se da un po' non sentiva pi i suoi passi.
La brezza si insinu nella chioma di una magnolia altissima che sopravviveva per miracolo, con la met dei rami conficcati nella casa vicina. Quando le sue pesanti foglie smisero di agitarsi, cal un profondo silenzio. Con la ferocia di un predatore frustrato, Alex si mise a correre lungo la strada che portava al parco, ansimando sempre di pi man mano che la salita si faceva pi ripida. Le suole di gomma delle sue scarpe da ginnastica producevano uno scricchiolio elastico rimbalzando sul selciato, e le gambe gli bruciavano per lo sforzo. Giunto in cima alla salita si ferm, esausto. La porta metallica attraverso la quale si accedeva al parco era chiusa.
Aveva cominciato a costeggiare il muro alla ricerca di un'altra entrata quando ud un rumore alle proprie spalle. Voltandosi, vide un gatto siamese che lo fissava, con i suoi occhi verdastri che sembravano due lampioni, dalla montagna di macerie su cui si era inerpicato. Il cumulo di pietre rotte si trovava attaccato al muro, poco pi in l della porta, e alzando lo sguardo Alex scorse una breccia sulla parete di pietra, come se un gigante l'avesse addentata proprio in quel punto. Con un po' di agilit, era possibile scalare le macerie e arrampicarsi sulla parete crollata. Il gatto emise un miagolio metallico quando Alex gli si avvicin, e poi scapp gi per la strada, mentre il ragazzo si accovacciava per osservare l'ammasso di terra e pietre rotte accostato al muro.
Un buco. C'era un buco molto stretto e piuttosto profondo nel terreno, come quello che avrebbe potuto lasciare un tacco a spillo passando sul cumulo di pietre...
Alex non ci pens due volte e indietreggi per prendere la rincorsa. Con un paio di salti, raggiunse la sommit delle macerie e da l, aiutandosi con le mani, riusc a issarsi fino al bordo sgretolato del muro di cinta. Prima di scendere, cerc di scrutare l'oscurit del parco in cerca della sagoma di Jana. Non c'era traccia di lei. Solo lo stormire degli alberi e il frusciare delle prime foglie secche che si trascinavano sulla sabbia dei sentieri. In lontananza,
il rumore di una fontana. E qua e l alcune sculture silenziose.
Per un momento rimase immobile, disorientato. Ricordava di essere stato in quel parco una volta, insieme ai suoi compagni di classe e sotto la supervisione dell'insegnante, per vedere da vicino gli alberi esotici che il Comune aveva ordinato di piantare in commemorazione del decimo anniversario del terremoto. All'epoca doveva avere nove o dieci anni e quel luogo gli era sembrato sinistro. Soprattutto per il vecchio cimitero che occupava tutta la parte orientale del parco, dietro la chiesa.
Centinaia di tombe disseminate sotto i cipressi e i tassi, tutte deteriorate e corrose dal passare degli anni.
Cerc di distinguere le croci piantate sotto gli alberi, ma la massa oscura del tempio solitario gettava la sua ombra su qualunque cosa si trovasse nei paraggi.
D'un tratto gli sembr di udire una risata proveniente proprio da quella zona e, senza pensarci troppo, salt sul prato. Recuperato l'equilibrio, corse sull'erba fino a raggiungere un sentiero di sabbia sconnesso che conduceva direttamente alla chiesa del cimitero. Percorrere quella salita era pi faticoso di quanto avesse immaginato-
si era appena fermato per recuperare il fiato quando vide sbucare da un lato della chiesa un chiassoso gruppo di persone.
D'istinto si fece da parte e si accucci dietro alcuni arbusti per non essere scoperto. Nonostante la distanza e l'oscurit della notte, si accorse subito che quei tipi erano molto strani. Si muovevano con un'agilit felina e parlavano tra loro intercalando grugniti alle parole, come se fosse la cosa pi naturale del mondo. Prima ancora di distinguere i loro volti, Alex cap che appartenevano alla trib metropolitana dei Ghul, una banda di svitati che praticavano la modificazione estrema del corpo per assomigliare il pi possibile a certi animali.
Preoccupato per Jana, il ragazzo sgattaiol fino al cancello esterno del cimitero e si arrest proprio di fronte alla canonica, che si trovava sul retro della chiesa. I
Ghul, ancora fermi davanti alla porta, continuavano a darsi pacche sulle spalle e a salutarsi con frasi sconnesse, come se fossero appena usciti da una festa. Da vicino, il loro aspetto era decisamente sconvolgente. Alcuni si erano operati alla mandibola per darle una forma pi sporgente, altri avevano la fronte molto bassa e le sopracciglia pronunciate, e pi di uno mostrava un innaturale eccesso di pelo scuro sulle braccia nude.
Quello che sembrava comportarsi da anfitrione, tuttavia, era molto diverso dagli altri. Mentre continuava a sorridere sulla soglia della canonica, in attesa che i suoi invitati se ne andassero, Alex ebbe il tempo di studiarne con attenzione le fattezze. Di certo, se anche avesse avuto qualche protesi facciale, quasi non si notava.
Il suo aspetto era quello di un uomo piuttosto distinto, anche se inequivocabilmente aggressivo. Ci che risaltava di pi dei suoi tratti erano gli occhi a mandorla, di un inquietante colore dorato. Per il resto, l'unica caratteristica di spicco sul suo volto erano le folte basette grigie che gli coprivano buona parte delle guance.
E cos erano occupanti abusivi. Era chiaro che alcuni di essi si erano insediati nella canonica del cimitero in modo stabile perch, quando gli invitati se ne furono andati, si ritirarono all'interno dell'edificio come se fosse stata casa loro. A quanto gli avevano raccontato, Alex sapeva che nella Vecchia Colonia c'erano un sacco di edifici occupati da famiglie Ghul, ma lo sorprendeva il fatto che alcuni avessero osato insediarsi nella chiesa.
Dopotutto, era un luogo troppo visibile per dare rifugio a individui che, in teoria, cercavano di passare inosservati.
Dopo essersi congedati dai loro anfitrioni, i quattro Ghul rimasti fuori cominciarono a camminare lungo
un sentiero che si snodava tra le tombe del cimitero.
Alex li segu con lo sguardo e, quando li vide varcare il cancello del parco e prendere direzioni diverse, decise di percorrere la stessa strada. Perlomeno era chiaro che da l avrebbe trovato una via d'uscita... Una volta assicuratosi che nessuno potesse vederlo n sentirlo, si incammin sul viottolo di ghiaia del cimitero a tutta velocit, senza guardare n a destra n a sinistra.
Quando finalmente raggiunse il cancello, si guard attorno. A quel punto aveva completamente perso la pista di Jana. Se la ragazza aveva attraversato il parco, forse ne era gi uscita da tempo. Per quanto si fosse impegnato, ormai non l'avrebbe pi trovata. Non conosceva quella parte della citt, e ora che non sentiva pi i suoi passi non aveva senso continuare a cercarla.
Per un istante pens di tornare alla festa, ma scart subito l'idea. A che scopo tornarci? Jana non era pi l, ma molto vicino a lui, in una delle stradine abbandonate che scendevano dal lato sud della Vecchia Colonia.
Se anche non fosse riuscito a trovarla, camminare per quelle strade, con il loro odore di cipressi e rose appassite, gli avrebbe dato la sensazione di essere vicino a lei.
In un certo senso, sarebbe stato come invadere di nascosto la sua intimit... Quell'idea gli provoc un leggero e gradevole formicolio alla nuca.
Tuttavia, varcato il cancello socchiuso del cimitero si scoraggi. Nella via in cui si trovava non c'erano lampioni e l'unico segno di vita erano le rotaie metalliche di una vecchia linea del tram incastonate nel selciato della strada, che brillavano in modo strano sotto il chiarore arancione del cielo notturno.
Alex cominci a scendere seguendo la linea leggermente curva delle rotaie. Di tanto in tanto gli giungeva all'orecchio il rumore di qualche auto in lontananza, ma per il resto regnava un silenzio opprimente. Il ragazzo avanzava con gli occhi fissi sui colori pastello delle facciate fatiscenti delle case, cercando di individuare qualche segno di attivit dietro i vetri rotti dei balconi o nelle scure finestre delle torri. Forse Jana si trovava dietro a una di quelle porte che un tempo erano bianche, ma chi poteva saperlo? Pens che avrebbe potuto bussare in ogni casa per chiedere di lei. Gli opachi batacchi a forma di leone o di mano chiusa che brillavano sulle porte sembravano invitarlo a rompere quel silenzio cos angosciante...
Tuttavia, resistette alla tentazione.
A met strada, la discesa che stava percorrendo disegnava una pronunciata curva a sinistra. Proprio l il marciapiede di destra si interrompeva, lasciando il posto a una ringhiera metallica che costituiva una specie di punto panoramico sulla parte bassa della citt.
Alex si affacci e trattenne il fiato. Ai suoi piedi scintillavano le luci dei grattacieli del centro degli affari, ammassati in ci che dall'alto sembrava essere uno spazio piuttosto ridotto, sebbene non lo fosse. Ecco la torre Sharpe, con la sua forma di vela gonfiata dal vento, e l'edificio della compagnia Barnett, la cui struttura, a forma di piramide rovesciata, costituiva una vera e propria impresa architettonica, a quanto gli avevano spiegato a scuola. La torre Landis, gli uffici degli studi Maverick, la sagoma cilindrica e massiccia dell'auditorium... Conosceva molto bene tutti quegli
edifici, ma non li aveva mai visti cos, dall'alto, ridotti a piccole figure geometriche che risplendevano come gioielli nella notte.
Un rumore di passi in lontananza lo fece voltare bruscamente.
Risuonavano rapidi e decisi, ed erano di una donna con i tacchi, senza alcun dubbio. Sembravano provenire dalla parte alta della strada, ma guardando in quella direzione Alex non vide nessuno. Forse provenivano da una delle vie adiacenti. Attraversando la strada, cerc con lo sguardo qualche traversa sul marciapiede opposto. Poco pi in basso, in effetti, ne trov una; stava per lanciarsi in quella direzione, ma
una volta raggiunta la nuova strada, molto pi stretta della precedente, scopr che anch'essa era deserta. Continuava a sentire il rumore di passi, apparentemente alle proprie spalle. Forse era un effetto dell'eco, perch aveva gi verificato che non potevano provenire da l.
Perplesso, Alex continu a camminare lungo quella strada buia e in piano, inciampando di tanto in tanto nelle lastre sconnesse del selciato. I passi risuonavano sempre pi vicini, ma per ben due volte, voltandosi, non vide nessuno e il suono cess. Si erano per caso invertiti i ruoli, e adesso era Jana a seguire lui? La credeva perfettamente capace di una cosa simile, senza alcun dubbio.
E se ci che voleva era fargli provare il disagio di sentirsi spiati da qualcuno che non desidera uscire allo scoperto, be', di certo ci stava riuscendo.
Arrivato in fondo alla strada, scopr che finiva davanti a una casa pi grande delle altre, con una torre di tre piani costruita direttamente sulla scogliera. Da l non si poteva proseguire oltre, quindi sarebbe dovuto tornare da dove era venuto.
Fermatosi, ebbe l'impressione di sentire i passi alle proprie spalle, pi vicini che mai. Era molto vicina, ne era sicuro. Non appena si fosse voltato, l'avrebbe vista avanzare verso di lui, magari con un sorriso di scherno dipinto sulle labbra. Si gir di scatto e si lasci scappare un'imprecazione nel vedere che la strada era ancora deserta.
Mi stavi seguendo? disse una voce dietro di lui.
Alex si volt di nuovo sui talloni, lentamente. Appoggiata all'inferriata decorata della casa che chiudeva la via, Jana lo guardava senza sorridere. Il candore del suo viso splendeva come un faro nell'oscurit.
Mi stavi seguendo ripet, questa volta senza intonazione interrogativa. Sarebbe stupido da parte tua negarlo.
In realt, alla fine ho avuto la sensazione che fossi tu a seguire me.
Davvero? Jana lo fiss con curiosit. Queste strade sono strane. L'eco sai com'.
S, suppongo sia cos.
Alex fece un passo verso la ragazza. Jana non si mosse.
La brezza agitava lievemente l'orlo del suo vestito nero attorno alle gambe, e anche i capelli.
E perch mi seguivi? domand lei a bassa voce.
Era necessario spiegarlo?
 da tempo che ti seguo rispose Alex, buttandosi.
Con lo sguardo. Ogni volta che posso... Lo avrai notato, a scuola...
Lei tard un attimo prima di replicare.
Tutti mi guardano ribatt, fissando i suoi occhi scuri e selvaggi in quelli del ragazzo. Lo avrai notato, a scuola...
Alex annu, sostenendo il suo sguardo.
S. Ma non ti guardano come ti guardo io.
Gli sembr di vederla rabbrividire impercettibilmente.
Questo  vero comment.
I suoi occhi si spostarono per un momento verso la strada deserta e buia alle sue spalle.
E adesso? domand in tono di sfida. Che cosa dovrebbe succedere?
Alex riflett un istante sulla risposta da dare.
Non lo so ammise infine. Quello che vuoi tu. Solo quello che vuoi tu.
Lei gli diede le spalle e cominci a camminare sul marciapiede, accarezzando con la mano tesa le sbarre dell'inferriata a cui un attimo prima era appoggiata.
Questa  casa mia disse, fermandosi e voltandosi ancora una volta per guardarlo. Che te ne pare?
Alex alz lo sguardo verso la torre color azzurro pallido, con i suoi tre piani di porticati bianchi. La pittura non sembrava troppo invecchiata. Vicino alla torre, dall'altro lato dell'inferriata, cresceva una palma spoglia, di un'altezza inverosimile.
 un posto strano in cui vivere osserv con sincerit.
Hai sempre vissuto qui?
Sempre. O almeno  l'unica casa che ricordo.
Alex fece altri due passi verso di lei e poi si ferm.
Non cerc di sorridere. Non voleva fingere che non stesse succedendo niente, che non fosse spaventato, ansioso di accarezzarla, disposto a qualunque cosa pur di starle vicino. Non voleva mentirle. Era meglio che lei sapesse che faceva sul serio.
Sei strano con quel trucco. Ti fa sembrare... non lo so, pi triste.
Con un gesto meccanico, Alex si pul la palpebra destra e sent il bruciore del rimmel a contatto con l'interno dell'occhio. Assurdo. Si era completamente dimenticato di essere truccato.
Ora ti si  sbavato tutto il colore. Sei orribile aggiunse Jana, sorridendo per la prima volta.
Fu lei allora ad avanzare verso di lui, per poi fermarsi proprio a un passo dal ragazzo. Era almeno dieci centimetri pi bassa di Alex, nonostante i tacchi.
Sai, di notte in questa zona ci sono spesso bande di
"modificati". Sono piuttosto violenti e se ti trovano da solo e truccato cos, be', non mi sorprenderebbe se ti attaccassero.
Ti riferisci ai Ghul? Li ho visti poco fa, nel vecchio cimitero. Senza saperlo, mi hanno guidato verso l'uscita.
Ma poi mi sono perso di nuovo... Questo quartiere sembra un labirinto, per questo ci ho messo un po' ad arrivare.
Dal tono delle sue parole dava quasi per scontato che lei lo avesse aspettato, sebbene Jana non sembr accorgersene.
E il suo sguardo non era nemmeno preoccupato, nonostante l'allusione ai Ghul. Era piuttosto uno sguardo pieno di curiosit.
Tuttavia, non fece domande.
Loro odiano il trucco spieg. Lo considerano una
specie di presa in giro... A quanto pare al primo incontro ti  andata bene, ma in ogni caso se fossi in te mi laverei un po' prima di tornare a casa. Quei tipi sono pi pazzi di quanto sembra.
Alz gli occhi verso Alex e sorrise di nuovo. Questa volta c'era una certa timidezza nel suo sorriso.
Mi stai invitando a entrare in casa tua per lavarmi?
domand il ragazzo, incredulo.
Lei frug nella tasca della giacca nera e tir fuori una piccola chiave.
S rispose, dandogli le spalle mentre infilava la chiave nella serratura del cancello. Ti sto invitando a entrare.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
L'interno della casa profumava di fuoco di legna e di pittura fresca, o forse di qualche tipo di vernice. Gli occhi di Alex impiegarono qualche secondo ad abituarsi alla penombra dell'ingresso, illuminato da una piccola lampada con vetri multicolori posata su un mobiletto scrostato, sul pianerottolo della scala. Si notava subito che quella casa un tempo era stata lussuosa. Il logoro tappeto persiano che proteggeva gli scalini di legno, la balaustra di mogano intarsiato, le pesanti cornici dorate dei quadri... tutto aveva un'aria raffinata e decadente, accentuata dal gioco di riflessi verdastri e rosati della lampada.
Non c'erano ragnatele, n la bench minima traccia di polvere grigia. Eppure quella pulizia metteva stranamente in risalto l'usura dei materiali di cui erano fatti pavimenti e pareti.
Vieni con me. L'unico bagno che funziona  di sopra
disse Jana a bassa voce.
Cominciarono a salire in silenzio. Dietro a Jana, Alex camminava con gli occhi fissi sulla figura della ragazza, attento a ogni suo movimento. Era affascinato dalla perfezione dei fianchi e dalla snellezza della vita. Era piacevole poter indugiare su quei dettagli cos, senza essere visto, senza dover dare spiegazioni, neppure con lo sguardo.
Giunti sul pianerottolo, lei si ferm all'improvviso e voltandosi fece scivolare le dita lungo il braccio di Alex, in una lunga carezza che arriv fino al collo. Poi lo tir piano verso di s. Si baciarono... Le labbra di Jana ardevano, umide e tentatrici come un frutto proibito.
Dopo un istante perfetto e infinito, lei si stacc lentamente da lui e lo guard negli occhi. Le sue dita continuavano a giocherellare sulla sua nuca.
Non avevo mai baciato qualcuno con cos tanto trucco osserv sorridendo.
Alex tent di abbracciarla di nuovo, ma Jana lo blocc con un gesto. Mise la mano in una tasca del vestito e ne estrasse un piccolo telefono che non la smetteva di vibrare. La luce verde del cellulare illumin per un secondo il suo viso, dove il sorriso aveva lasciato il posto a una lieve smorfia di fastidio.
Sar meglio che tu ti tolga quella roba dalla faccia il prima possibile gli disse, e si volt per salire la seconda rampa di scale.
Alex la segu, ancora stordito dal formicolio del bacio di Jana sulla sua bocca. Arrivato in cima, inciamp contro un oggetto metallico che cadde a terra con fragore.
Trasalendo, lo osserv rotolare sulle tavole del pavimento.
Era un portaombrelli di bronzo.
Spero di non aver svegliato nessuno sussurr.
Non preoccuparti. Mio fratello non dorme mai a quest'ora.
Alex deglut, imbarazzato. Si era completamente dimenticato del fratello di Jana. Quindi era in casa... La prospettiva di doverlo salutare non gli piaceva per niente.
Mentre lui rimetteva a posto il portaombrelli, Jana apr una porta in fondo al corridoio e accese una luce. Si trattava di un bagno piuttosto grande, con un lavandino in marmo bianco e uno specchio contornato da lampadine dorate, come quelli dei camerini di una volta.
Entra. Nell'armadio l nell'angolo ci sono delle salviette struccanti e anche un detergente per occhi. Suppongo che non avrai bisogno del mio aiuto, no?
Credo di poterci riuscire da solo, ma grazie.
Jana si scost dalla porta per farlo passare. Il ragazzo apr il rubinetto dell'acqua fredda e mise la nuca sotto il getto. Il contatto con l'acqua gelata gli fece venire la pelle d'oca. Chiuse gli occhi e tir un respiro profondo, sollevato.
Quando alz la testa incroci nello specchio lo sguardo di Jana, che lo osservava con aria divertita.
Puoi usare quell'asciugamano l disse, indicando un panno di spugna rossa appallottolato su uno sgabello di legno, accanto a uno dei piedi dorati della vasca.
 il mio... Ti lascio solo.
Jana richiuse la porta dietro di s, e Alex ascolt immobile i tacchi che si allontanavano sul pavimento di legno fino a fermarsi in qualche angolo remoto della casa.
Poi afferr l'asciugamano e si strofin i capelli. Prima di rimetterlo sullo sgabello, vi affond dentro il viso e ne respir a lungo l'odore. Profumava di ammorbidente per lavatrice all'essenza di mela e di nient'altro, ma nonostante ci sapeva che era il suo asciugamano, che era stato a contatto con le sue guance, con le sue mani. Gli girava la testa, come se avesse appena assaggiato un liquore sconosciuto, pi forte e pi pericoloso di qualunque altro.
Dopo un momento si rese conto di aver macchiato l'asciugamano con il trucco. Questo gli ricord che si trovava l per togliersi tutta quella roba dalla faccia. Sebbene non fosse molto pratico, aveva visto sua madre struccarsi qualche volta, quindi estrasse una salvietta dall'armadio e si sfreg senza piet la fronte, le labbra e le guance, fino a non lasciare alcuna traccia di cosmetici sulla pelle. In seguito, vers un po' di detergente per occhi su un dischetto di cotone e si pul le ciglia e le palpebre.
Quando termin, si guard allo specchio e sorrise scettico. I suoi capelli bagnati quasi non sembravano biondi, e le sue guance erano oltremodo arrossate dalla violenza del rituale igienico a cui si era appena sottoposto, ma i suoi occhi erano gli stessi di sempre, limpidi, azzurri e intensamente attenti, occhi che sembravano perennemente allerta, disposti a inquadrare qualunque immagine all'interno del loro campo visivo, per quanto insolita essa fosse. Occhi seri e caldi: questo gli diceva sempre sua madre. In realt, erano la sua caratteristica migliore.
Ud dei passi avvicinarsi lungo il corridoio e, dopo un ultimo esame allo specchio, cerc l'interruttore della luce e lo premette, nello stesso momento in cui apriva la porta.
Proprio di fronte a lui, appoggiato al muro, c'era un ragazzo sui quindici anni. Alex ricordava perfettamente di averlo visto a scuola, sebbene lo avessero espulso l'inverno precedente. Era David, il fratello di Jana.
Come va? lo salut il giovane, senza muoversi.
Jana mi ha detto che eri qui.
Ciao, David, quanto tempo.
Non erano mai stati amici. Si conoscevano solo di vista, perch si erano incrociati nel cortile della scuola.
Alex aveva saputo da sua sorella Laura che David era stato per anni l'alunno pi brillante della classe, ma dopo la morte dei suoi genitori tutto era cambiato. Era diventato insolente, era stato coinvolto in un paio di risse all'uscita della scuola... E la direzione degli Olmi non tollerava questo genere di cose.
Jana tarder un momento.  con un cliente. Dice che, se vuoi, puoi aspettarla nella biblioteca. Vieni, ti faccio vedere dov'.
David cominci a camminare lungo il corridoio, ma Alex gli mise una mano sulla spalla per fermarlo. Il ragazzo si volt e lo guard con
freddezza. Alex non aveva dimenticato quegli occhi verdazzurri, a mandorla, che facevano perdere la testa a tutte le ragazze degli Olmi, e che erano in perfetta armonia con le guance pallide e scavate di David e con le sue labbra sottili e ben disegnate.
Di che cliente stai parlando? domand Alex a bassa voce, quasi tremando.
David sorrise beffardamente.
Perch sei cos drammatico? Jana non ti ha detto niente?
Alex neg lentamente con la testa, cercando di controllarsi.
Abbiamo un laboratorio di tatuaggi.  di questo che viviamo... Lei fa i disegni e io ci metto il tocco artistico.
E li copio sulla pelle, ovvio. Anche questa parte  importante.
David si era rimesso in marcia, e questa volta Alex lo segu senza protestare.
Sapevo che Jana era portata per il disegno, ma non avevo idea che si dedicasse ai tatuaggi comment mentre avanzavano lungo il corridoio.
Solo da quando sono morti i miei genitori. Di qualcosa dobbiamo pur vivere... E siamo in gamba. Pi che in gamba. Siamo una bella squadra.
Ma perch a quest'ora? E un po' strano, no?
Noi non facciamo tatuaggi normali. Sono... speciali.
E l'ora  importante. Di giorno non verrebbero bene.
Salirono un'altra rampa di scale e David si ferm davanti a una robusta porta di legno che sembrava chiusa a chiave. Invece di aprirla, vi si appoggi di schiena e rimase a guardare Alex con un sorriso freddo.
Ti interessano i tatuaggi? domand, in tono ironico.
Ora s rispose Alex senza fare una piega. Fate anche piercing?
Il sorriso svan dal volto di David.
No ribatt secco. Non ci piacciono i piercing. Sono esattamente il
contrario di ci che facciamo noi. Una specie di mutilazione. Noi manipoliamo il corpo dargli... come posso spiegartelo... per dargli delle alternative, e non per spogliarlo di ci che ha gi.
Sembrava che David non stesse scherzando. Alex sostenne il suo sguardo per un istante.
In realt non capisco che cosa vuoi dire confess.
David si infil le mani in tasca, come se si stesse preparando a impartire una lezione.
In alcune culture il tatuaggio  considerato come qualcosa di magico spieg senza guardarlo. Ti concede la forza o l'abilit di ci che disegni. In un certo senso, fa s che coesistano nella tua anima i vari esseri che popolano la tua pelle. Invece, un piercing  il contrario di un tatuaggio: ti toglie una parte di te, crea un vuoto, ti priva di qualcosa che gi possiedi.
Alex immagin il ragazzo nell'atto di recitare quel discorsetto di fronte ai suoi potenziali clienti. Di certo lo aveva ripetuto molte volte.
Non so se ti ho capito bene osserv senza smettere di guardarlo. Stai cercando di farmi credere che voi fate tatuaggi magici?
Dipende da come la vedi. In realt, non si tratta esattamente di magia... Noi non diamo ai nostri clienti nulla che non abbiano gi.
Alex studi per un attimo i tratti eleganti e vagamente crudeli del fratello di Jana.
Mi stai prendendo in giro, vero? domand sorridendo.
David fece spallucce.
Dipende da chi sei in realt mormor.
Posso capire che, per voi, i tatuaggi abbiano un significato spirituale, ma da qui a sostenere che influenzino lo stato d'animo della gente...  un po' eccessivo, no?
E tu che ne sai? ribatt David in tono tagliente.
Parli di cose di cui non sai nulla.
Il ragazzo si volt e, tirando fuori una chiave dalla tasca dei jeans, la infil nella serratura della porta. Alex si rese conto che era davvero irritato. Tuttavia, la questione gli interessava troppo per non insistere.
E che cosa sta facendo Jana adesso con quel... cliente? domand.
David armeggi un momento con la serratura, finch non riusc a far girare la chiave.
Te l'ho detto: gli sta disegnando un tatuaggio... Qualcosa di molto personale, una specie di amuleto che pu portare solo lui.
Certo.
Lo scetticismo di Alex fece voltare di nuovo David verso di lui.
Dovresti vederla lavorare comment, e sorrise ampiamente per la prima volta, mostrando dei denti bianchissimi.
 l'anima della nostra attivit. Lascia i clienti a bocca aperta, e loro credono a tutto ci che dice. Alla fine, arrivano al laboratorio quasi in trance e non si lamentano nemmeno quando comincio a lavorare... Be', tu lo sai bene,  in grado di sedurti senza nemmeno guardarti.
Alex prov un'improvvisa ondata di gelosia al pensiero dei clienti con cui Jana si chiudeva da sola in una stanza, mentre cercava di plasmare una parte del loro spirito in un disegno.
Non ho mai pensato di farmi un tatuaggio, mormor
ma sto iniziando a cambiare idea.
David rimase a fissarlo per un po', come se stesse valutando quella possibilit. Poi, senza dire nulla, entr finalmente nella stanza che aveva appena aperto e prima di invitarlo a entrare accese una lampada da terra a sinistra della porta.
Questa era la biblioteca dei miei genitori. Abbiamo dovuto vendere un sacco di libri quando sono morti, per pagare i debiti. Ciononostante, ne conserviamo ancora abbastanza.
Alex osserv con stupore gli scaffali di mogano, dietro i cui vetri stavano allineati migliaia di libri di ogni spessore e dimensione, tutti lussuosamente foderati in cuoio e con le iscrizioni d'oro in rilievo. Era vero che sui ripiani si vedevano degli spazi vuoti, ma i libri rimasti forse sarebbero stati sufficienti per leggere una vita intera.
 fantastica mormor, ammirato. I tuoi genitori dovevano essere persone molto speciali, per aver raccolto tutto questo...
A dire il vero, la maggior parte dei libri apparteneva al mio nonno materno. Per, in ogni caso,  vero che i miei genitori erano persone molto speciali.
 stato un vero peccato l'incidente mormor Alex impacciato.
 stato pi che un peccato.  stata una tragedia disse David con voce sommessa. Una perdita irreparabile.
Anch'io ho perso mio padre, suppongo tu lo sappia.
Alex si pent subito di aver menzionato la faccenda.
Non parlava mai con nessuno della morte di suo padre, mai, nemmeno con sua madre o con sua sorella. E David non era esattamente il tipo che ispirasse confidenza.
Il fratello di Jana accarezz con aria distratta un paio di volumi appoggiati su una scrivania al centro della stanza.
Riguardo a prima, quando hai detto che vorresti farti un tatuaggio, parlavi sul serio? domand all'improvviso.
Alex ci pens qualche secondo.
S, perch no? rispose sorridendo. Mi piacerebbe vedere come lavora Jana.
Ti interessa molto Jana?
Era una domanda molto diretta. E anche la risposta lo fu.
Mi interessa molto, s.
Cal un silenzio imbarazzante, durante il quale David approfitt per
raccogliere la mezza dozzina di quaderni di bozzetti che giaceva sparsa sul pavimento della biblioteca.
Forse potrei convincerla a farti un tatuaggio disse, appoggiando i quaderni sul tavolo.
Alex si era lasciato cadere su una poltrona di pelle rossa e lo osservava senza perdere un solo movimento.
Te ne sarei molto grato.
Sar meglio che vada a vedere se ha gi finito la sua parte. Ai clienti non piace aspettare, e in particolare questo  abbastanza impaziente. Puoi dare un'occhiata ai libri, se vuoi... Non credo che Jana tarder molto.
Alex annu e alz una mano a mo' di saluto. Senza salutare a sua volta, David rimase per un attimo a squadrarlo con attenzione dalla soglia della stanza. Poi usc, richiudendo piano la porta dietro di s.
Alex si alz in piedi e mosse alcuni passi per sgranchirsi le gambe. Il fratello di Jana lo faceva sentire a disagio, anche se non capiva bene perch. A dire il vero, si era mostrato piuttosto gentile, perfino amichevole. Forse ci che lo sbalordiva era la sua disinvoltura, che lo faceva sembrare pi grande di quanto fosse in realt. Parlava e si muoveva come se sapesse sempre con esattezza cosa stava facendo e dove voleva andare a parare, e guardava gli altri come se dubitasse seriamente che loro lo sapessero.
Per smettere di pensare a David e allo strano imprevisto che lo aveva separato da Jana, Alex si avvicin a uno degli scaffali della biblioteca e inizi a esaminare i libri. Cerano titoli di ogni tipo, sebbene predominassero quelli a contenuto filosofico ed etnologico. Non mancavano i grandi classici della letteratura, in lussuose edizioni antiche, e abbondavano anche i libri di arte con eleganti illustrazioni. Alex ne estrasse uno dal ripiano pi basso e lo sfogli: Tavole del Rinascimento. Ogni riproduzione era protetta da un foglio di carta velina, la
cui leggerezza contrastava in modo curioso con la carta sottostante, spessa e leggermente satinata. Molte tavole raffigurate nel libro non si trovavano in nessun museo o chiesa famosa, ma in piccole chiese europee di campagna in cui l'abbandono e l'incuria delle autorit contribuivano al loro progressivo e inevitabile deterioramento.
O almeno, cos si leggeva nell'introduzione.
Riponendo il pesante volume al suo posto, Alex not un altro libro altrettanto grosso, ma evidentemente pi antico. Il cuoio a sbalzo del dorso mostrava un veliero con tre alberi stampato in oro sotto il titolo. Sorpreso, il ragazzo si inginocchi accanto allo scaffale e lo esamin pi da vicino. Non era la prima volta che vedeva quel logo: si ricord all'improvviso che si trovava anche su un vecchio libro di suo padre. E nello stesso istante gli venne in mente un'immagine in cui suo padre chiudeva di botto quel grosso mattone con la nave dorata sul dorso proprio nel momento in cui lui, all'epoca un bambino di otto o nove anni, irrompeva gridando nel suo studio. La scena doveva averlo sorpreso, anche se non ricordava perch. Forse per l'espressione angosciata con cui suo padre aveva posato il libro sul vecchio tavolo da lettura quando lo aveva visto comparire...
In ogni caso, non si trattava della stessa opera. Per assicurarsene, Alex lo estrasse dal ripiano e accarezz la copertina sovrappensiero. S, la consistenza scivolosa del cuoio verde era simile, ma l'argomento non coincideva.
Il libro di suo padre parlava di astronomia, mentre quello era intitolato Leggende e tradizioni dei popoli celtici. Tuttavia, c'era un dettaglio curioso: al veliero dorato del simbolo mancava un pezzo della poppa, un piccolo frammento a forma di mezzaluna. Proprio come nel libro di suo padre... Alex non ne sapeva molto delle antiche tecniche di stampa su cuoio, ma pens che forse le due incisioni fossero state realizzate con la stessa matrice difettosa. Non riusc a darsi altre spiegazioni. Interessato, cerc tra le prime pagine la data di pubblicazione del volume. Gennaio del 1887. E il libro era stato stampato a Venezia, sebbene non fosse scritto in italiano. Avrebbe dovuto verificare il luogo e la data di stampa della copia di astronomia di suo padre.
Ud dei passi nel corridoio e si rialz senza riporre il vecchio volume di tradizioni celtiche. Il sorriso di aspettativa gli si cancell di colpo dal viso vedendo che si trattava di nuovo di David e non di Jana, come aveva immaginato.
Gli sembr che il ragazzo fosse perfino pi pallido del solito, e not per la prima volta le due mezzelune violacee che gli scurivano la pelle, proprio sotto gli occhi.
Qualcosa non va? domand, senza fermarsi a pensare.
Jana  dovuta uscire rispose l'altro in tono piatto.
Ti chiede scusa,  stato un imprevisto.
Qualcosa che ha a che vedere con il lavoro?
David sorrise stancamente.
Pi o meno. Spero che non tardi molto, non mi piace che esca a quest'ora. Il quartiere, sai.
Alex annu, a disagio. Nemmeno a lui piaceva l'idea che Jana fosse uscita da sola nell'oscurit di quelle strade minacciose che si inerpicavano su per la scogliera.
Non riusciva a immaginare che cosa poteva essere cos urgente da obbligarla ad abbandonare la sua casa in quel modo, intorno alle cinque del mattino, e proprio dopo averlo invitato a entrare con lei. Era tutto cos strano...
Ma se proprio voleva trarre delle conclusioni, di certo Jana aveva cose molto pi importanti che prestare attenzione al suo ospite, nonostante la passione con cui lo aveva baciato poco prima.
Sar meglio che io vada a casa disse. Spero di trovare la strada...
No lo interruppe David con impeto. Jana vuole che tu dorma qui. Per
chi non conosce la Colonia, sarebbe pericoloso mettersi in strada a
quest'ora. Ma suppongo che, se vuole che tu resti, non sar solo per questo...
Devi avvisare la tua famiglia?
Mander un messaggio a mia sorella perch non si preoccupi. Ma in ogni caso non so se  una buona idea...
Fare ci che Jana ti chiede? Se lei ti interessa,  una buona idea, credimi.
Alex sorrise e scroll le spalle.
D'accordo, allora accetto.
Vieni, ti faccio vedere dov' la stanza degli ospiti.
Alex ripose sul ripiano il libro che stava sfogliando.
Sai che nella biblioteca di mio padre c' un libro molto simile a questo? Ha lo stesso veliero sul dorso, con lo stesso difetto a forma di mezzaluna. Strano, vero?
S, lo  disse David, osservandolo con attenzione.
Ma l'argomento  diverso. Questo parla di tradizioni celtiche, mentre mi sembra di ricordare che quello di mio padre parli di astronomia. Suppongo che siano stati pubblicati dallo stesso editore nello stesso periodo.
Mi piacerebbe vedere la biblioteca di tuo padre, un giorno mormor sorridendo il fratello di Jana.
C'era qualcosa di sinistro in quel sorriso, una specie di diffidenza improvvisa che colse Alex di sorpresa.
Ti interessano i libri antichi? domand.
Solo alcuni fu la risposta del ragazzo.
Poi, senza aggiungere altro, si volt e usc dalla biblioteca per guidarlo fino alla stanza degli ospiti. Alex lo segu, incuriosito.
Un nodo celtico sarebbe perfetto per il tuo tatuaggio
disse senza voltarsi. Prima ne ho parlato con Jana
e l'idea le  piaciuta un sacco. Domani, se vuoi, te lo possiamo fare... Abbiamo abbastanza lavoro di sabato, ma i clienti non amano svegliarsi di buon mattino, quindi domattina presto andrebbe bene.
Erano arrivati alla fine del corridoio. David apr una
porta bianca e premette l'interruttore della luce. Alex sbatt le palpebre fissando il lampadario smaltato sul soffitto, con i suoi tre piccoli paralumi bianchi e la mezza dozzina di gocce di cristallo appese ai vari bracci.
La stanza era decorata con una carta da parati color avorio e celeste. L'unica mobilia era costituita da un letto in ferro battuto con una vecchia coperta patchwork e un comodino di legno con sopra una brocca e una bacinella, stile vecchio lavabo.
Quello  un bagno spieg David, indicando una porta scorrevole sulla parete in fondo, vicino al comodino.
Puoi usarlo per farti la doccia domattina. Ci sono degli asciugamani sotto il lavandino, nell'armadietto.
Che altro? Il letto  fatto, sei fortunato.
Hai una sveglia? Non vorrei dormire come un ghiro...
David appoggi la mano sul termosifone sotto la finestra e la ritir subito, compiaciuto. A quanto pareva, era abbastanza caldo.
Non ti preoccupare disse. Jana dormir fino a tardi.
Quando ti svegli, vieni a cercarmi in laboratorio. 
al piano di sotto, in fondo al corridoio. C' un'anticamera con un quadro molto carino della mia bisnonna... La porta di fronte.
Sarai l?
S. Sveglieremo Jana e, dopo aver fatto colazione, ci metteremo al lavoro sul tuo nodo celtico. Sogni d'oro!
Spero tu non abbia paura dei fantasmi...
Alex ud la risata di David mentre si allontanava lungo il corridoio, lasciandolo solo in quella stanza. Quasi subito spense la luce. Senza sapere perch, anche lui allora si mise a ridere.
La finestra dava sul minuscolo giardino della casa.
Alex le si avvicin, l'apr, e al terzo tentativo riusc a spalancare i battenti di legno. Il tronco della palma che aveva visto all'entrata si elevava fino al cielo, diritto e flessibile, a pochissima distanza dalla camera. Il vento
giocava con le foglie lunghe e fruscianti della chioma e in lontananza, come un'eco, si udiva il rumore del mare mescolato a quello delle auto sull'autostrada. Sporgendosi fino alla vita, Alex alz lo sguardo per scorgere uno stralcio di cielo. Lass, come uno spicchio d'argento, brillava la luna. Respir a fondo un paio di volte, si stir come un gatto e, dopo essersi tolto le scarpe, si stese sul letto vestito. Era in casa di Jana, ad ascoltare la brezza che si infilava tra le fronde della palma del suo giardino, e Jana lo aveva baciato. Presto l'avrebbe rivista, e le avrebbe lasciato scegliere un tatuaggio che lo avrebbe segnato per sempre, e che gli avrebbe ricordato per il resto della sua vita quella strana notte nella Vecchia Colonia...
Tutta la sua pelle rabbrivid di piacere. Ricord gli occhi grandi e seri di Jana, le sue labbra umide, la perfezione rosata delle sue unghie, e per un momento immagin che quelle unghie disegnassero sulla sua spalla una specie di fiore dai petali tondeggianti, piantandosi nella pelle man mano che avanzavano fino a fargli male.
Non si era mai fatto un tatuaggio prima di allora.
Che cosa avrebbe sentito?
Con quel pensiero, si addorment.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Mentre usciva dalla stanza, la mattina seguente, gli arriv un piacevole profumo di caff e di pane tostato.
Meccanicamente si pass le dita tra i capelli umidi, tirandoseli all'indietro, e si diresse verso le scale. Di sotto faceva pi freddo che al piano di sopra. Attraverso la porta della cucina, la luce del sole inondava il corridoio, chiara e gelida. Alex avanz fino all'anticamera che gli aveva indicato David la notte prima e si arrest a bocca aperta davanti al quadro della bisnonna dei due fratelli. Quella giovane dai capelli corti, mezza nuda sotto uno scialle dai colori vivaci e seduta a una finestra, di spalle, aveva
esattamente gli stessi lineamenti di Jana. In realt, se David non gli
avesse spiegato chi era, avrebbe giurato che si trattasse di lei. Per il resto, il quadro, che ricordava lo stile di Matisse, era di ottima fattura, o almeno cos sembr al ragazzo. I suoi giovani proprietari dovevano essergli molto affezionati, altrimenti lo avrebbero venduto.
Gli sembr di sentire un rumore alle sue spalle e si volt bruscamente, come se l'avessero sorpreso a fare qualcosa di male. Tuttavia non vide nessuno, le tre porte che davano su quel corridoio erano chiuse. La parte superiore di una di esse era costituita da un
vetro impolverato, dal quale filtrava la luce del mattino. Alla sua
destra c'era uno specchio ovale, senza cornice.
Alex si guard per un momento e sul suo volto apparve un sorriso ironico. A dire il vero non aveva un gran bell'aspetto. Sebbene si fosse fatto una doccia, gli abiti spiegazzati e impregnati del fumo della festa lo facevano sentire sporco, e il colore grigiastro del suo viso sembrava riflettere l'unto delle pareti attorno a lui. Cercando di togliersi quella sensazione di dosso il prima possibile, Alex buss alla porta di fronte al quadro, immaginando che si trattasse del laboratorio. Dopo qualche secondo, non ricevendo nessuna risposta, abbass la maniglia ed entr.
Dentro la stanza regnava una fitta penombra, e i suoi occhi impiegarono un po' per abituarsi. Quando ci riuscirono, Alex indietreggi di un paio di passi, stordito.
Aveva sbagliato... Quello non era il laboratorio di David, ma una camera, e sul letto dormiva una ragazza completamente nuda.
Era di spalle, ma nonostante ci Alex cap subito che si trattava di Jana. I suoi lunghi capelli castani, sparsi sul cuscino, ne lasciavano appena intravedere il profilo. Il suo respiro delicato e regolare era come quello di un bambino. Il lenzuolo, attorcigliato attorno ai suoi piedi, sembrava essersi impigliato nella cavigliera d'argento che indossava. E sulla schiena, dalla base del collo fino alla parte bassa della spina dorsale, risplendeva il tatuaggio di un lungo serpente sinuoso, un serpente disegnato nei minimi dettagli, con mille squame perfettamente definite che riflettevano la scarsa luce che filtrava dalle persiane chiuse.
Alex rimase per un bel po' a contemplare quel tatuaggio, paralizzato. Sulla pelle bianca di Jana, il corpo interminabile del rettile risplendeva in spire dorate che sembravano quasi vive.
La danza del sole sulle squame trasformava il suo
aspetto in ogni momento, dando l'impressione che si stesse muovendo. Il ragazzo si pass una mano sugli occhi per costringersi a smettere di guardare. Poi, camminando all'indietro, cerc la maniglia della porta e usc rapidamente, facendo pi rumore di quanto avrebbe voluto.
Nell'anticamera, appoggiato contro la parete del quadro, David lo osservava senza sorridere.
Che cosa stavi facendo? Ti avevo detto la porta vicino al quadro, ricordi?
Alex richiuse la porta della stanza di Jana con delicatezza, senza staccare gli occhi da David.
Mi avevi detto la porta di fronte rispose a bassa voce.
L'espressione seria di David si sciolse in un sorriso canzonatorio.
Sei sicuro? Chiss, forse mi sono sbagliato. Il laboratorio  questo.
Apr la porta alla sua destra e si diresse verso il fondo della stanza per alzare le persiane. Alex lo segu, ancora profondamente turbato dall'immagine di Jana nuda sul letto, con quello strano tatuaggio che sembrava vivo. Osserv David mentre il ragazzo tirava le cinghie delle persiane senza prestargli molta attenzione. Era molto strano...
Perch lo aveva mandato di proposito nella stanza di sua sorella?
Un attimo dopo la stanza si riemp di luce. Era uno spazio ampio, con molte vetrate e decorato con piante, per la maggior parte piuttosto squallide e impolverate.
Conteneva svariate scaffalature, un paio di cavalletti, tavoli da disegno e una specie di lettino per massaggi foderato in pelle rossa, e vicino alla testata uno sgabello e vari tavolini di altezze diverse, ricoperti da aghi e tinte multicolori.
Non la svegliamo? domand Alex senza muoversi dalla soglia.
David aveva preso un camice nero da un appendiabiti e se lo stava infilando.
Jana? Non lo so, se vuoi... Ma se  per il disegno, non ce n' bisogno. Ieri, quando  tornata, le ho detto del tuo tatuaggio ed  venuta direttamente qui. Era esausta, ma ha detto che le era venuta un'idea e che sapeva esattamente che cosa voleva per te. Si era imposta di finirlo prima di andare a dormire, dicendo che altrimenti l'idea le sarebbe sfuggita di mente. Deve essere rimasta sveglia fino a tardi. Ma l'ha finito, vedi?  questo. Un tatuaggio molto speciale... Un nodo d'amore celtico.
David avanz verso Alex e gli porse un foglio di carta vegetale con al centro un bellissimo disegno. Era composto da tre cerchi scuri intrecciati tra loro, con quello di mezzo un po' pi grande degli altri due ai lati. Tutti e tre erano uniti da un complesso disegno di curve interne di color avorio.
Non era la prima volta che Alex vedeva quel genere di simboli tribali ereditati da uno dei pi antichi popoli europei. Tuttavia, il disegno di Jana gli sembr molto pi elaborato e meraviglioso di quelli che conosceva.
Credevo che dovesse rimanere da sola con il cliente per un bel po' per fargli un disegno su misura comment deluso.
Di norma s. Ma a quanto pare ti conosce bene.
Ad Alex venne in mente il corpo nudo di Jana disteso sulle lenzuola, con il serpente dorato addormentato sulla sua pelle. Era assurdo. Desiderava vedere di nuovo quel serpente pi di qualunque altra cosa al mondo.
Aveva bisogno di togliersi quell'idea dalla testa il prima possibile.
Non facciamo colazione prima di iniziare? domand, tanto per dire qualcosa. Magari nel frattempo Jana si sveglia.
David si diresse verso uno dei mobili pieni di cassettoni e ne estrasse un paio di flaconi di tinta. Poi inizi a esaminare diversi tipi di aghi. Erano tutti impacchettati in fogli di cellofan trasparente.
Che succede? Hai paura? chiese, scegliendo una delle punte dopo un attento esame alla luce del sole.
Alex non si aspettava quella domanda.
Perch dovrei averne? disse sorridendo.
David alz i suoi occhi verdazzurri su di lui e gli restitu il sorriso.
 un tatuaggio magico... Non vuoi sapere che cosa fa?
S, certo. Spero che non mi trasformi in un rospo, o cose del genere.
No, non preoccuparti. Non  ci che Jana vorrebbe per te.
Il ragazzo era riuscito a suscitare la curiosit di Alex.
In nessun momento aveva preso sul serio la storia della magia dei tatuaggi, ma lo divertiva l'insistenza un po'
cinica con cui David difendeva la propria teoria. Se voleva che gli reggesse il gioco, allora l'avrebbe accontentato.
Hai detto che si chiama "nodo d'amore" cominci.
Il fratello di Jana annu.
 un disegno molto potente. L'ho ripulito un po' prima che arrivassi. Come ti ho gi detto, Jana fa il lavoro psicologico e io quello artistico... Non che lei non disegni bene, ma io sono pi bravo.
E chi fa la magia? domand Alex, sforzandosi di restare serio.
Be', tutti e due. Ogni parte del procedimento ha il suo lato magico.
Con un gesto, David lo invit a stendersi sul lettino di pelle. Alex ubbid e si distese a pancia in sotto. Ora i flaconi di pigmento sul tavolino d'appoggio si trovavano proprio all'altezza dei suoi occhi, e riusciva a osservare i colori che contenevano e le scritte sulle etichette. Verde acqua, Rosa antico, Arancione pastello, Avorio, Blu jeans, Grigio argento... Tutte le etichette avevano una testa di drago disegnata, e i nomi dei pigmenti erano impressi in lettere gotiche.
Dico sul serio: se fossi in te ci penserei bene prima di tatuarmi questo lo inform David. A proposito, non mi hai detto dove lo vuoi...
Che ne dici della spalla? domand Alex, sollevandosi sul gomito destro.
Ci star bene. Di, togliti la maglia.
Il ragazzo ubbid e si distese di nuovo. Un attimo dopo, sent sulla spalla il contatto delle mani di David, impregnate di una sostanza fredda e gelatinosa.
Pomata antisettica.  meglio non correre rischi.
Alex chiuse gli occhi e si concentr sui movimenti decisi e delicati delle mani di David sulla sua spalla.
Ancora una volta ripens al corpo nudo di Jana, e al serpente.
Allora, che cosa mi succeder? mormor.
David non rispose subito.
Se funziona, resterai legato per sempre alla persona a cui stai pensando mentre ti faccio il tatuaggio.
Qualunque cosa faccia quella persona?
Qualunque cosa faccia.
Dunque era cos. I due fratelli si erano messi d'accordo per metterlo alla prova. Bene, se volevano giocare duro, avrebbe giocato. Forse si trattava di una specie di rituale per essere ammesso nell'intimit di quella strana famiglia. Comunque, avrebbe accettato perfino se la storia della magia fosse stata vera. Amava Jana, la desiderava, ma non aveva paura di lei, e non lo spaventava la possibilit di essere legato a lei per sempre, qualunque cosa significassero quelle parole.
Benissimo. Fai pure disse. Sono pronto.
Le mani di David si allontanarono dalla sua pelle.
Nel silenzio che segu, Alex ud il respiro un po' agitato del ragazzo.
Non ti far male gli disse. In realt gli aghi servono solo per l'apparenza. I tatuaggi magici si fanno con un'altra tecnica. Gli aghi non servono.
Le dita di David si posarono di nuovo sulla schiena di Alex e successivamente scivolarono sulla spalla destra.
Alex sent un picchiettio rapido e molto leggero che avanzava in cerchio sulla sua pelle. Era rilassante.
Fate anche tatuaggi normali? domand.
David continu a lavorare sulla spalla, con dei tocchi ritmati e sempre pi lievi.
Certo. Questo tipo di lavoro  qualcosa di molto speciale. Ce li pagano molto bene, ma dobbiamo arrotondare con altri incarichi meno... artistici.
Hai mai tatuato Erik? Dovresti averlo visto a scuola.
Ha vari tatuaggi, ma non gli ho mai chiesto chi glieli ha fatti.
Le dita di David si fermarono di colpo. Impiegarono pi di un minuto prima di ricominciare a lavorare.
Erik non viene qui ribatt in tono distaccato. Se li fa fare da un'altra parte.
Non c'era alcun dubbio. Le dita di David adesso erano molto pi fredde di prima e i suoi tocchi sulla spalla, bench leggeri, erano diventati stranamente dolorosi.
Alex riusciva a percepire un'ira sorda e trattenuta in quei brevi contatti. Cos'era successo? Forse l'allusione a Erik gli aveva ricordato qualche laboratorio di tatuaggi della concorrenza... A ogni modo, si notava che qualcosa lo aveva irritato.
A poco a poco per si calm. I tocchi sulla pelle di Alex tornarono a essere delicati e ritmati come prima.
Dopo qualche minuto, i colpetti delle dita di David sulla spalla cominciarono a esercitare una specie di effetto ipnotico sul ragazzo. Con gli occhi chiusi, indugi deliberatamente nel ricordo della schiena di Jana, dei suoi capelli castani sparsi sul cuscino, del serpente dorato sulla sua pelle... Desiderava toccare quel serpente. Aveva bisogno di toccarlo. Forse quell'assurda storia di David era vera, forse il tatuaggio era magico e lo avrebbe unito per sempre a quella meravigliosa e seducente
creatura. Jana... Jana voleva legarlo a s con quel nodo simbolico, e lui aveva accettato. Se anche il tatuaggio non fosse stato magico, l'avrebbe portato per il resto della sua vita, come a ricordargli che era suo, che aveva accettato di appartenerle. Jana, il suo corpo nudo, i suoi capelli, il serpente dorato. Jana...
Qualcuno lo scosse bruscamente sul lettino.
Ti sei addormentato? domand David. Ora puoi alzarti, ho finito!
Alex si stiracchi e si sollev, un po' imbarazzato.
Quanto tempo era trascorso? Non ne aveva idea.
Vieni qui, allo specchio. Cos lo vedrai meglio... 
venuto benissimo, Alex. Sono molto contento.
In piedi di fianco al lettino, David lo guardava con gli occhi che gli brillavano e un sorriso quasi timido. La trasformazione avvenuta sul suo volto era sconcertante.
All'improvviso sembrava pi giovane, o meglio, dimostrava l'et che realmente aveva. Ogni traccia di cinismo era scomparsa dai suoi tratti. La sua espressione era l'immagine vivente dell'entusiasmo.
Alex lo segu fino a uno specchio grande appeso sopra un lavandino, sulla parete della porta. Prese lo specchietto che David gli porgeva e, dando le spalle allo specchio da muro, osserv la propria spalla riflessa in quello piccolo, come si fa quando ci si taglia i capelli dal parrucchiere.
 stupendo, David comment, impressionato.
Davvero,  bellissimo...
Sapevo che ti sarebbe piaciuto.  stato un buon lavoro.
Dall'altro lato della porta risuonarono dei passi leggeri e rapidi. I ragazzi si guardarono.
Posso gi mettermi la maglietta, o devo aspettare?
domand Alex.
No, no, mettila pure. E, senti, non farlo vedere subito a Jana. Meglio che sia una sorpresa.
L'entusiasmo di David era contagioso. Alex si infil agilmente la maglia mentre si lasciava pervadere da una piacevole sensazione di complicit con l'artista. Perch David era un vero artista, non c'era alcun dubbio.
All'improvviso lo assal il sospetto che Jana non avesse nulla a che fare con quella faccenda. David voleva fargli un tatuaggio a qualunque costo, e si era inventato tutta la storia affinch accettasse. In un certo senso, dopo aver visto il suo lavoro poteva capirlo. La gente che possiede un talento speciale a volte agisce in modo egoista,  capace di qualunque cosa pur di dare spazio al proprio talento... Alex guard di nuovo David e sorrise con indulgenza.
Non mi fa per niente male comment. Posso bagnarlo, o devo aspettare qualche giorno?
No, no, puoi fare il bagno anche subito, se vuoi.
Non c' problema. Per ascolta, devo avvertirti di una cosa. Finch non cicatrizza,  meglio che non tocchi la persona a cui stavi pensando mentre te lo facevo.
Alex si rese conto, dal tono di voce del ragazzo, che il suo umore era cambiato all'improvviso. Era tornato a essere quello di sempre: lugubre, cinico e diffidente.
Adesso che hai ottenuto ci che volevi, puoi smetterla di scherzare, David ribatt Alex, diventando serio.
Il tatuaggio  fatto, non devi continuare. Non fa pi ridere...
David fece spallucce.
Come vuoi. Vieni, ti faccio vedere dov' la cucina.
Mentre uscivano nell'anticamera, Alex si ricord di una cosa.
Senti, non mi hai detto quanto ti devo.
Bah, niente. Offre la casa. La cucina  da quella parte, a destra... Io resto qui a mettere un po' in ordine.
Alex cammin come un sonnambulo verso la porta a vetri che David gli aveva indicato, lasciandosi sedurre dal profumo di caff e di pane
caldo. Entr senza bussare, sorprendendo Jana nel momento in cui si
chinava per prendere delle tazze dal ripiano pi basso della credenza.
Sentendo la porta, la ragazza si volt per guardarlo, irradiandolo con il suo caloroso sorriso. Indossava dei jeans e una maglietta grigia che si increspava proprio sotto il seno.
Buongiorno. Sono felice che tu sia rimasto. Mi dispiace per ieri sera,  stata una cosa improvvisa. David ti ha spiegato, no?
Alex annu, cercando disperatamente di concentrarsi sulla domanda di Jana e non sulla sua voce grave e vellutata, che contrastava in modo strano con la fredda luminosit della cucina. Era una voce fatta per la notte, e non per la luce...
Ma doveva rispondere qualcosa, e rispose.
S, mi ha parlato dei tatuaggi.  una cosa un po'...
strana. Secondo lui, sono magici.
Jana si rialz con due tazze in mano e le appoggi sul piano di marmo. Erano di porcellana finissima, gialla, con minuscoli trifogli verdi e dorati proprio sotto il bordo.
Lo so che sembra strano, ma non siamo pazzi, davvero.
Cerchiamo di guardare dentro le persone, capisci?
Di captare la loro parte interiore, il loro spirito. E poi ci ispiriamo a quanto abbiamo visto e creiamo un disegno che, a sua volta, possa ispirare loro. E come chiudere un cerchio... Ma non tutti sono in grado di accettare questo genere di cose.
Alex la guard con attenzione. Si accorse che, fino ad allora, aveva sperato che Jana potesse smentire le affermazioni un tantino sconcertanti di David, che potesse dargli qualche spiegazione pi plausibile. Ma era chiaro che non l'avrebbe fatto.
Tuttavia, ci che lo turbava di pi non era questo, ma piuttosto il tono calcolato e mistico del discorso che aveva appena ascoltato.
Non ci credo comment semplicemente.
Jana, che aveva tolto la caffettiera dal fuoco, si volt per guardarlo.
Pensi che siamo degli imbroglioni?
Alex riflett un momento prima di ribattere.
Non vi sto giudicando. Dico solo che non credo a tutta questa storia del cerchio spirituale, anche se suona molto bene.
Per un attimo, negli occhi di Jana apparve un guizzo di sfida, che si dissolse subito nella luce pallida della cucina.
Be', per fortuna non sono tutti come te. Il cliente di stanotte mi ha pagato il disegno che gli ho fatto con un assegno a tre zeri. Posso mostrartelo, se non mi credi...
Forse non ti ha pagato solo per il disegno.
Jana fin di versare il caff nelle tazze prima di tornare a guardarlo.
Che cosa vuoi dire?
Pu darsi che volesse solo stare con te, passare del tempo con te, da soli. Quanti anni aveva?
Jana sorrise.
Non lo so. Una trentina. Un tipo coi soldi, agente di borsa o qualcosa del genere...  il secondo tatuaggio che gli facciamo.
E perch gliel'hai dovuto fare nel cuore della notte?
Perch non  venuto qui?
Alex prese la tazza che Jana gli porgeva mentre lei metteva una caraffa di latte nel microonde.
Dovevo farglielo a casa sua perch avesse effetto
spieg in tono stanco. La magia  cos... Ogni cosa ha il suo tempo e il suo spazio.  la prima regola.
Aspettarono in silenzio che il microonde si spegnesse.
Jana tir fuori dal cassetto della credenza un paio di tovagliette di bamb e le mise sul tavolo. Poi infil due fette di pane nel tostapane e diede un morso a un'altra, gi spalmata di marmellata e burro, che aveva lasciato sul piano della cucina.
Si sedettero uno di fronte all'altra separati dal fumo
del caff, a disagio e di cattivo umore. Alex si rimprover per la propria goffaggine. Avrebbe dovuto mostrare un po' pi di sensibilit... Dopotutto, Jana e David erano solo due adolescenti orfani che cercavano di sopravvivere alla meglio.
Mi dispiace disse. In realt non so nulla di tatuaggi, n di magia. Ma la storia del cliente notturno e tutto il resto... che ci vuoi fare, sono geloso.
Uno splendido sorriso illumin il volto di Jana.
Non ti preoccupare, sei perdonato replic.
Le fette tostate sbucarono dal tostapane con un brusco scatto della molla, e lei si alz per riporle in un piatto.
Tornando verso il tavolo, sfior con una lieve carezza la nuca di Alex.
Il ragazzo si lasci scappare un grido di dolore. Era come se una medusa gli avesse scaricato sulla spalla una violenta sferzata elettrica.
Alex... Alex, che cos'hai?
Jana si era allontanata come se la scarica avesse raggiunto anche lei. Il dolore si calm a poco a poco. Solo la zona del tatuaggio
continuava ad ardere, come una bruciatura.
Dopo un paio di minuti, Alex riusc a controllarsi abbastanza per accennare un sorriso. Voleva tranquillizzare Jana, ma era diventato bianco come un lenzuolo, e dovette fare un grande sforzo per reprimere un'ondata di nausea.
Credo sia una punizione mormor. Per il mio scetticismo... David mi aveva avvertito, ma io l'ho presa sul ridere.
Gli occhi di Jana si erano spalancati per il terrore.
Alex non l'aveva mai vista in quello stato, cos inquieta, cos lontana dalla sua solita serenit. La sua reazione lo lusing. Era preoccupata, preoccupata per lui!
Alex, non ti capisco disse la ragazza, scandendo le parole. Che... che cosa ti ha fatto David?
Per tutta risposta, Alex si alz in piedi e, con una lentezza teatrale, inizi a togliersi la maglia.
Quando Jana vide il tatuaggio sulla spalla, indietreggi di un paio di passi. La sua bocca si apr ed emise una specie di lamento silenzioso.
Alex smise di sorridere. Il tatuaggio continuava a bruciargli. Per la prima volta in vita sua, ebbe paura.
Una paura profonda, animale, che non gli permetteva di pensare in maniera lucida.
Ha detto che era un nodo d'amore celtico, e che tu lo avevi disegnato per me spieg tutto d'un fiato. Ha detto che mi avrebbe legato a te per sempre...
L'espressione terrorizzata di Jana si trasform via via in una smorfia di collera. Le sue guance, normalmente cos pallide, all'improvviso diventarono pi rosee, pi vive. Sembrava disposta a scagliarsi contro la prima creatura che si fosse trovata sulla sua strada e a farla a pezzi, come una pantera ferita.
David! grid selvaggiamente. David!
Scaravent a terra la tazza di caff e si precipit fuori dalla stanza. Alex rimase un momento a fissare i frammenti di porcellana sparpagliati in una pozza gorgogliante di caff sulle piastrelle di cotto. Poi corse dietro a Jana. La raggiunse quando stava per arrivare all'anticamera con il quadro e cerc di prenderla per un braccio per fermarla.
Lei si divincol come un animale braccato.
Non toccarmi! strill. Non provare a toccarmi!
Ma era troppo tardi. Un inferno di fuoco e di dolore si era scatenato nel corpo di Alex, corrodendogli ogni minima porzione di carne, ogni muscolo, ogni centimetro di viscere, fino alle ossa. Era come se tutta la sua pelle si fosse incendiata, come se le braccia e il torso e le gambe fossero in fiamme...
Un istante dopo, tutto sprofond nell'oscurit e nel silenzio.
...
.
...
Capitolo 5.
...
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...	
La luce tentava di penetrare tra le sue palpebre, bianca e tagliente come un coltello. Alex lott un momento per mantenerle chiuse, ma alla fine le apr. Impieg qualche secondo per distinguere le foglie rossastre di edera rampicante sulla parete di fronte a lui. Davanti alla parete c'era una panchina da giardino circondata da arbusti di caprifoglio, e sulla panchina stava seduta Jana.
La ragazza si alz non appena lo vide aprire gli occhi e cammin verso di lui. Era disteso su una sedia a sdraio, e sentiva sulla pelle degli avambracci la rugosit del materassino di tela olona, il suo contatto netto e grossolano, la deformazione elastica dell'imbottitura proprio sotto il gomito. Non aveva mai fatto caso a questo genere di sensazioni che, all'improvviso, gli sembravano soffocanti. Era come se la sedia a sdraio si stesse sforzando di occupare una parte della sua coscienza, di non passare inosservata. Assurdo.
Eppure non si trattava solo della sedia. Anche l'erba, con il suo odore acido di verde e le sue foglie irte e fiere, reclamava la sua attenzione. E le formiche... ce n'erano un paio l per terra, che si muovevano sotto l'ombra puntuta del prato. Piccole, color cioccolato, con l'addome lungo ed elegante, le zampette fragili e rapide.
Alex, mi vedi? domand Jana, che si era fermata a un paio di passi di distanza dalla sedia a sdraio.
Alex la guard attentamente, come non l'aveva mai guardata prima. Fiss i suoi occhi profondi e accoglienti, il candore del suo collo sottile, i capelli castani che le ricadevano in disordine sulle spalle. Di cosa odorava? Era un misto di sapone naturale e mele e forse qualcos'altro di pi intenso e segreto, una traccia di profumo costoso sui suoi polsi, che non era svanita dopo la doccia.
Dopo un momento, il ragazzo si rese conto che l'esame a cui stava sottoponendo Jana non era molto educato, cos si sollev sulla sedia per lasciarle spazio al suo fianco.
Lei rimase in piedi a fissarlo con aria preoccupata.
Stai bene? domand.
Alex annu sorridente. Se stava bene? In realt non era mai stato meglio. Si sentiva pi sveglio, pi all'erta, pi vivo.
Allora si ricord del tatuaggio e comprese subito perch Jana non volesse sedersi accanto a lui.
Quindi  vero che non posso starti vicino finch il tatuaggio non cicatrizzer? domand serenamente.
Il fruscio di una foglia appena caduta dalla pianta rampicante lo distrasse per un secondo. Era una foglia rossa, perfetta, con gocce di rugiada sull'esile superficie ramata. Nonostante la distanza, gli sembr di sentirne l'odore, leggermente metallico.
Poi torn a rivolgere l'attenzione su Jana. Sotto il suo aspetto serio e contrariato not qualcos'altro: una specie di sorda irritazione, contenuta a fatica. E anche una determinazione assoluta.
Che cosa ti ha detto esattamente David? domand, inginocchiandosi sull'erba nel punto preciso in cui si trovava.
Distanza di sicurezza, pens Alex, sorpreso. Doveva cercare di
concentrarsi sulla conversazione e dimenticarsi delle foglie e delle formiche e del prato, di tutta quella vita silenziosa e perfetta che li circondava e a cui non si era mai interessato prima di allora.
Mi ha detto questo: di non avvicinarmi alla persona scelta finch il tatuaggio non avesse cicatrizzato. E la persona scelta sei tu... Mi ha detto fosse stato il tatuaggio mi avrebbe unito a te per sempre, indipendentemente da quello che provi tu.
Ti ha detto cos e tu l'hai fatto comunque? chiese Jana brusca. Sei pazzo.
Alex smise di sorridere.
Non  stato un gesto eroico, Jana. In realt non ho creduto molto a quanto mi stava raccontando. Anche se adesso non so cosa pensare. Adesso vedo tutto in modo diverso esclam guardandosi attorno. Tutto  cambiato
continu, anche se forse era lui a essere cambiato.
Jana lo fiss a lungo, in apparenza tranquilla. Tuttavia, Alex poteva notare la rapidit con cui si susseguivano i suoi pensieri dietro quella fronte calma, che valutava, faceva congetture, soppesava le diverse alternative.
Dici cos perch sei svenuto? domand infine, come se l'idea fosse tanto assurda da non esserle venuta in mente fino a quell'istante. Ma Alex, non puoi parlare sul serio...
Perch no? Tu stessa l'hai visto... Inoltre, un attimo fa hai cercato di convincermi che la magia esiste.
Io non ho detto questo si difese Jana. Ho detto che esistono modi per agire sullo spirito, per guidarlo in una determinata direzione. Non  la stessa cosa.
Per voi vi fate pagare un sacco di soldi dai vostri clienti facendo credere che i vostri tatuaggi siano magici...
O sbaglio?
Di nuovo, la mente di Jana si mise in moto, sondando, indagando, cercando di trovare una via d'uscita.
L'autosuggestione  la magia pi potente che esista
ribatt. Se tu ti convinci che quel tatuaggio ti unisca a me, ti sentirai unito a me, anche se il tatuaggio non ha fatto nulla. Ecco cosa facciamo noi...
Approfittate della credulit della gente per spillarle soldi.
Aveva parlato in modo cos offensivo di proposito, per vedere cos'avrebbe risposto Jana.
Stai semplificando molto le cose disse lei, in tono di scusa. Ci che facciamo non  illegale, e nemmeno immorale. Diamo loro qualcosa che non hanno, o meglio, che credono di non avere. Contribuiamo a migliorare la loro vita.
Non era la risposta che Alex si aspettava. Aveva sperato di scatenare una reazione di indignazione... Il fatto che non si fosse verificata gli dava molto da pensare.
Inoltre, Jana continuava a starsene l tranquilla, a un metro e mezzo da lui, facendo bene attenzione a non avvicinarglisi.
Insomma, non c' nessuna magia concluse lui.
Che delusione!
Jana si mise a ridere. Una risata breve, di sollievo.
Mi dispiace mormor, inclinando la testa da un lato per guardarlo. Ti sarebbe piaciuto che io fossi una specie di strega?
Lui ci pens un attimo.
Non mi sarebbe importato. Ti amo, qualunque cosa tu sia. Anche se di notte esci con la scopa a svolazzare per aria.
Lei rise di nuovo, sempre pi rilassata.
Dimmi una cosa. Se avessi creduto davvero a quello che David ti ha detto sul tatuaggio, te lo saresti fatto?
Alex smise di sorridere.
Ma certo che s rispose. Credi che abbia paura di legarmi a te? Non sono un codardo, Jana. Te ne renderai conto. Posso provare molte cose nei tuoi confronti, ma non paura.
Capt il turbamento interiore di Jana, il misto di sensazioni che le sue parole avevano provocato. Prima di allora non era mai riuscito a leggere il volto di una persona come ora stava leggendo il suo... Nonostante l'oscurit che lo copriva.
Be',  meglio che tu non ti leghi a me. Dico sul serio.
Sono una persona difficile, ti avviso.
Adesso stava parlando in modo sincero. O almeno ci stava provando.
Lascia che questo lo decida io, d'accordo? ribatt in tono tagliente. Tu puoi fare ci che vuoi, per quel che mi riguarda, ma i miei sentimenti sono miei, e non hai alcun diritto di decidere in merito.
Senza attendere che lei replicasse, si alz in piedi, deciso ad abbracciarla a qualunque costo. Il tatuaggio inizi a fargli male come una bruciatura. Sentiva il bisogno di accarezzarle i capelli, di far scivolare le dita sul suo collo perfetto, delicato e bianco come quello di un angelo.
Ma lei lo evit con agilit.
 finita, Alex. Mi dispiace disse tutto d'un fiato.
Anche tu mi piaci, lo sai. Ma ci che provi mi spaventa un po', e non voglio andare avanti. Vai troppo di fretta, sei... sei troppo sicuro, e io non sono come te. Io ho paura di legarmi a qualcuno, capisci? Sono troppo giovane per farlo.
Lui indietreggi e torn a sedersi sulla sedia a sdraio, con lo sguardo fisso su di lei.
Non guardarmi cos gli intim Jana, nervosa.
Non sono tua, che cosa ti ha fatto pensare il contrario?
Quello che  successo ieri  successo e basta. Eri l da solo, un paio di bad... non lo so, mi sono lasciata trasportare.
Ma questo non fa di te il mio padrone.
Non voglio essere il tuo padrone. Voglio solo conoscerti meglio.
Per la prima volta, la vide sinceramente spaventata.
Forse per questo impieg un bel po' per trovare una risposta.
D'accordo, Alex, ma devi capire che stai correndo troppo afferm infine. Non... non so cosa pensi di me, ma non sono il genere di ragazza che si butta a occhi chiusi in una storia. Mi dispiace se sei deluso, ma io non sono cos.
Questo  sicuro, si disse Alex, sorridendo tra s e s.
Pensi a tutto, calcoli tutto, cerchi di controllare tutto.
Possiamo cominciare a essere amici propose. Voglio dire, finch non sarai sicura.
Ma perderai tempo con me, e io non posso prometterti niente...
Di, Jana. Stare con te, anche solo come amici, non  una perdita di tempo, e tu lo sai. Smettila di preoccuparti tanto e di cercare di essere giusta nei miei confronti.
Non mi distruggerai la vita, se  questo che pensi.
Quella risposta lasci la ragazza confusa. Era tutto molto strano, perch in fondo Alex sapeva che lei non stava cercando di essere giusta nei suoi confronti, n di proteggersi, n niente di simile. Non aveva paura di lui, e non le importava nemmeno molto che lui soffrisse.
No, non si trattava di questo.
Si trattava del tatuaggio. Era il tatuaggio a intromettersi fra loro, e Jana lo sapeva. David non aveva mentito: il tatuaggio era magico, o almeno lei credeva che lo fosse, nonostante un attimo prima avesse affermato il contrario. Ma forse... forse c'era dell'altro. Perch, se quanto aveva detto il fratello di Jana era vero, avrebbe dovuto evitare di avvicinarsi a lei solo per uno o due giorni, finch il tatuaggio non si fosse cicatrizzato. E in quel caso Jana non avrebbe avuto alcun motivo di inventarsi tutta quella messinscena sui suoi timori e i suoi dubbi per tenerlo fisicamente lontano da s.
A meno che il tatuaggio non cicatrizzasse mai.
Si pass una mano sulla fronte. Voleva concentrare i pensieri, dimenticare l'edera rampicante, l'odore di umidit dell'intonaco scrostato della parete, il legno bagnato della porta che metteva il giardino in comunicazione con la cucina. Che cosa gli stava accadendo? Perch all'improvviso i suoi sensi si erano acuiti fino al limite del sopportabile, facendogli percepire la realt come non l'aveva mai percepita prima?
Allora cap che era tutto collegato. Il suo olfatto e le sue orecchie tese come corde di violino, pronte a reagire alla minima vibrazione;
l'agonia di stare vicino a Jana e di non poterla accarezzare; la scomoda sensazione di poter leggere, fino a un certo punto, i suoi pensieri...
Era il tatuaggio, la magia del tatuaggio. E Jana faceva di tutto per negarlo. Forse nemmeno lei era consapevole della violenza dei suoi effetti su di lui, del modo in cui lo aveva cambiato.
Come vi  venuto in mente di cominciare a fare tatuaggi?
domand, cercando di sembrare disinvolto.
Non  un'attivit molto comune...
Be', nel nostro caso eravamo avvantaggiati. Mia madre ci insegn la tecnica, una tecnica speciale come avrai notato. La apprese da sua madre, e questa a sua volta dalla sua. La mia bisnonna materna trascorse gran parte della sua giovinezza in Nuova Zelanda a studiare i maori.
La donna del quadro? Si dedicava allo studio dei maori a quell'epoca?
Era con il suo primo marito. Il fatto  che impar molto sulla dimensione spirituale del tatuaggio e credeva, fino a un certo punto, nella sua forza, nel suo significato.
Poi mia nonna insegn la tecnica a mia madre, e mia madre la insegn a noi. Come vedi,  una tradizione di famiglia.
Una tradizione un po' strana non pot fare a meno di osservare Alex. Insomma, non  come coltivare rose o fare l'uncinetto... E non sembra il genere di cose che una madre insegnerebbe ai propri figli.
Be', a noi  tornato comodo che l'abbia fatto. Grazie
a questo riusciamo a vivere senza grossi problemi. E credo che perfino la mia bisnonna sarebbe orgogliosa se potesse vedere che cosa siamo riusciti a fare io e David.
Il serpente sulla tua schiena  opera di David?
Aveva fatto quella domanda senza pensarci, lasciandosi trasportare dall'immagine ossessiva che continuava a tornargli in mente, mescolandosi con il rumore del vento tra le foglie e con il profumo di Jana e quello dell'erba.
Negli occhi di Jana apparve un lampo di inquietudine.
Come sai del serpente? chiese. Non puoi averlo visto...
Ho sbagliato stanza quando stavo cercando il laboratorio di David, e per errore sono entrato in camera tua. Non ho potuto evitare di vederti... Mi dispiace.
Non gli dispiaceva affatto, e Jana se ne rese conto. Inspiegabilmente, sorrise.
 un ottimo lavoro comment. Uno dei migliori che abbiamo mai realizzato. Il disegno  mio, e David gli ha dato il tocco finale. Avrai notato che lui si considera
'l'artista'.
Il suo volto cambi di colpo, rabbuiandosi.
A ogni modo, avrei preferito che tu non l'avessi visto.
Voglio dire, non ancora...
Questo significa che un giorno...
Non cercare di confondermi, Alex. Questa faccenda del tatuaggio  stata molto spiacevole. Lo so che ti sei prestato perch pensavi che mi avrebbe fatto piacere, ma il modo in cui David ti ha suggestionato... insomma, avrei preferito cominciare in un altro modo.
Alex si rese conto che stava dicendo la verit. S, la storia del tatuaggio aveva stravolto i piani di Jana. Lei voleva qualcos'altro, ma che cosa? Forse voleva semplicemente lui, e David aveva giocato loro un brutto tiro per impedire che si toccassero, che stessero insieme. Ma in quel caso, perch Jana non si sentiva pi... pi avvilita? Il sentimento prevalente in lei era la furia, non la tristezza.
Forse stava pensando a come annullare quanto aveva fatto David, a come spezzare l'incantesimo.
Alex sorrise a quell'idea. Un incantesimo. Un incantesimo mediante un tatuaggio... Jana si era sforzata un sacco per convincerlo che era stata tutta una messinscena, ma stava mentendo. Lui lo sentiva, lo sentiva fino al midollo. Il tatuaggio l'aveva trasformato, e non sarebbe pi tornato a essere lo stesso... Nemmeno il mondo sarebbe pi stato lo stesso.
Odiava ammetterlo, ma quella era magia.
Forse sarebbe meglio che ti chiamassi un taxi per riportarti a casa disse Jana, camminando fino alla porta della cucina e aspettandolo l, sulla soglia. In questa zona non ci sono trasporti pubblici, e a piedi impiegheresti un secolo. Vado a telefonare.
Alex aspett in cucina mentre la sentiva allontanarsi lungo il corridoio e parlare quasi in un sussurro con il radiotaxi. All'improvviso i suoi occhi si posarono sul caff rovesciato a terra, sui pezzi taglienti della tazza.
Prov un acuto dolore per l'oggetto rotto, per quelle schegge di finissima porcellana con i suoi minuscoli trifogli verdi e dorati, e come in una fiammata vide tutto: il laboratorio inglese in cui una mano femminile aveva tracciato quei disegni sulla porcellana usando i pennelli pi sottili, il procedimento di asciugatura, e poi una donna, una donna in una terrazza sul mare che reggeva il manico tra il pollice e l'indice, mentre trasferiva alla tazza una parte infinitesimale di ci che provava in quel momento, lasciandolo impresso sull'oggetto per sempre.
Un profondo dolore, come una lacerazione che niente e nessuno avrebbe potuto riparare. Gli occhi sconfitti, silenziosi, fissi sulle onde. Occhi molto simili a quelli di Jana...
La voce della ragazza lo fece trasalire.
Arriver tra una quindicina di minuti disse, ricomparendo dalla porta del corridoio. Ci mettono sempre un sacco a trovare la casa... Aspetteremo qui, se vuoi.
Mi piacerebbe salutare David.
Jana scosse la testa.
Mi dispiace,  uscito.  un bambino, Alex. Ti chiedo scusa a nome suo. Questo scherzo non  stato affatto divertente.
Alex annu e si lasci cadere sulla sedia che aveva occupato prima di svenire, durante la colazione. Il pane tostato che Jana gli aveva servito era l, non ancora imburrato, freddo.
Con un gesto meccanico lo prese e gli diede un morso.
Il sapore di pane gli fece udire, all'improvviso, il giocherellare della brezza tra le spighe dorate. Un immenso campo di grano con tutte le sfumature di giallo mescolate tra loro, dall'oro intenso al chiaro colore del mais, passando per un'infinit di toni intermedi.
Senza accorgersene, aveva chiuso gli occhi.
Ti senti bene? domand Jana.
Riapr le palpebre bruscamente.
S, s.  solo che mi sento...
Stava per dire che si sentiva un po' strano, ma si interruppe nel momento in cui not l'ansia di Jana, la sua curiosit, la dozzina di domande che lottavano per uscire dalle sue labbra e che lei tratteneva con una volont di ferro. Era preoccupata; in quel momento avrebbe dato qualunque cosa pur di sapere esattamente come si sentiva. E proprio per questo lui decise di non dirglielo. Finch Jana non si fosse fidata di lui, nemmeno lui si sarebbe fidato di lei.
Mi sento dispiaciuto per quello che  successo concluse, improvvisando con prontezza. Per essere caduto nella trappola del tatuaggio... E soprattutto per essermi lasciato suggestionare.
Un'ombra di sospetto pass sul volto di Jana. Alex
non era abituato a mentire... Forse la sua spiegazione non le era sembrata troppo sincera.
Udirono un'auto che svoltava lentamente sul selciato sconnesso della strada. Alex si alz dalla sedia e soffoc ancora una volta il desiderio di avvicinarsi a Jana, di affondare il viso tra i suoi capelli castani.
Ascolta, Alex, voglio chiederti una cosa. Questa storia dei tatuaggi... preferisco che tu non la racconti a nessuno.
Soprattutto a nessuno della scuola. Non voglio complicare le cose, capito? E in particolare la faccenda dei tatuaggi magici...
Non preoccuparti, manterr il segreto.
Si sorrisero. Il taxi si era fermato davanti alla porta e non aveva senso farlo aspettare ancora.
Ci vediamo luned all'inaugurazione dei corsi disse Alex. Ci andrai, immagino.
S. S, certo. Ma, senti, non sono ancora sicura di volere che ci vedano parlare. Sono confusa, ho bisogno di tempo...
Alex scrut l'oscurit vellutata dei suoi occhi.
Come vuoi tu. Se cos ti sentirai pi a tuo agio... Decidi tu quando vorrai parlare di nuovo con me, e dove.
Nel sorriso di Jana si leggeva una gratitudine che questa volta non aveva nulla di finto.
Grazie, Alex. Mi sorprendi. Non mi aspettavo che fossi cos... cos comprensivo.
Alex strinse le labbra. In quell'istante, il desiderio di toccare Jana era quasi incontrollabile.
Non sono comprensivo ammise. Non si tratta di questo. Si tratta del fatto che ti amo, e che sono disposto a tutto per averti, perfino a sembrare comprensivo, se  ci che desideri.
Jana si appoggi alla porta principale, come incerta se lasciarlo andar via o no. Era chiaramente turbata, compiaciuta.
Giochi duro mormor.
Anche tu.
Jana gir il chiavistello della porta alle sue spalle e si scans per lasciarlo passare. La luce esterna, autunnale e giallognola, metteva in risalto il degrado delle case allineate sui due lati della strada. Il tassista suon il clacson, impaziente, perch Alex si sbrigasse a salire in auto.
L'ultima cosa che vide di Jana fu la sua maglietta grigia che ondeggiava nella brezza lasciando scoperti, per un istante, la vita e l'ombelico. Poi, chiuse gli occhi. Il taxi procedeva a una velocit eccessiva, considerando il cattivo stato dell'asfalto, le curve e la pendenza delle strade.
Non mi piace venire qui disse con asprezza il tassista.
Non mi piace per niente venire qui, e lo stesso vale per tutti i miei colleghi.  un labirinto diabolico. Non sai mai da che parte andare. Per arrivare a casa tua, ragazzo, ho girato per quasi un'ora. Quasi un'ora... Ti verr a costare un bel po', come puoi immaginare. Ma nemmeno questo compensa il fatto di infilarsi in questo inferno.
Alex guard fuori dal finestrino. Quelle case signorili, con le loro verande, i colonnati e le terrazze di marmo, non sembravano affatto un inferno. Erano abbandonate, s, e molte di esse cadevano a pezzi... Per avevano un'aria del tutto pacifica, innocua, perfino vagamente malinconica. Giardini incolti, cancelli, facciate color pastello...
Com'era possibile che quel luogo cos tranquillo sembrasse a qualcuno un posto da incubo? Alex osserv con una certa preoccupazione la considerevole somma indicata dal tassametro. Era molto strano, a lui l'attesa in casa di Jana era sembrata di qualche minuto appena...
Eppure la cifra sul tassametro dimostrava chiaramente che il tassista non aveva esagerato dicendo di aver girato per un'ora.
D'un tratto svoltarono a destra alla fine di una via e si ritrovarono di fronte alla strada della spiaggia, a pochi metri dalla rotonda di accesso all'autostrada.
Roba da matti. Adesso siamo usciti in cinque minuti
borbott il tassista. Sul serio, non capisco come qualcuno possa voler vivere E...
Non tutti hanno scelta mormor Alex.
E avvert il bruciore del tatuaggio sulla spalla, il tatuaggio che lo legava per sempre a quella ragazza misteriosa e strana che viveva nella Vecchia Colonia. Ma ci che provava per Jana sarebbe stato lo stesso con o senza il tatuaggio.
Eppure eccolo l: un disegno inciso per sempre sulla pelle per ricordargli il suo bisogno di Jana, il suo incontro e quel desiderio. Un disegno magico che, man mano che si allontanava da lei, diventava pi infuocato, pi insopportabile, aprendosi da lontano come un fiore di sangue, come una nera e profonda ferita.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Un trillo acuto e insistente si insinu nel sonno di Alex, costringendolo a svegliarsi. La sua mano cerc a tentoni gli spigoli appuntiti della sveglia sul comodino, ma l'unica cosa che riusc a fare fu travolgere un libro. E
il trillo continuava a perforargli i timpani, implacabile.
Irritato, si sollev su un gomito e apr gli occhi. Ai piedi del letto stava seduta sua sorella Laura, brandendo con un sorriso di trionfo il rumoroso orologio che gli aveva fatto riprendere conoscenza.
Puoi spegnerlo, per favore? brontol Alex, lasciandosi ricadere sul cuscino.
Buongiorno anche a te rispose Laura, premendo uno dei bottoni dell'apparecchio.
Il suono cess, lasciando una fastidiosa eco nelle orecchie del ragazzo.
Che ore sono? Non ricordo di aver puntato la sveglia...
L'ho puntata io. Sono le due del pomeriggio; ora di pranzo. Hai dormito tutta la mattina.
Alex si sedette di nuovo sul materasso e fiss la sorella con uno sguardo pieno di malumore. A soli dodici anni, Laura si dava un'aria da adulta che a volte risultava esasperante. Per altre volte Alex gliene era quasi
grato... Dopotutto, era un bene che qualcuno si preoccupasse per lui. E sua madre aveva sempre troppo lavoro per prestar loro attenzione. Almeno, quella era la sua scusa.
I capelli biondi e lisci di Laura le ricadevano sulla spalla destra in una grossa coda. Indossava un maglione verde di cotone e dei jeans, e nel suo sorriso non c'era traccia di rimprovero. Il fastidio di Alex si dissolse a poco a poco.
Da quanto tempo sei li? domand, trattenendo uno sbadiglio.
Non lo so. Cinque minuti pi o meno. Guardarti dormire  molto noioso, sai?
Lo immagino. Per questo hai puntato la sveglia?
Laura fece spallucce.
Credo di s. Senti, dove ti sei cacciato stanotte?
Ti ho mandato un messaggio... Non l'hai visto?
S, alle quattro o cinque del mattino... Bell'orario per mandare un messaggio alla tua sorellina!
Mi dispiace. Ti ho svegliata? Ho pensato che mamma non avesse il cellulare acceso. Non ce l'ha mai. A
proposito, l'hai avvisata?
Di che cosa? Del fatto che non c'eri? Non me l'ha chiesto, Alex rispose la ragazzina.  uscita stamattina alle dieci, per fare delle colture o non so cosa in laboratorio.
Il sorriso era svanito dal suo volto. All'improvviso sembrava pi grande, quasi un'adulta.
Di sabato? chiese Alex.
Era una domanda stupida. Sua madre lavorava tutti i sabati, e tutte le domeniche. In teoria, non era obbligata a farlo, ma spuntava sempre qualche imprevisto dell'ultimo momento che la costringeva ad andarsene in facolt. Qualunque cosa pur di non restare in quella casa che tanto la rattristava... E di evitare i ricordi.
Ha detto che sarebbe venuta a pranzo, ma ormai la
conosci. Tra un po' chiamer per dire che ha fatto tardi e di ordinare una pizza. Come sempre.
Alex tir fuori le gambe da sotto le coperte e cerc con i piedi scalzi il contatto morbido delle pantofole. Il tatuaggio non gli faceva pi male, e non lo assalivano nemmeno pi quelle sensazioni visive e olfattive cos intense da essere quasi dolorose. Tuttavia, era ancora l, sulla sua pelle... Non aveva bisogno di guardarsi allo specchio per saperlo.
Fu lieto di avere indosso una maglia abbastanza accollata da non lasciare scoperto il bordo del disegno che David gli aveva tracciato sulla spalla. Non voleva nemmeno pensare alle domande a cui avrebbe dovuto rispondere una volta che Laura l'avesse visto.
Non mi hai ancora detto dove sei stato insist la ragazzina.
Alex, gi con le pantofole, si diresse verso la finestra e, tirando la cinghia della persiana, l'alz di colpo. Il sole inond la sua stanza, rivelando senza piet il disordine di libri e vestiti impilati a caso sulle sedie e sulla scrivania.
Sono stato a casa di Erik rispose, cercando con lo sguardo la sua camicia a quadri in quella confusione.
Che strano, credevo di averla lasciata qui...
Erik mi ha chiamato poco fa chiedendo di te. Voleva sapere se stanotte sei tornato a casa sano e salvo.
Sembrava preoccupato.
Laura si ferm, aspettando una risposta con la testardaggine infantile che a volte la caratterizzava. Alex sbuff, a disagio. Avrebbe preferito non dover dare altre spiegazioni, almeno per il momento.
Va bene, sono stato a casa di Jana farfugli frettolosamente.
 questo che volevi sapere?
L'esplosione di reazioni da parte di Laura quasi lo spavent.
Batteva le mani, rideva divertita, ma allo stesso tempo aveva sgranato gli occhi per la preoccupazione.
Jana! Jana! Lo sapevo. Sapevo che ti piaceva... Be', piace a tutti, ma questo non c'entra. E lei? Non immaginavo che... quindi le piaci! Ti ha invitato a casa sua! Devi piacerle molto se l'ha fatto.
Non mi ha invitato a casa sua,  capitato... Era molto tardi, ed eravamo nel suo quartiere. Non c'erano n autobus n taxi per tornare... Questo  tutto.
Certo mormor Laura, facendogli capire che non credeva a una sola parola.
Si era seduta di nuovo sul letto, e guardava il fratello con un misto di ammirazione e perplessit che faceva quasi tenerezza.
Jana! ripet, cercando di abituarsi all'idea. Le mie amiche resteranno di sasso quando glielo dir...
Laura, non provare a raccontare qualcosa alle tue amiche! N alle tue amiche, n a Erik, n a nessun altro.
Non c' ancora nulla, capito?  stato solo un caso,  successo e basta.
Non ancora! Quindi ci sar... Sei andato a letto con lei, anche se  successo "per caso"?
Laura! Hai dodici anni, credi che te lo racconterei se fosse successo?
Quindi non sei andato a letto con lei.
Alex sbuff, ridendo. Con Laura era impossibile avere segreti. Traeva la stessa quantit di informazioni sia da ci che le diceva, sia da ci che non le diceva.
Mi piace molto, ma non la conosco bene ammise, abbandonando ogni tentativo di fare l'indifferente. ...
 molto speciale.
Laura scoppi in una risata canzonatoria.
Speciale! S, ci puoi giurare. Le mie amiche dicono che sembra una strega.
Quell'osservazione irrit Alex pi del dovuto.
S, be', considerando che fino a qualche anno fa portavate il pannolone e scrivevate le letterine a Babbo Natale, non mi sorprende che crediate ancora nelle streghe...
Si interruppe, consapevole di aver esagerato.
Perch fai cos? gli domand Laura, osservandolo con attenzione.  ci che dicono di lei, non  colpa mia.
E non  che io creda nelle streghe, Alex, per... C' qualcosa di oscuro in Jana, non l'hai notato?  come... come se avesse dentro un'ombra. Non so spiegartelo, ma  ci che provo quando la guardo.
Alex sent una violenta fitta alla spalla. S, anche lui aveva provato la stessa cosa, l in giardino, mentre ascoltava lo scricchiolio della terra sotto le zampe delle formiche e la musica di bronzo delle foglie secche. Aveva avvertito l'oscurit della sua anima come qualcosa di immenso, incomprensibile, minaccioso. E continuava a percepirlo. Era l'unico effetto del tatuaggio che ancora persisteva. Il resto (l'acutezza dei sensi, la nitidezza delle immagini) sembrava essersi dissolto nel sonno.
Ma Laura? Com'era possibile che anche lei l'avesse notato? Conosceva Jana solo di vista, perch l'aveva inondata nei corridoi della scuola, e non aveva mai parlato con lei. Tuttavia aveva captato quella minaccia che, per lui, era diventata percettibile solo sotto l'effetto del tatuaggio magico.
L'intuizione di sua sorella non smetteva mai di sorprenderlo.
Jana  stata sfortunata, tutto qui replic, arrabbiato con s stesso per il fatto di nascondere a Laura i suoi veri pensieri. Ha perso molto presto i suoi genitori, tutti e due... E poi la storia dell'espulsione di suo fratello.
Questo, e il suo viso... Suscita molte invidie,  troppo bella.
Laura annu sovrappensiero.
S, su questo hai ragione. Ci sono molte ragazze carine a scuola, ma lei  bella in modo... diverso.
In modo oscuro scherz Alex.
S. In modo oscuro. Senti, vieni a mangiare? Non vale la pena aspettare mamma, e la pasta si raffredder.
Alla fine hai fatto la pasta? Credevo che dovessimo ordinare delle pizze.
Non possiamo vivere di pizza. Bisogna che mamma se lo metta in testa. Allora, vieni?
Alex, che finalmente aveva trovato la sua camicia sotto la borsa del portatile, abbozz una smorfia di scuse.
Preferisco mangiare pi tardi. Adesso vorrei farmi una doccia.
Laura scosse la testa in un gesto di disapprovazione.
Va bene, fai tu. Io non voglio mangiarmi i maccheroni freddi.
Era gi sulla porta quando Alex la blocc, prendendola per un polso.
Ascolta, tu sai dove la mamma tiene la chiave dello studio? domand.
Laura si divincol bruscamente e lo scrut dalla testa ai piedi.
Dello studio di pap? chiese a bassa voce.
S. Voglio cercare un libro, e sono secoli che non entro l dentro.
Laura lo osserv aggrottando la fronte.
Non cominciare di nuovo, per favore mormor.
Ora che le cose stanno iniziando a essere normali...
Si interruppe, senza sapere come proseguire.
Non cominciare di nuovo? ripet Alex, sorridendo incredulo. Ma se sono l'unico che non  mai entrato l da quando pap...
Lo so lo interruppe sua sorella. Proprio per questo.
Adesso che mamma sta iniziando a superarlo,  meglio non tornare ad agitare le acque. Non voglio passarci di nuovo.
Stai esagerando un po', no? Voglio solo cercare un libro. Mamma non se ne accorger nemmeno. Lascer tutto come sta. Tu sai dove tiene la chiave, no?
Laura annu di malavoglia.
 nel cassetto del suo comodino, nel portagioie della nonna, dentro
un astuccio di orecchini. Per, Alex, non deve notare che hai frugato...
Non ti preoccupare, non lo noter. E a ogni modo...
Si ferm nel vedere l'espressione preoccupata della sorella.
Cosa? gli intim lei. A ogni modo...?
Dire che sta iniziando a superarlo  una bugia, Laura
concluse. E tu lo sai.
Laura cominci a camminare lungo il corridoio verso la camera da letto di sua madre, trascinando i piedi.
Almeno adesso viviamo pi tranquilli disse. Non rovinare tutto.
Non lo far. E poi, se sai dov' la chiave,  perch anche tu l'hai cercata, perch sei entrata l dentro.
Laura si ferm e, quando lui l'ebbe raggiunta, si strinse affettuosamente al suo braccio. Poi si scost e lo guard seria.
Entro ogni tanto, ma non mi piace. Mi rende triste.
...  tutto il contrario di com'era lui. Ti ricordi com'era, vero?
Alex annu, dubbioso. Se lo ricordava, certo. Per era un ricordo vago, generale. Una specie di idealizzazione.
Aveva pochi ricordi concreti, di momenti, di immagini.
Era come se il dolore avesse cancellato tutte quelle scene e ne avesse lasciato solo un'impronta sul muro.
A lui non sarebbe piaciuto che conservassimo il suo studio come un mausoleo afferm con convinzione.
Avrebbe voluto che leggessimo i suoi libri, che ci sedessimo alla sua scrivania... Non credi?
Sua sorella ci pens per un attimo.
S, sicuramente s decise infine. Per non si tratta di lui, ma di mamma.  per non farla soffrire. Starai attento?
Alex fece cenno di s e la osserv mentre lei si sedeva sul letto della madre e apriva con cura il comodino.
Dopo aver rovistato un attimo, gli porse la chiave e rimise tutto come stava.
Dalla a me quando hai finito. La rimetter a posto io.
Poi se ne and, diretta in cucina, a mangiare la pasta che aveva preparato, sebbene non desse l'impressione di avere molta fame in quel momento.
Alex esit un attimo sulla soglia della camera da letto di sua madre. Aveva la camicia a quadri in una mano e la chiave nell'altra. Infine, prendendo una decisione, con due falcate raggiunse il bagno e appese la camicia a un attaccapanni. Poi usc di nuovo come un fulmine e sal a due a due le scale che portavano allo studio. La doccia poteva aspettare... doveva fare in fretta, in caso sua madre fosse tornata prima del previsto.
La chiave gir dolcemente nella serratura e la porta si apr. Alex si ritrov dentro quella stanza che tanto aveva amato in altri tempi, e che ricordava cos bene.
Avrebbe preferito alzare le persiane piuttosto che accendere la luce, ma se l'avesse fatto sua madre avrebbe potuto notarlo da fuori, quindi cerc a tentoni l'interruttore della lampada da terra vicino al camino e lo premette.
Fortunatamente la lampadina funzionava ancora.
Filtrata dalla tela giallognola del paralume, la sua luce accarezz con delicatezza il divano di pelle, le due poltrone, il tappeto persiano con il suo complicato motivo geometrico. E anche la scrivania, e gli scaffali di legno, pieni di libri dal pavimento fino al soffitto... Avrebbe impiegato un bel po' prima di trovare quanto stava cercando.
Il libro con il logo del veliero dorato che aveva visto a casa di Jana lo aveva incuriosito. Ricordava benissimo l'altro libro con lo stesso simbolo, che suo padre gli aveva mostrato in un'occasione. Un libro sulle stelle... sul modo in cui le antiche civilt interpretavano la loro posizione.
Prima di cominciare la ricerca, i suoi occhi si imbatterono nella
fotografia di suo padre appoggiata sulla scrivania.
Un viso sorridente, pieno di vita, con piccole rughe di allegria attorno agli occhi, quegli occhi grandi, azzurri ed espressivi che tanto assomigliavano ai suoi.
Aveva la mano posata con indolenza sulla tastiera del computer e indossava una camicia a righe scure che Alex aveva dimenticato. La foto era in bianco e nero, ma nonostante ci la camicia gli sembr molto carina... Che fosse ancora in uno degli armadi della sua stanza? Magari, qualche volta, avrebbe potuto mettersela senza che sua madre se ne accorgesse. Era informale e allo stesso tempo elegante, ed era sicuro che gli sarebbe stata bene...
Scart l'idea con un sospiro.
Hugo Torres, il vincente, l'uomo che aveva avuto tutto.
Cortese, intelligente, sempre allegro. Alex non riusciva a
immaginarselo nel suo lavoro di consulente finanziario in cui, secondo quanto aveva letto, si comportava come un vero squalo. O meglio, come una tigre. Quello era il soprannome che gli avevano dato i suoi avversari.
Aspettava il momento giusto senza farsi notare, cercando di attirare l'attenzione il meno possibile. Poi un balzo preciso, una decisione audace che nessuno si aspettava.
Era cos che aveva guadagnato milioni per i suoi clienti, e forse anche per s stesso. Anche se alla fine non gli era servito a nulla... Un unico errore aveva gettato alle ortiche un'intera vita di vittorie. Senza preavviso, dalla sera alla mattina.
Mordendosi il labbro inferiore, Alex si allontan dalla foto e cerc di focalizzare l'attenzione sui libri. I volumi si allineavano sugli scaffali senza seguire, a quanto sembrava, un criterio di classificazione. Forse suo padre aveva un sistema per trovarli, anche se con la sua proverbiale pessima memoria non sarebbe stata una cattiva idea registrare la loro posizione in una specie di archivio. Tuttavia, si era sempre rifiutato di farlo, diceva spesso che una biblioteca ordinata era una biblioteca morta.
Nonostante tutto, Alex non ebbe troppi problemi a trovare il volume che gli interessava. Il suo dorso di cuoio blu scuro, con la nave d'oro incisa alla base, spiccava come un gioiello antico tra i libri in edizione economica che lo attorniavano. Aveva un formato pi piccolo di quello della stessa collezione che aveva sfogliato a casa di Jana, ma estraendolo dalla libreria si accorse che pesava abbastanza.
Con il libro in mano, si diresse verso il divano di pelle e si sedette con le gambe incrociate. Non sapeva esattamente cosa sperava di trovare; a quanto ricordava, non aveva mai visto suo padre osservare le stelle. Perch aveva quel libro di archeologia astronomica nella sua biblioteca? Hugo era un uomo pratico, interessato soprattutto alla sociologia e all'economia, come si poteva osservare dai volumi sugli scaffali. Gli piacevano anche i romanzi polizieschi, di cui possedeva un'ampia collezione. E i classici, naturalmente: romanzi russi e francesi del XIX secolo, poesia anglosassone, teatro...
Che cosa c'entrava quel libro antico e sfarzosamente rilegato in mezzo a tutte quelle edizioni economiche? E
soprattutto perch Alex se lo ricordava, quando tante altre cose si erano cancellate dalla sua memoria? Apr il libro a una pagina a caso e lesse alcuni paragrafi, cercando di concentrarsi sul contenuto. Descrivevano una ricostruzione teorica di un osservatorio astronomico nell'antica cultura sumera. Alex continu a sfogliare le pagine, osservando con attenzione ciascuna delle illustrazioni.
Mappe celesti, costellazioni che non assomigliavano affatto alle nostre, figure mitologiche...
All'improvviso un rettangolo di carta vegetale vol fuori dalle pagine e cadde sul pavimento. Alex lo raccolse e l'osserv a lungo: sembrava un disegno fatto a mano con un paio di normalissime penne. O, pi che un disegno, uno scarabocchio, perch si trattava di un groviglio di linee che si intrecciavano in alcune zone e
si separavano in altre, senza seguire uno schema ben preciso. Alcuni tratti erano in blu, altri in rosso. Nella parte superiore del disegno predominavano i primi, e in quella inferiore i secondi, ma al centro entrambi i colori erano presenti in egual misura. Chi aveva tracciato quel disegno, e che cosa aveva cercato di rappresentare con esso? Forse una mano distratta aveva cercato di riprodurre sulla carta le antiche costellazioni descritte nel libro, sovrapponendo un modello all'altro man mano che procedeva nella lettura. E quella mano, probabilmente, era quella di suo padre... In ogni caso, non l'avrebbe mai saputo.
Quando si alz per riporre il libro sullo scaffale, la sua attenzione fu attirata da un altro volume. Si trovava molto vicino al primo, anche se all'inizio non lo aveva notato. Era intitolato Il significato spirituale dei tatuaggi, e si trattava di un libro in edizione economica stampato, a giudicare dal disegno in copertina, a met degli anni Ottanta.
Un libro sui tatuaggi. Alex sent che il cuore cominciava a battere con violenza. L'ultima cosa che si aspettava di trovare nella biblioteca di suo padre era un libro sui tatuaggi. Anche se, a pensarci bene, non era poi cos strano, dopotutto... Hugo era un uomo dalla mentalit aperta, e una cosa che lo caratterizzava era senza dubbio la curiosit. Per lui tutto era interessante, dai nomi degli alberi o degli insetti in cui si imbatteva nelle escursioni di campagna, alle variet di uva usate per produrre un vino o la riserva a cui apparteneva. E tutti questi interessi si riflettevano nella sua biblioteca, che conteneva i libri pi svariati: guide da campeggio, trattati di meccanica, biografie di personaggi dimenticati, perfino un'enciclopedia sulle arti marziali. Perch tra tutti quei volumi non doveva essercene uno dedicato ai tatuaggi? In fin dei conti si trattava di un'espressione culturale molto antica, e sembrava logico che il tema
avesse potuto affascinare Hugo in qualche momento della sua vita. Eppure la coincidenza era impressionante, anche se era frutto del caso.
Alex estrasse il libro dal ripiano e consult l'indice: le origini dei tatuaggi; il tatuaggio nelle societ primitive;
tatuaggi egizi, cinesi e maya; tatuaggi maori e polinesiani...
Le illustrazioni, in bianco e nero, non erano di buona qualit. Fu colpito da un capitolo dedicato ai tatuaggi degli antichi Pitti scozzesi, con i loro strani pigmenti blu. Tutto molto pittoresco, senza dubbio. Per non c'erano disegni che assomigliassero lontanamente al suo nodo d'amore celtico. Cerc di cominciare a leggere, per vedere se da qualche parte si facesse riferimento all'uso, nel corso della storia, di tatuaggi magici. Tuttavia, ben presto rimase deluso dal taglio dell'opera. I tatuaggi erano sempre stati considerati come modi per riflettere lo spirito mediante la modificazione artistica del corpo. In alcune civilt si attribuiva loro un significato esoterico... Pi o meno quanto gli aveva raccontato Jana.
Quelle spiegazioni non avevano nulla a che vedere con ci che aveva sentito subito dopo essersi fatto il tatuaggio, mentre parlava con Jana in cucina, e pi tardi in giardino. Le sensazioni amplificate, la capacit di percepire perfino la pi lieve inflessione nella voce di Jana e di comprenderne il significato, l'insopportabile dolore lacerante che aveva provato toccandola... Esistevano libri che parlassero di queste cose?
Si apprestava ad abbandonare lo studio quando not la scacchiera appoggiata sulla scrivania, nel posto in cui normalmente suo padre teneva il computer. Dopo la sua morte, la polizia aveva confiscato tutte le apparecchiature informatiche della casa, e non le aveva mai restituite. Quando suo padre era in vita, la scacchiera non si trovava mai nello studio, ma in salotto, dove giocava sempre con i figli. Di chi era stata l'idea di chiuderla nello studio, di sua madre o di Laura?
Era strano che avesse dimenticato le partite del sabato pomeriggio con suo padre, le mosse dei pezzi di legno su quella scacchiera antica, con le caselle bianche in madreperla. Adesso, invece, per la prima volta dopo tanto tempo cominciarono a tornargli alla mente alcune immagini slegate: posizioni del gioco che suo padre commentava con aria assorta, valutando le varie mosse possibili. "Gli scacchi sono l'arte di predire il futuro"
diceva sempre. "Il bravo giocatore  quello che sa prevedere le conseguenze delle proprie decisioni intuendo tutte le alternative possibili della partita da quel momento in poi." A quanto ricordava, non era mai riuscito a batterlo, ma suo padre lo incoraggiava a provarci ancora e ancora, assicurandogli che un giorno ci sarebbe riuscito. Quel giorno, evidentemente, non sarebbe pi arrivato. Forse per questo motivo aveva perso interesse per gli scacchi.
Osserv le posizioni sulla scacchiera. C'era una partita cominciata, e alcuni pezzi erano gi stati "mangiati".
A un primo sguardo, i bianchi sembravano avere un leggero vantaggio; ma forse era solo un'illusione.
Non se la sentiva di analizzare nei dettagli le posizioni dei pezzi, cos spost di nuovo lo sguardo sulla fotografia di Hugo che gli sorrideva dalla cornice d'argento, pulita e splendente. Accanto c'era una cartellina che Alex ricordava bene, anche se avrebbe preferito dimenticarla.
Sapeva che cosa conteneva perch, una sera, sua madre aveva riunito solennemente lui e Laura per mostrarne il contenuto. Si trattava di due rapporti redatti da investigatori privati diversi riguardo alle circostanze della morte di Hugo Torres. Entrambi erano stati richiesti dalla moglie, ed entrambi arrivavano alle stesse conclusioni, molto simili a quelle tratte dalla polizia.
Con mano tremante, Alex tir l'elastico della cartellina per aprirla. Ecco i due documenti, stampati e rilegati con cura, con le foto e i diagrammi e i rapporti balistici. Con loro estremo dispiacere, i due investigatori erano giunti, separatamente, allo stesso risultato: Hugo Torres si era suicidato. Cos dimostravano le prove, nonostante la moglie insistesse nel dire che dovevano dimostrare proprio il contrario. A quanto pareva, all'uomo non mancavano i motivi per farla finita. Aveva rischiato molto nelle sue operazioni in borsa, portando alla rovina i suoi migliori clienti. Lui stesso aveva perso tutto... Fine della storia. Incapace di affrontare lo scandalo e le prevedibili indagini giudiziarie, Hugo aveva preferito morire. Un colpo alla tempia, nel suo studio privato dell'agenzia di assicurazioni Tecnos, una delle aziende che lui aveva contribuito a far colare a picco.
Rapido ed efficace, come tutto ci che faceva.
Solo che non poteva essere vero. Non importava cosa dicessero i rapporti della polizia e gli investigatori privati.
Hugo Torres non si sarebbe mai suicidato. Amava troppo la vita. E la sua famiglia. Non li avrebbe mai abbandonati in quel modo.
Alex si sedette su un angolo del tavolo con uno dei rapporti in mano, sfogliando le pagine senza guardare davvero che cosa ci fosse scritto. Che cosa gli stava succedendo?
All'improvviso gli tornavano alla memoria un sacco di immagini sbiadite di suo padre: suo padre che spingeva l'altalena mentre lui gridava di gioia; suo padre che baciava sua madre quando rientrava a casa;
tutta la famiglia in barca, durante le vacanze estive... Da dove venivano tutti quei ricordi? E soprattutto perch lo sorprendevano tanto?
Era vero che, per la maggior parte del tempo, cercava di pensare il meno possibile a suo padre. Non serviva a niente deprimersi inutilmente con ricordi di un tempo che non sarebbe pi tornato. Ma c'era qualcos'altro, qualcosa a cui finora aveva evitato di pensare. La verit era che, quando si sforzava consapevolmente di ricordare la sua vita passata, il risultato era sempre
piuttosto deludente. Aveva dimenticato quasi tutto. O
meglio, ricordava i fatti, ma non le sensazioni, gli odori, i colori, i sentimenti. In realt si sentiva come se gli avessero rubato interi anni della sua vita.
E adesso, d'un tratto, ricordava. Erano solo visioni sparse, ma lo commuovevano. E questo, nonostante il dolore, aveva un non so che di confortante, perch gli stava restituendo una parte di quello che aveva perduto con la morte di suo padre. Una parte infinitesimale, certo, ma non per questo meno preziosa.
Dopo un po', si rese conto di essere rimasto troppo tempo dentro lo studio. Aveva visto tutto ci che voleva vedere e non aveva senso continuare a stare li, col rischio che sua madre lo sorprendesse. Ripose i rapporti nella cartellina e la richiuse con cura. Spian il tappeto con i piedi, per togliere la piega che le sue pantofole avevano formato vicino al divano. Ecco fatto. Tutto in ordine, come quando era entrato.
Soffoc un sospiro mentre chiudeva la porta in silenzio e girava la chiave nella serratura.
Aveva assolutamente bisogno di vedere Laura. In genere, evitavano di parlare dei tempi in cui il padre era vivo. Ma questa volta Alex voleva chiederle se anche a lei succedeva lo stesso, se aveva dimenticato cos tante cose, e se quando ricordava qualcosa le faceva male.
La cucina era vuota, quindi buss piano alla porta della sua camera.
Non rispose nessuno.
Alex abbass piano la maniglia e si infil nella stanza.
Aveva la chiave in mano...
Laura si era arrampicata sul davanzale della finestra, a contemplare i colori del tramonto con gli auricolari nelle orecchie. Non l'aveva sentito entrare, e questo permise ad Alex di osservare com'era la sua sorellina quando era da sola, o quando credeva di esserlo.
Sembrava molto fragile. I suoi occhi non si distoglievano dal mare, i cui toni plumbei si tingevano qua e l di riflessi rosati. La sua testa seguiva distrattamente il ritmo della musica che stava ascoltando, ma i suoi pensieri non erano per la musica. Erano in qualche posto lontano, oltre la linea dell'orizzonte. E non erano felici.
Alex esit qualche secondo. Poi si mise la chiave in tasca e indietreggi in punta di piedi fino a trovarsi fuori dalla stanza. Chiudendo la porta dietro di s, pens con una fitta di dolore alla distanza che lo separava da quella ragazzina vivace e vulnerabile che si teneva cos tante cose dentro.
Di solito odiava lasciarsi trasportare dai sentimenti.
Eppure in quel momento gli sarebbe piaciuto poter piangere.
...
.
...
Capitolo 7.
...
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...
Impieg un paio d'ore per trovare su internet l'indirizzo di posta elettronica di David, ma dopo una lunga ricerca ci riusc, nella tarda serata del sabato. Ci pens un bel po' prima di decidere che cosa gli avrebbe detto esattamente. Alla fine opt per limitarsi a chiedere un appuntamento, senza preamboli n giustificazioni.
"Ho bisogno di vederti" diceva il suo messaggio. "Mi devi una spiegazione. Se puoi, possiamo vederci vicino alla fontana centrale del parco Larson, domenica alle
11,00. Se non ti va bene l'orario o il posto, avvisami."
Il messaggio conteneva il suo numero di telefono, in caso David volesse spostare l'appuntamento; ciononostante non ricevette nessuna chiamata. E cos, la domenica alle undici del mattino, Alex era gi l che passeggiava su e gi per la sabbia umida dei sentieri del parco Larson, senza mai perdere di vista la fontana.
David arriv alle undici e venti. Si videro da lontano e camminarono l'uno verso l'altro senza affrettarsi troppo.
Sembrava che il fratello di Jana non sentisse il bench minimo bisogno di giustificare il proprio ritardo.
Quando raggiunse Alex, lo salut con un amichevole sorriso.
Ci sediamo, o preferisci camminare? domand.
Alex riflett un momento. Il parco era quasi deserto a quell'ora, e sarebbe stato piacevole passeggiare sotto le chiome dorate degli alberi.
Meglio camminare. Andiamo di qua, in fondo c' una piazzetta che mi piace.
Si misero in marcia uno di fianco all'altro. David era un po' pi basso di Alex, e il giaccone di lana grigia che indossava gli conferiva un aspetto molto elegante e slanciato. Potrebbe passare per uno studente dell'inizio del XX secolo che passeggia per il campus di Oxford, pens Alex. E non mostrava nemmeno la bench minima curiosit di conoscere il motivo di quell'appuntamento.
Parlami del tatuaggio gli disse Alex dopo qualche minuto di silenzio. Voglio sapere tutto.
La domanda fu talmente diretta che David si ferm di colpo per guardarlo in faccia.
Vai dritto al sodo, eh? mormor. Che cosa vuoi sapere?
Alex schiocc la lingua in un gesto di impazienza.
Di, David, non giocare con me. Mi hai fatto un tatuaggio che non mi permette di toccare tua sorella senza che io veda le stelle. Non so se si tratta di magia o no ma, per quanto strano possa sembrarti, la prima opzione non mi pare pi tanto assurda come all'inizio. Soprattutto dopo aver visto gli sforzi di Jana nel cercare di convincermi che tutta questa storia della magia  una stupidaggine.
David scoppi in una risata breve e cristallina.
Vedo che cominci a conoscerla comment, ricominciando a camminare. Non te la prendere con lei, Alex. A modo suo, immagino stia cercando di proteggerti.
E possiede un talento innato per mentire... Mi sorprende che te ne sia reso conto.
Non so se mente oppure no replic Alex, intuendo di aver detto troppo. So solo che tu mi hai ingannato perch mi facessi il tatuaggio, lasciandomi credere che Jana fosse d'accordo. E non lo era.
Senza smettere di passeggiare, David annu con la testa.
 vero, ti ho ingannato conferm, evitando il suo sguardo. Ma avevo dei buoni motivi per farlo.
Ah s? Quali motivi?
David riflett un momento con gli occhi fissi sulla sabbia che stava calpestando. Poi guard Alex di sbieco.
Dovevo far s che tu ti fidassi di noi disse a bassa voce.
Era troppo. Alex si lasci scappare una risata d'incredulit.
Che mi fidassi di voi ripet. Mi hai ingannato perch io mi fidassi di voi.  una strategia un po' strana, no?
David annu senza smettere di camminare.
Dovevo dimostrarti che non siamo pazzi, che la magia dei tatuaggi  una cosa seria. E sapevo che non mi avresti creduto se non l'avessi sperimentato sulla tua pelle.
Alex non riusciva a credere a quanto stava sentendo.
Quindi volevi convincermi del fatto che la magia esiste. Be', devo ammettere che ci sei riuscito. Non ho mai preso sul serio questo genere di storie, ma la faccenda del tatuaggio... in realt non sapevo che si potessero provare simili sensazioni.
David si gir verso di lui con slancio.
Allora l'hai sentito? Che cosa esattamente? domand ansioso. Spiegamelo, ho bisogno di sapere tutto.
Alex si sentiva sempre pi a disagio.
Ehi, ma che ti prende? Perch ti interessa tanto quello che sento io? Immagino che abbiate un sacco di clienti, chiedilo a loro...
Negli occhi di David comparve un'espressione di supplica che contrastava in modo molto strano con il suo cinico sorriso.
Alex, per favore. Collabora un po'. Non ti ho fatto il tatuaggio per un capriccio. Ho le mie buone ragioni, e se mi dai il tempo di spiegartele, lo far. Ma prima ho bisogno di sapere se ha funzionato.
Alex rimase in silenzio per qualche secondo.
All'inizio percepivo le cose con un'intensit quasi dolorosa mormor infine. I suoni, i colori, gli odori-
era come se il mondo fosse cambiato all'improvviso, come se fosse diventato pi nitido. Poi, pian piano, l'effetto  passato. O forse ho imparato a controllarlo, non lo so. Se mi concentro, riesco ancora a sentire le cose con la stessa intensit di ieri. Ma solo se mi concentro.
David continuava a camminare al suo fianco con le sopracciglia corrugate e un'intensa concentrazione nello sguardo. Alla luce del sole, sembrava ancora pi pallido che nella penombra del suo laboratorio di tatuaggi.
E con Jana? domand. Che cosa hai provato toccandola?
Ho sentito come se si fosse scatenato l'inferno. Un dolore insopportabile, da tutte le parti... Ma anche un'agonia lacerante e tenibile quando mi sono allontanato da lei. Un desiderio costante di vederla di nuovo, di provare a toccarla ancora. Anche se forse non  del tutto colpa del tatuaggio.
Forse no conferm David. Riguardo a questo, Alex, la verit  che ti ho mentito di nuovo...
Alex sent un nodo alla bocca dello stomaco. Aveva un'idea piuttosto precisa su ci che David stava cercando di dirgli.
Non  una cosa passeggera, vero? lo aiut. Non passer quando il tatuaggio cicatrizzer...
David si blocc e lo guard negli occhi.
Vedo che l'avevi gi intuito.  vero, non  passeggero.
Il tempo non migliorer le cose... Non potrai toccare di nuovo Jana. Mai pi. Mi dispiace.
Alex strinse i pugni dentro le tasche. La tensione della pelle sulle nocche divenne quasi dolorosa. Per un attimo, consider la possibilit di liberare quella tensione scaricando un bel pugno sull'affascinante viso di David.
Per non poteva farlo. Era il fratello di Jana.
Acceler il passo per sfogare la sua furia.
Suppongo che adesso mi spiegherai perch l'hai fatto sussurr. Ci sar un motivo...
Te l'ho gi detto. Dovevo convincerti del fatto che ci che facciamo io e Jana  una cosa fuori dal normale.
Qualcosa di magico e pericoloso. Jana voleva rivelartelo a poco a poco, vincere la tua resistenza mediante la seduzione. Era sicura che ci sarebbe riuscita... E anch'io, ma avrebbe richiesto troppo tempo. E io sono stanco di aspettare.
Per mi sto stancando anch'io, David. Voglio delle risposte concrete, e tu non fai altro che divagare. Perch tanto impegno nel volermi convincere che i vostri tatuaggi sono magici? Se state cercando un socio finanziatore per la vostra attivit, avete preso un granchio. La mia famiglia non  pi ricca. Mio padre  morto senza un soldo.
Avanzarono ancora di qualche passo lungo il sentiero prima che David si decidesse a rispondere.
Che cosa sai della morte di tuo padre? domand finalmente.
Alex rallent, sconcertato.
E questo che cosa c'entra con la mia domanda? volle sapere.
C'entra un sacco. Sai com' morto?
Trascorsero alcuni minuti di silenzio.
Si  suicidato rispose infine Alex. Aveva dei problemi di lavoro. Tu lo sapevi?
David annu.
Queste sono state le conclusioni della polizia. S, lo sapevo ammise. Ma so anche che non  la verit.
Un turbinio di foglie ramate tagli la strada ai ragazzi, accarezzando la sabbia bagnata prima di riprendere il volo e ricadere poco pi in l, sull'erba.
Anch'io credo che non sia la verit confess Alex.
Ma tu che cosa ne sai? Che cosa ha a che fare con te la morte di mio padre?
Per tutta risposta, David estrasse un foglio piegato in quattro dalla tasca del giaccone e glielo porse. Alex lo apr con impazienza. Era una fotocopia. La fotocopia di un rapporto della polizia, o meglio una parte.
Queste valutazioni sono scomparse dal rapporto che la polizia ha stilato sulla morte di tuo padre. Ho dei clienti con delle conoscenze, e a volte non mi faccio problemi a usarle... Leggilo, se vuoi.  una parte della dichiarazione iniziale del medico forense. Dice che la morte di tuo padre non  avvenuta nel suo studio alla Tecnos. Dice che lo hanno portato l quando era gi morto.
Alex scorse rapidamente le righe scritte a mano sulla fotocopia. Nel linguaggio tecnico della polizia scientifica, qualcuno enumerava le prove che dimostravano che lo sparo che aveva messo fine alla vita di Hugo Torres non si era verificato nel luogo in cui era stato trovato il cadavere. Gli schizzi di sangue sulla parete non corrispondevano alla presunta traiettoria del proiettile, n al modo in cui questo era penetrato nel corpo. Era una pura e semplice falsificazione.
Alex cerc con lo sguardo la panchina pi vicina, e camminando in quella direzione si lasci cadere sul sedile umido di rugiada. David, dopo un attimo di indecisione, lo imit. Due piccioni si avvicinarono con la loro andatura dinoccolata e allungarono il collo verso di loro nella speranza di ottenere qualcosa da mangiare.
Dopo aver girato attorno ai loro piedi per un po', si allontanarono in volo, delusi.
Perch questa parte del rapporto della polizia era sparita? domand Alex, quasi tra s e s.
David inarc le sopracciglia.
Qualcuno ha ritenuto che non dovesse stare l rispose.
Qualcuno che ha molta influenza.
E cos Hugo Torres non si era suicidato, e l c'era la prova. Sua moglie era quasi impazzita nel tentativo di trovare le prove che dimostrassero che l'ipotesi del suicidio non era quella giusta, ma alla fine era stata costretta ad arrendersi senza ottenere nulla. E adesso, all'improvviso, Alex aveva tra le mani quell'informazione senza nemmeno averla cercata, quasi per caso, una domenica mattina in un parco qualunque.
E tutto grazie a David. Che strano!
Ma se non si  suicidato, vuol dire che l'hanno ucciso...
Alex si interruppe, cercando di riordinare le idee.
Adesso cominci a capire comment David. L'hanno ucciso perch sapeva troppo.
Ancora silenzio. I piccioni avevano trovato sotto un'altra panchina i resti di un tramezzino di qualche uomo d'affari frettoloso. Nella zona del parco si trovavano varie aziende importanti, e non era strano vedere i loro impiegati consumare in fretta e furia il pranzo in un angolo sotto gli alberi.
Che cosa sapeva? chiese Alex infine, senza riuscire a credere di poter fare davvero quella domanda.
Cose su di noi replic David in tono inespressivo.
O meglio, su mia madre. Tutto ci che sappiamo l'abbiamo imparato da lei... Il potere di trasformare gli uomini attraverso i disegni che incidiamo sulla loro pelle.
Il potere delle streghe Agmar.
Alex ricord all'improvviso il libro di tatuaggi che aveva scoperto la sera prima nella biblioteca di suo padre.
Alz lo sguardo verso un gruppo di ippocastani le cui chiome gialle contrastavano con l'oscurit del terreno sotto di essi, dall'altro lato del sentiero.
Mio padre non era quel genere di persona mormor, cercando di autoconvincersi. Non gli piacevano per niente l'esoterismo e le scienze occulte. Era un uomo pratico, con i piedi per terra. Se  vero che l'hanno ucciso, non credo che abbia a che fare con i vostri segreti.
David scroll le spalle. Il sorriso cinico era ricomparso sul suo volto.
L'amore cambia le persone disse in tono leggero.
Non so cosa ci fosse tra lui e mia madre, ma sono sicuro che c'era qualcosa. Si vedevano di nascosto di tanto in tanto, in un piccolo hotel della costa, sulla Sessantesima Strada. L'ho scoperto per caso... Ti sorprende?
Alex annu, incapace di parlare. Era impossibile. Suo padre e sua madre erano stati la coppia pi unita che lui avesse mai conosciuto. Era inconcepibile che, alle spalle della sua famiglia, Hugo avesse avuto un'avventura con un'altra donna. E per di pi, tra tutte le donne del mondo, che fosse andato a scegliere proprio la madre di Jana!
Osserv David di sbieco. I suoi sensi non erano pi cos recettivi come la mattina precedente, nel giardino, ma nonostante ci cerc di concentrarsi sull'espressione del ragazzo e di leggere che cosa nascondesse. La conclusione a cui arriv fu che David non stava mentendo.
Lui credeva nella veridicit del suo racconto.
Tuttavia, doveva essere in errore.
Hanno ucciso anche mia madre, sai? spieg in un sussurro il fratello di Jana. Insomma, tutti e due. Mio padre e mia madre erano parenti alla lontana, sebbene lui non fosse in grado di fare ci che faceva lei. La nostra famiglia  molto matriarcale, come avrai gi capito...
Il potere  in mano alle donne.
Rimasero di nuovo in silenzio per un po'. Alex strascic varie volte una delle sue scarpe da ginnastica sulla sabbia umida, fino a formare una piccola buca.
E secondo te chi li ha uccisi?
La risposta di David non si fece attendere.
La stessa persona che ha ucciso tuo padre, Alex. Per questo ho bisogno di te.
I pezzi di quell'assurdo puzzle cominciavano a incastrarsi, ma l'immagine che aveva preso forma davanti agli occhi di Alex non era altro che una visione incomprensibile, un incubo senza senso.
Non sai chi  stato? domand.
Un'ombra di paura attravers fugacemente le iridi verdastre di David. Dur solo un istante.
Ho dei sospetti disse. Ma  presto per parlarne...
Prima devo essere sicuro che tu stia completamente dalla nostra parte.
Non capisco. Che cosa vuoi da me?
David si alz dalla panchina e rimase a fissare Alex dall'alto. Il suo sorriso irradiava odio, e un lampo di crudelt illumin le sue pupille.
Voglio vendetta, Alex. Voglio che li vendichiamo, tuo padre e i miei genitori. Insieme, capisci? Insieme fino alla fine, fino a ottenere ci che vogliamo.
Alex sostenne il suo sguardo senza mostrare il minimo turbamento. Quando David ebbe finito, sorrise con freddezza.
E non hai pensato che magari io non voglio la stessa cosa che volete voi?
Gli occhi di David si rabbuiarono.
Non vuoi vendicarti? domand.
Alex riflett un secondo.
Non lo so ancora rispose. Prima devo sapere. Devo capire cos' successo.
David assunse un'espressione paziente, come se dovesse assecondare un bambino diffidente.
Va bene. Lo scopriremo. Sono sicuro che, quando sapremo tutto, vorrai la stessa cosa che vogliamo noi. Vendetta.
Significa consegnare gli assassini alla polizia?
La domanda colse David di sorpresa.
Be', forse... Perch no? farfugli. Ma  anche possibile che la polizia non possa fare nulla in questo caso.
I nostri nemici non sono gente comune.
Il tono melodrammatico di quella dichiarazione costrinse Alex a trattenere una risata.
Certo... e che cosa sono, allora? Supercattivi? Il lato oscuro della forza o qualcosa di simile?
David aggrott leggermente la fronte.
Non dovresti prenderla alla leggera. Dici che il tatuaggio ha acuito i tuoi sensi, che ora percepisci le cose in modo diverso... Perch non usi questa capacit per guardarti attorno? Davvero pensi che questa citt sia un posto normale? La Vecchia Colonia, per esempio, o il parco di Sant'Antonio... Non noti la loro oscurit, il loro mistero?
Alex smise di sorridere. S, David aveva ragione. C'era qualcosa di profondamente enigmatico in alcuni luoghi di quella citt, e non c'era bisogno di nessun tatuaggio per captarlo. E poi c'era Jana, con il suo essere cos tenebrosa, cos misteriosa... Questo s che lo aveva percepito.
E ne soffriva.
Magari tu avessi permesso a Jana di adottare il proprio metodo mormor esausto. Vi avrei aiutato comunque.
Lei mi interessa davvero, David. Quello che mi hai fatto  terribile.
David continuava a starsene l impalato di fronte a lui, con un'espressione canzonatoria e colpevole.
Be', ormai non c' rimedio. Credimi, Alex,  meglio cos... In caso contrario, avresti finito per confondere le cose.
Ed  meglio che ti concentri su quanto ti ho chiesto.
Udirono delle voci di bambini in lontananza, e l'eco di un pallone che rimbalzava sul terreno. Molto presto il parco avrebbe iniziato ad animarsi.
E credi che questo sia il modo migliore per concentrarsi?
Non riesco a smettere di pensare a lei nemmeno per un minuto.  peggio di prima... Sul serio, non esiste proprio un modo per sistemare le cose?
Forse esiste replic David con cautela. E se ci aiuti a raggiungere il nostro obiettivo... insomma,  possibile che si possa fare qualcosa.
Un ricatto. Non poteva crederci... David lo stava ricattando!
Sfortunatamente, lo faceva con talmente poca convinzione che risultava difficile credere alle sue parole.
Non posso fidarmi di te se non mi dici tutta la verit, David disse con fermezza. La storia di volermi separare da Jana perch mi concentrassi sui "tuoi piani"  una balla, e io non me la bevo.
David cominci a camminare lungo il sentiero di sabbia, e Alex lo segu. Il fratello di Jana sembrava deciso a evitare il suo sguardo. Sembrava irritato, infastidito.
Pensa quello che ti pare. Ci sono cose che non posso ancora spiegarti.  meglio andare per gradi... Ti dir soltanto una cosa, e stavolta sar meglio che tu mi creda: voglio bene a mia sorella, Alex. Lei  tutto ci che ho al mondo, e non permetter che niente o nessuno le faccia del male.
A quelle parole Alex rabbrivid.
Credi che io potrei farle del male? domand, risentito.
Non intenzionalmente. Ma ci che tu sei potrebbe comportare un pericolo per lei. Mi dispiace, Alex, per il momento non posso parlare in modo pi chiaro. Dovrai fidarti un po' di me, anche se so che non ho fatto molto per conquistare la tua fiducia.
Per la prima volta, Alex not l'intensa emozione di David sotto quella sua maschera di ironia.
Allora credi che Jana sia in pericolo? chiese, cercando il suo sguardo.
David annu lentamente.
Credo di s mormor. Ma non so se lei se ne renda conto.
Continuarono a guardarsi per qualche secondo.
E perch non me l'hai detto subito? domand infine Alex, con un'espressione pi distesa.
Significa che ci aiuterai?
Questa volta Alex non aveva bisogno di riflettere sulla risposta.
S afferm quasi con allegria. Certo che s.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Il luned si inaugurava ufficialmente l'inizio dell'anno scolastico a Gli Olmi. Alle dieci, una cerimonia solenne e antica quanto la scuola stessa avrebbe preceduto la presentazione dei nuovi professori e l'assegnazione delle classi. Poi, senza pause, sarebbero cominciate le lezioni.
Era cos tutti gli anni. A Gli Olmi non c'era tempo per le frivolezze. Fin dal primo giorno, si esigeva il massimo e non si tollerava il bench minimo disordine.
Al contrario della maggior parte dei suoi compagni, Alex adorava quella cerimonia antiquata e piena di simbolismo che si celebrava nell'antica cappella. Cominciava con un'interpretazione dell'inno della scuola da parte del coro di bambini, e proseguiva con una mezza dozzina di brevi e appassionati discorsi. Professori, alunni, ex alunni, patrocinatori, illustri personalit del mondo dell'arte e della cultura... tutti avevano il loro momento di gloria, i loro cinque minuti davanti al vecchio leggio di legno per esaltare il prestigio della scuola e il suo grande contributo alla formazione delle generazioni future e al miglioramento della societ in generale.
La parte finale della cerimonia era quella che gli piaceva di pi. Con tutte le luci spente e in un silenzio sepolcrale, il preside accendeva via via sette lumi e li consegnava a sette alunni dell'ultima fila. Questi, sostenendo con cura le proprie lampade, si dirigevano lentamente verso l'altare, illuminando per gli altri il cammino della conoscenza. Una volta in fondo, i professori consegnavano loro vari oggetti che rappresentavano le diverse branche del sapere: un compasso, una tavola e uno scalpello, una cetra, una corda annodata, un disco celeste, un libro accompagnato da una bacchetta e, infine, uno strano medaglione raffigurante la testa di un cane. Era un rituale carico di significati e radicato in tradizioni cos antiche da risalire praticamente al Medioevo. L'anno precedente, lui era stato uno degli studenti scelti per la processione. L'oggetto che gli avevano consegnato era stato il disco celeste, che simboleggiava le scienze astronomiche.
Quest'anno, per, non conosceva di persona nessuno dei ragazzi e delle ragazze incaricati di portare le lampade.
Seduto accanto a sua sorella, che si agitava sulla panca come un'anguilla, impaziente che la celebrazione terminasse, Alex lanci un'occhiata discreta intorno a s.
Vide Erik seduto qualche fila pi avanti, e anche altri amici sparsi nell'ampio spazio della chiesa. Tuttavia, Jana non c'era. Non la vedeva da nessuna parte.
Dal momento in cui ebbe constatato l'assenza della ragazza, la sua mente non riusc pi a concentrarsi sulla cerimonia d'inaugurazione. A Gli Olmi, mancare a quel momento emblematico dell'anno scolastico era considerato un vero e proprio atto di indisciplina.'Jana avrebbe dovuto dare molte spiegazioni per giustificarsi.
Forse aveva un buon motivo... Forse era malata.
A ogni modo, la sua assenza offuscava l'allegra euforia di quel primo giorno di scuola. Alex perse perfino interesse per il rituale delle lampade, che tutti gli anni gli faceva venire un nodo alla gola per l'emozione. Per un momento, gli pass per la testa un'idea terribile:
e se Jana non fosse pi tornata a scuola? Che cosa sarebbe successo allora? Forse non l'avrebbe mai pi rivista... Avrebbe potuto cercare di andare a casa sua, ma nel quartiere sinistro in cui viveva aveva poche probabilit di trovarla.
E se, spaventata per quanto David aveva fatto al suo tatuaggio, Jana avesse deciso di tagliare la corda e di non farsi vedere per un po' a Gli Olmi? Dopotutto, lei non aveva genitori n famiglia, a parte suo fratello; quindi non aveva bisogno di dare spiegazioni a nessuno se decideva di abbandonare gli studi o di cambiare scuola.
Il rituale termin con una salva di applausi poco entusiasti, e gli studenti cominciarono a uscire in cortile, in attesa di essere chiamati nelle rispettive classi dai tutor di ogni corso.
Una volta fuori, Alex si sent all'improvviso investito da una valanga di sensazioni: il rumore quasi impercettibile dell'aria autunnale tra le chiome dei cedri, i molteplici scricchioli dei passi sui sentieri di ghiaia, il tonfo lontano di una moneta che cadeva nello stagno, gli odori di erba tagliata, di corpi recentemente insaponati sotto la doccia, di sudore adolescenziale e di terra umida... E soprattutto i riverberi del sole sulle gocce di rugiada delle rose che costeggiavano il viale principale, riverberi che si riflettevano sulle vetrate dell'edificio e sulle foglie giallognole dei vecchi olmi le cui chiome spuntavano da dietro il tetto, brillanti, argentati e umidi.
Caldi come carezze di luce...
Allora cap che era arrivata Jana.
Tutti i suoi sensi si erano acuiti in sua presenza. Vedeva tutto, fiutava tutto, non gli sfuggiva il pi lieve sussurro, n il pi insignificante sospiro. Era come sintonizzare insieme tutti i canali della natura e della mente.
Riusciva quasi a sentire i pensieri dei ragazzi e delle ragazze attorno a lui.
Ma non voleva sentirli. L'unico pensiero che gli interessava era quello di Jana.
Era sola, appoggiata con indolenza contro il muro
del cortile, molto vicina al cancello d'ingresso. I suoi occhi si incrociarono con quelli di Alex da lontano. Ad Alex sembrarono pi profondi e carezzevoli che mai. Il tatuaggio inizi a fargli male in modo atroce, come se migliaia di aghi gli si fossero conficcati all'improvviso sotto la pelle, formando il complicato disegno. Il dolore seguiva con assoluta precisione i contorni del nodo celtico che David gli aveva tracciato sulla spalla, senza allontanarsene minimamente.
Sarebbe sempre stato cos d'ora in avanti. Una sofferenza mentale insopportabile in assenza di Jana, e un dolore fisico non meno terribile in sua presenza. Bel regalo che gli aveva fatto David!
Avanz lentamente verso di lei, con gli occhi fissi sul suo viso pallido e delicato, sui suoi occhi da animale selvatico, sulle sue labbra invitanti come lamponi. Era dolorosamente consapevole di tutto il resto, dei saluti che gli rivolgevano e dei commenti che provocava, ma in quel momento non gliene importava nulla. A ogni passo gli aghi immaginari del tatuaggio si piantavano un po' di pi nella sua pelle. E ciononostante era deciso ad arrivare da lei, a toccarla.
Una sagoma che conosceva bene gli si par davanti all'improvviso.
Ciao, ti ricordi di me?
Era Erik. Lo guardava dall'alto della sua imponente statura con un misto di rabbia e preoccupazione. Gli si era piantato davanti in modo tale che avrebbe dovuto spingerlo via per proseguire.
Parliamo dopo, Erik gli disse, contenendo a fatica l'impazienza. Sul serio, ora non posso.
Senza spostarsi di un millimetro, Erik gir il busto abbastanza per vedere Jana appoggiata al muro. Per un momento, Alex vide gli occhi di Jana fissi in quelli dell'amico, pieni di irritazione e di sfida.
 per lei, vero? Ho visto come la stavi guardando
disse Erik, prendendolo per il braccio con fermezza e trascinandolo fino all'angolo opposto del cortile. Sei diventato pazzo? Sembravi una tigre che sta per saltare sulla preda!
Alex si liber dalla mano di Erik e lo guard fisso.
Non avevo intenzione di divorarla, non preoccuparti
gli rispose furioso.
Gli sguardi dei due amici si incrociarono. Gli occhi di Erik erano chiari e sereni come sempre. Eppure in essi c'era qualcosa di nuovo, qualcosa che Alex non aveva mai notato prima di allora.
Un vago lampo di odio. O forse di paura.
E c'era anche qualcos'altro. Qualcosa sulla sua nuca, qualcosa che non poteva vedere e che lo chiamava come una voce, acutizzando le lancinanti fitte di dolore del suo tatuaggio. Un'eco della sofferenza della sua pelle nella pelle di Erik.
Senza dire nulla, Alex pass un braccio sulla spalla destra dell'amico e gli tocc la parte posteriore del collo. Bruciava... Girando il corpo possente e un po' sgraziato di Erik, Alex punt lo sguardo sulla sua nuca.
Un altro tatuaggio. Non era quello di sempre, il minuscolo aracnide sbiadito e appena visibile, ma uno molto pi elaborato e vistoso, un grande scorpione dalla corazza argentata che sembrava spostarsi a passi lenti e inesorabili sulla sua pelle, come un animale vivo.
Come il serpente di Jana, ricord Alex, rabbrividendo.
Erik, che l'aveva lasciato fare senza togliergli gli occhi di dosso, si tir su il colletto della giacca, ponendo fine all'esame.
Che cosa ti ha fatto, amico? domand con la voce strozzata dalla rabbia. Ho bisogno di sapere cosa ti ha fatto.
Nonostante Erik gli impedisse di vederla, Alex sapeva che Jana era ancora appoggiata al muro, mentre seguiva ogni suo movimento da lontano.
Quando ti sei fatto questo tatuaggio nuovo sul collo?
domand Alex. Venerd non ce l'avevi...
Erik rimase immobile a guardarlo per qualche secondo.
Ti hanno tatuato mormor, come se non riuscisse a credere alle proprie parole. Come si sono permessi?
Ti hanno tatuato...
Gliel'ho chiesto io l'interruppe Alex, sforzandosi di sorridere. Ho scoperto per caso che facevano tatuaggi e gliene ho chiesto uno. Sono molto bravi... Tu lo sapevi?
Gli occhi di Erik lo guardavano senza vederlo, sfocati, accecati dall'ira.
Per questo stavi andando verso di lei con quella faccia.
Come se non esistesse nessun altro al mondo.
L'aveva detto con cos tanto rancore che Alex sent un brivido.
Andavo verso di lei perch l'amo, Erik disse senza alzare la voce. La desidero, la amo, la voglio per me.
Non so se hai mai provato qualcosa di simile per qualcuno.
 tremendo, ma allo stesso tempo ...  incredibile, non c' niente di meglio.
Erik lo ascoltava con la vista annebbiata, trattenendosi a stento.
Sei stato con lei? volle sapere. Ti ha portato a casa sua? Non credevo che osasse arrivare a tanto! Non mi piace questa storia.
Erik lo spinse fino a un angolo dell'edificio di mattoni in cui si trovava la maggior parte delle aule della scuola.
L lo schiacci contro la parete.
Alex rimase a guardarlo con attenzione, conscio del tatuaggio d'argento vivo che pulsava sulla sua nuca, nonch delle rapide ombre che attraversavano lo sguardo dell'amico, minacciose e inspiegabili.
Non capisci, vero? gli sussurr Erik d'un fiato.
Non capisci che cosa fanno con quei tatuaggi. Non sono tatuaggi normali, non te ne sei accorto? Li usano per
dominare, per sottomettere... Se non opponi resistenza, sei perduto.
Un momento, di che cosa stai parlando? domand Alex.
Non sai niente della loro magia? Certo, immagino che non te ne abbiano parlato.
Mi hanno parlato delle streghe Agmar e della magia del tatuaggio. David mi ha detto che era come un filtro d'amore, che mi avrebbe unito per sempre alla persona scelta.
Lo sguardo di Erik si perse per qualche istante tra le chiome dorate degli olmi, dietro le mura del cortile.
Alex non aveva mai visto cos tanta collera nei suoi occhi chiari, solitamente cos sicuri di s.
Ho bisogno di sapere di pi, Alex mormor. Ho bisogno di sapere che cos'altro ti hanno detto. Ti hanno parlato degli altri clan?
Alex aggrott la fronte.
Quali altri clan? Ma che diamine...?
Si interruppe, notando l'improvviso sollievo di Erik, e la rapidit con cui cercava di riordinare le idee.
Ascoltami, Alex, ascoltami attentamente. Le streghe Agmar sono pericolose, da secoli usano i loro poteri per sottomettere gli esseri umani. Si tramandano il sapere di generazione in generazione. E Jana  una di loro. Tu non hai idea... non puoi immaginare in che cosa possono trasformarti. Hai visto quegli uomini con l'aspetto di animali, con le mandibole e gli artigli e i denti da bestie?
I Ghul? Sono solo degli svitati con delle protesi facciali.Credi che Jana mi chieder di diventare uno di loro?
Erik rise amaramente.
Chiedertelo? No, non credo che ti chieder il permesso.
Lo far e basta... Se ti avvicini troppo a lei, far di te il suo schiavo.
Alex colse la profonda inquietudine che si celava dietro l'avvertimento di Erik. Cera qualcosa di sincero nelle sue parole, ma anche... anche oscurit, e lacune, frammenti di informazioni che gli stava nascondendo.
La cosa che pi lo sconvolgeva era scoprire che il suo amico sapesse cos tanto di Jana e dei suoi segreti. Gli sembr molto strano, perch a scuola non si rivolgevano quasi mai la parola. In alcune occasioni aveva sospettato che a Erik piacesse Jana tanto quanto a lui, ma non gli era mai venuto in mente che, in passato, potesse esserci stato qualcosa tra loro. Certo, Erik era molto riservato quando si trattava delle sue relazioni; e quanto a Jana, dopotutto aveva appena cominciato a conoscerla.
E poi c'erano i tatuaggi. Il serpente di Jana e lo scorpione che aveva appena scoperto sulla pelle di Erik, entrambi splendenti e inquietanti allo stesso modo, come se fossero dotati di vita propria. In teoria il tatuaggio di Jana era magico... E quello di Erik? Anche quello lo era?
David gli aveva assicurato che Erik non era mai stato suo cliente. Se era vero, come si spiegava il fatto che i due tatuaggi avessero cos tanto in comune? C'erano altri artisti in citt capaci delle stesse prodezze di David?
Alex si pass una mano tra i capelli, impaziente.
Avrebbe voluto formulare molte di quelle domande ad alta voce, perch era sicuro che Erik avesse le risposte che cercava; ma d'altra parte non voleva continuare a perdere tempo con lui. Il dolore del tatuaggio lo attirava verso Jana in modo sempre pi forte, come se si trattasse di una catena invisibile. Non poteva continuare a resistere a quel richiamo, doveva andare da lei il prima possibile.
Ascolta, Erik disse di malumore. Se anche tutto questo fosse vero, credi che mi separerebbe da Jana? Io le appartengo gi. Le appartenevo anche prima del tatuaggio, perch l'amo. E la cosa non mi fa paura, non mi fa affatto paura appartenerle. So chi sono, e so che lei non potrebbe trasformarmi in qualcosa che io non vorrei essere, pur essendo una maledetta strega.
Ma... come puoi amare qualcuno cos, qualcuno che vuole solo farti del male?
La risposta di Alex fu immediata.
Questo non  vero, Erik. Non so che cosa voglia Jana da me, ma so cose di lei che nemmeno lei sa, nonostante tutti i suoi poteri, qualunque essi siano. L'ho osservata per molto tempo, mentre sentivo crescere dentro di me questo... questo fuoco. Credi che non la conosca?
Erik rimase a guardarlo in modo strano.
Non lo so. Forse hai visto qualcosa che io non vedo.
A volte anche a me  sembrato... ma lasciamo perdere.
Sai qual  il tuo problema, Erik? Il tuo problema  che non ti fidi dei tuoi sentimenti. Non ti abbandoni a loro, non ne hai il coraggio... Hai paura di sbagliare.
Per qualche secondo gli occhi di Erik rimasero fissi su Jana, che sorrideva immobile come una statua, ancora appoggiata al muro.
Forse hai ragione disse senza smettere di osservarla.
Non voglio sbagliare... Non posso permettermi questo lusso.
Torn a guardare Alex. Un'ombra di tristezza offuscava il suo volto.
E nemmeno tu puoi permettertelo, amico. Credimi.
Devi credermi...
Alex non rispose. Sulle scale dell'edificio principale degli Olmi, i tutor avevano gi cominciato a chiamare gli studenti del primo anno. Gli restava pochissimo tempo, e aveva bisogno di parlare con Jana prima di entrare in classe, aveva assolutamente bisogno di starle il pi vicino possibile.
Non preoccuparti cos tanto, Erik. So badare a me stesso concluse.
E, senza attendere che l'amico potesse reagire, si liber di lui per correre verso la ragazza che, immobile, lo aspettava appoggiata al muro, vicino al cancello.
...
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Capitolo 9.
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Credevo che non saresti pi venuto lo salut Jana con aria seria. Che cosa ti diceva Erik?
Mi metteva in guardia da te rispose Alex sorridendo.
Siamo amici da molto tempo, ma lui ha pi esperienza con le ragazze.
Immagino che pensi di dovermi "guidare".
Cos vicino a Jana, il tatuaggio gli bruciava come se qualcuno gli stesse appoggiando sulla spalla un ferro incandescente. Ma ancor pi insopportabile del dolore era la necessit di toccarla, di sfiorare con le dita la pelle delicata e fresca delle sue guance.
Non sono mai stata simpatica a Erik sospir Jana.
Non so perch; non gli ho mai fatto niente di male.
Pu darsi che lo spaventino un po' le streghe scherz Alex.
Il modo in cui Jana corrucci la fronte lo fece subito pentire di aver detto quelle parole. Ma ormai era troppo tardi per rimediare.
Ho parlato con David spieg farfugliando. Avevo bisogno di saperne di pi sul tatuaggio... Lui mi ha raccontato la storia della vostra famiglia, delle streghe Agmar.
Non dovresti prenderla sul ridere mormor Jana
in tono duro. Stai parlando delle mie antenate, di mia madre e di mia nonna e della mia bisnonna. Ci che ci hanno tramandato  tutto tranne che ridicolo, te l'assicuro.
Anzi, faresti meglio ad avere un po' di paura, come il tuo amico Erik.
Alex sostenne il suo sguardo cupo e risentito.
Ti dir la stessa cosa che ho detto a lui ribatt, quasi con umilt. Qualunque cosa tu sia, non mi fai paura;
mi dispiace.
L'espressione di Jana si addolc. Sembrava piacevolmente sorpresa.
In realt, non dovresti chiamarci "streghe" disse sorridendo.
Semplicemente tramandiamo una serie di tecniche spirituali che il resto dell'umanit ha dimenticato.
Mi ha sorpreso che Erik sapesse tante cose sulla tua famiglia. Come avr fatto a scoprirle?
Jana non esit nemmeno un istante prima di rispondere.
Gliele avr raccontate David ipotizz. Come hai visto, non  molto bravo a mantenere i segreti. Prima che mio fratello fosse espulso, loro due andavano piuttosto d'accordo.
Stava improvvisando, e lo faceva con molta disinvoltura.
Ma Alex percepiva ogni sfumatura della sua espressione, ogni battito di palpebre, ogni inflessione della voce, per quanto fosse lieve. E percepiva che stava mentendo.
Non ricordo che fossero amici comment in tono casuale. Ma Erik ha sempre avuto talmente tanta gente attorno che pu darsi che io non ci abbia fatto caso.
Inoltre, anche a lui interessano i tatuaggi...
Stava per aggiungere che gliene aveva appena visto uno nuovo, ma si zitt. Senza sapere perch, intu che quell'informazione avrebbe suscitato un particolare interesse in Jana, e proprio per questo non doveva condividerla con lei.
Il profumo di shampoo alle erbe dei capelli di Jana lo stava facendo impazzire. Gli risultava sempre pi difficile concentrarsi sulla conversazione. Voleva toccare i suoi capelli, sentire tra le dita la consistenza setosa delle loro onde.
Nel frattempo, gli studenti continuavano a entrare nelle rispettive aule. Stavano iniziando a chiamare quelli del quarto anno.
Jana cap che cosa stava per fare un attimo prima che lo facesse.
Aspetta mormor con voce tremante. Non farlo, abbiamo un accordo...
Non vuoi correre troppo. Preferisci mantenere le distanze
sussurr Alex, avvicinandosi alla ragazza finch i loro volti non si trovarono ad appena pochi centimetri l'uno dall'altro. L'altra notte a casa tua, per, non ho avuto quest'impressione...
Si stava comportando in modo impetuoso e impacciato, ma non poteva evitarlo. L'unica cosa che desiderava era sfiorare i suoi capelli e le sue guance. Un secondo, un secondo soltanto.
Jana scivol con la schiena sul muro di pietra, cercando di sottrarsi. Ma lui fu pi veloce e, appoggiando le mani contro la parete, form due barriere con le braccia a entrambi i lati del suo corpo. L'aveva messa in trappola.
Se avesse voluto scappare, avrebbe dovuto toccarlo, il che era esattamente ci che lei cercava di evitare.
Non voglio spaventarti, Jana disse con tutta la dolcezza di cui fu capace. Voglio solo dimostrarti che tu sei pi importante di qualunque altra cosa. Pi del dolore, pi della paura... Lo capisci? Non me ne frega niente della magia, del tatuaggio, e del resto. Ci che provo per te  pi forte di tutto questo.
Sei tu quello che non capisce nulla mormor Jana con voce spezzata.
Stava tremando. Alex non riusciva pi a sopportarlo. Cerc di baciarla, ma lei volt la testa, evitando il contatto all'ultimo momento.
Ascolta, Jana le disse. Anche lui stava tremando, ma non gli importava. Non gli importava di nient'altro al mondo. Non far niente che tu non voglia. Se non vuoi che ti baci, dimmelo. Guardami negli occhi e dimmelo.
Ti prometto che ti lascer in pace.
Alle sue spalle, sentiva un numero crescente di sguardi puntati su di loro, curiosi e sorpresi.
Jana gir lentamente il viso verso di lui. Era pallida come la morte. I loro occhi si incontrarono.
Non farlo, Alex. Per favore, non farlo...
Non vuoi che ti baci?
Lei chiuse le palpebre.
Era la risposta che stava aspettando. Rabbrividendo dalla testa ai piedi, Alex inclin il volto e, con estrema delicatezza, sfior le labbra di Jana con le sue.
Ancora una volta, l'inferno si scaten attorno a lui.
Ma stavolta non era solo in superficie, a lambirgli la pelle con le sue lingue di fuoco. Era anche dentro, nel suo cervello, un rogo vorace e accecante che bruciava e consumava ogni cosa, cos in fretta che dopo pochi istanti non rimase nient'altro che cenere e buio.
Si trovava in una stanza ampia, di forma ottagonale, con il pavimento di legno scuro, levigato dal tempo. Oltre le pareti di pietra, in lontananza, si udiva il respiro del vento tra gli alberi. O forse era il suo stesso respiro...
Non ne era sicuro.
Rimaneva disteso per terra, su un fianco, con le gambe contratte. Sentiva la guancia sinistra accartocciata contro il parquet consumato, e l'oppressiva ombra di un rettangolo nero proprio sopra di lui, a pochi centimetri dalla spalla. Impieg qualche secondo prima di capire che si trovava sotto un letto. Vedeva la stanza dalla fessura ondulante che separava la coperta dal pavimento.
C'era qualcuno, immobile sul pavimento, a pochi metri da lui. Da quella posizione non riusciva a distinguerne il volto, ma comprese subito che si trattava di suo padre.
E not anche, dalla strana postura delle gambe e delle braccia, che probabilmente era ferito, o forse morto.
Il suo corpo giaceva su un complicato intreccio di linee rosse e blu tracciate col gesso sul pavimento.
Per un attimo desider scappare. Non sapeva che luogo fosse quello, n come fosse arrivato fin l, ma voleva uscire dal suo nascondiglio e allontanarsi il pi in fretta possibile. Stava per provarci, quando si rese conto che c'era qualcun altro nella stanza... Una sagoma che andava e veniva sulla parete, oscurando di tanto in tanto il rettangolo azzurro della finestra.
I minuti trascorrevano lenti e vuoti, con quella figura senza ombra che gli passava e ripassava davanti, talvolta fermandosi di fronte alla finestra, talvolta accelerando il passo fino ad assumere un ritmo frenetico. A un certo punto, la sagoma si chin sul corpo immobile e rimase ferma, quasi rigida quanto il cadavere. Poi, le sue mani cominciarono a tastare il corpo in maniera febbrile, frugando nelle tasche e tra le pieghe dei vestiti.
Fu allora che Alex riusc a vedere chiaramente il suo aspetto per la prima volta. E quanto vide lo lasci senza fiato... Perch la creatura che stava perquisendo suo padre non sembrava del tutto umana. Aveva il volto da uomo, certo. Un volto quasi irriconoscibile, avvolto da una spessa ombra. Il suo corpo, invece, era circondato da un'aura di luce dorata, e due ali enormi e splendenti gli spuntavano dalle spalle.
Mi dispiace che siamo dovuti arrivare a questo punto, Hugo disse la creatura in tono pacato. Posso ancora salvarti, la ferita non  mortale... Ma se vuoi che lo faccia, devi dirmi chi ha la pietra. La pietra blu, Hugo...
Riesci a sentirmi? Dimmi dov' e impedir che ti dissangui.
Non hai altra scelta...
Da terra, la testa di Hugo si mosse da un lato all'altro.
Un movimento impacciato, appena percettibile, ma con un significato molto chiaro per chi avesse udito le parole che l'avevano preceduto. Stava dicendo di no...
Si stava rifiutando di collaborare con il proprio assassino, usando le scarse forze che ancora gli restavano.
Esasperata, la creatura spieg le ali; aveva delle ali bellissime, con centinaia di occhi aperti che si puntarono sul ferito come cristalli di brina.
Ti stai comportando da stupido, Hugo lo avvert in tono gelido. E non mi lasci scelta... A ogni modo,  l'unica via d'uscita.  da troppo tempo che giochi col fuoco, e se ti lasciamo continuare, l'incendio finir per divorarci tutti.
Alex cerc di muoversi, ma non gli fu possibile. Un acuto dolore lo teneva bloccato a terra, impedendogli di uscire dal nascondiglio. Da una parte, aveva la sensazione che fosse tutto un sogno; per, allo stesso tempo, la visione era cos reale che non riusciva a sottrarsi alla sua influenza. Per quanto sembrasse assurdo, sentiva di dover intervenire, di dover fare qualcosa per allontanare quell'essere da suo padre ed evitare che mettesse in atto le sue minacce.
Tuttavia, non riusc a fare nulla. La creatura cominci a muoversi lentamente attorno al corpo di Hugo mentre emetteva un sibilo rauco e rovente. Dopo qualche istante, il ragazzo cominci a distinguere le parole che componevano quel suono spaventoso. Non ne capiva il significato, ma le sue labbra le ripetevano stregate, articolandole in silenzio, completamente in bala del loro potere. E ogni parola incomprensibile si piantava come un ago nel corpo di Hugo, strappandogli un pezzo di vita.
Il rituale continu a lungo, finch Alex perse la nozione del tempo. Finalmente, il mostro alato smise di sussurrare e rimase in silenzio a contemplare il proprio
lavoro. Hugo, a quel punto, non respirava pi. Ciononostante, per assicurarsi che fosse morto, la creatura gli assest un violento calcio nelle costole.
Nessuna reazione. Alex cerc di gridare, ma il suono non riusc a uscire dalle labbra. Era come se avesse perso il controllo del proprio corpo, come se fosse separato da esso da una barriera mentale insormontabile. E
non riusciva nemmeno a muoversi... Era imprigionato dentro il suo stesso sogno.
Allora, la creatura alata fece una cosa molto strana.
Con un gesto sorprendentemente umano, estrasse una pistola dalle pieghe della tunica e spar. Un solo colpo abilmente diretto alla tempia destra di Hugo, che scoppi in mille schizzi di sangue.
In preda all'orrore, Alex tent di urlare di nuovo, e questa volta ci riusc. Un interminabile grido usc dalla sua bocca, acuto e cristallino come una musica soprannaturale.
Un suono che perfino a lui risultava insopportabile per la sua intensit e violenza.
L'urlo squarci la visione come un coltello, frammentandola in mille pezzi. L'ultima cosa che Alex vide fu il volto gelido e indifferente dell'assassino di suo padre.
Poi, le schegge luminose si dissolsero pian piano, come braci di un rogo sul punto di spegnersi. E infine tutto si estinse nella pi completa oscurit.
...
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...
Libro secondo.
...
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...
L'Esiliato.
...
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...
Capitolo 1.
...
.
...
Prima di aprire gli occhi, cap dall'odore che si trovava in un ospedale. Quel misto inconfondibile di vapori di alcol, disinfettante e zuppa di pollo gli penetr nelle narici come un oscuro presentimento.
Riaprendo le palpebre, le sue pupille impiegarono qualche istante per abituarsi alla luce autunnale che filtrava attraverso il vetro non molto pulito della finestra.
A poco a poco cominci a riprendere coscienza del proprio corpo. Not il contatto ruvido del lenzuolo sulle gambe nude, il dolore dei reni schiacciati contro il materasso, la scomoda inclinazione della parte superiore del letto, che gli impediva sia di sedersi che di stendersi del tutto. Sul dorso della mano destra aveva l'ago di una flebo, collegato da un tubicino a un flacone di siero. E il dolore... un violento dolore alla spalla, dove David gli aveva fatto il tatuaggio.
Prima che potesse muoversi, qualcuno si era avvicinato al letto, spostando nella foga il palo metallico a cui era appesa la sacca di siero.
Alex, finalmente! Mi senti, vero? Come stai?
Si trattava di Erik. Alex lo guard con stupore.
Perch mi trovo qui? domand.
Sentiva la bocca impastata, e la debolezza della propria
voce lo preoccup. Tuttavia, Erik sembrava sollevato.
Sei caduto nel cortile della scuola, non ti ricordi? Eri con Jana.
Alex ricord cos'era accaduto. Il bacio di Jana, la sensazione di morire... e poi quel sogno che, in realt, era stato qualcosa di pi di un semplice incubo.
Per quanto tempo sono rimasto privo di sensi?
chiese, sforzandosi di articolare i suoni con chiarezza.
Da ieri mattina. Tua madre  stata qui tutta la notte...
Dieci minuti fa l'ho convinta ad andare a fare colazione al bar. Mi dispiace che si sia persa questo momento.
Non sai quant' preoccupata.
Me lo immagino. E mia sorella?
Anche lei  stata qui stamattina, ma tua madre l'ha obbligata a tornare a scuola. Non sapevamo quanto ci avresti messo a svegliarti... I medici hanno detto che avrebbe potuto trattarsi di giorni.
Anche tu dovresti essere a scuola disse Alex, sorridendo.
Erik gli restitu il sorriso.
Ci andr tra poco. Alex, davvero, come sono contento che tu sia tornato... Che ti  successo?
Alex ricord la breve conversazione che aveva avuto con l'amico proprio prima di baciare Jana.
Tu mi avevi avvertito mormor. Ma credimi, lei non voleva; non voleva che accadesse questo. Ha cercato di evitarlo... Io volevo dimostrarle che non avevo paura, e che non credevo del tutto alle storie di David.
Ho visto il tuo tatuaggio borbott Erik, cupo. Non provare a toccarla mai pi, Alex. Ogni volta che ci proverai sar peggio.
Rimasero in silenzio per un attimo. D'un tratto Alex ricord lo scorpione d'argento tatuato sulla nuca dell'amico, e lo assal un dubbio improvviso.
Lo dici per esperienza? domand in tono di sfida.
Erik lo guard sorpreso.
Sembra che tu sappia molto su Jana prosegu Alex d'un fiato, senza dargli il tempo di rispondere. Mi domando perch tu non me l'abbia raccontato prima. Sapevi che lei mi interessava... Perch mi hai nascosto tutta questa faccenda sinistra delle streghe Agmar?
Erik si alz con calma e si diresse verso un tavolino d'appoggio in resina accostato alla parete. Senza fretta, vers un po' d'acqua minerale in un bicchiere di plastica.
Quando ebbe finito, torn vicino alla testata del letto e lo porse ad Alex.
Spero che i medici non mi sgridino per questo
mormor. Credo che ti far bene.
Mentre Alex beveva a piccoli sorsi, Erik avvicin una poltroncina di plastica nera e si sedette accanto al letto.
Non hai risposto alla mia domanda insist Alex, restituendogli il bicchiere vuoto e osservando mentre l'amico lo appoggiava per terra. Perch non me l'hai detto?
Erik lo guard pensieroso, come se anche lui si stesse ponendo quella domanda per la prima volta.
Pensavo che lei ti avrebbe evitato, che avrebbe fatto tutto il possibile per tenersi alla larga da te rispose infine.
Era la cosa pi logica, non immaginavo che avrebbe cercato di tatuarti.
Alex lo fiss senza capire.
Perch avrebbe dovuto tenersi alla larga? chiese.
Ha qualcosa a che fare con la morte di mio padre?
Aveva buttato l l'idea a caso, solo per vedere come avrebbe reagito il ragazzo. L'ultima cosa che si sarebbe aspettato era che Erik impallidisse in quel modo e che rimanesse un minuto intero a fissarlo con occhi vitrei, senza sapere cosa rispondere.
Tu sai pi di quanto sembra disse infine con una nota di avvertimento nella voce. Alex, raccontami che cosa sai, per favore. Non ti conviene avere dei segreti
con me, davvero. Che tu ci creda o no, io sono dalla tua parte.
Alex abbozz un sorriso sofferente. Il bruciore del tatuaggio gli impediva di concentrarsi a pieno sulla conversazione.
E allora chi  che non  dalla mia parte? Jana? domand con disinvoltura.
Avvert un lampo di inquietudine negli occhi di Erik, ma aspett invano che l'amico rispondesse. Era stato lui a chiedere delle risposte per primo, e sembrava intenzionato a mantenere il silenzio finch Alex non si fosse deciso a parlare.
Mentre ero privo di sensi, ho fatto un sogno raccont infine il ragazzo, con gli occhi attenti alla reazione di Erik. Un sogno molto strano. In realt credo che si sia trattato pi che altro di una visione.
Il volto duro e inespressivo di Erik non riusc a ingannare Alex. Era allarmato, molto allarmato... E si era subito messo sulla difensiva.
Una visione su di me tir a indovinare. Su di noi...
Dunque? Sei arrivato a qualche conclusione?
Alex cerc di pensare in fretta. Ricord che cosa gli aveva raccontato Erik su Jana, e tutto ci che sembrava sapere su di lei e su suo fratello. E ancora una volta gli venne in mente l'immagine di quello scorpione tatuato sulla sua nuca con pigmenti metallici, quell'animale che sembrava vivo, proprio come il serpente tatuato sulla schiena di Jana.
Sei uno di loro dedusse, facendosi serio. Per questo sai cos tanto.
Erik annu, e gli occhi di entrambi si sfidarono in silenzio per qualche istante.
Quando  morto tuo padre, mi  dispiaciuto moltissimo.
Credevo che questa cosa ci avrebbe separati per sempre, che non saremmo pi tornati amici. Eri cos cambiato, e io avevo la sensazione che avessi smesso di
avere fiducia in me. Allora ho pensato di raccontarti tutto.
Ci ho perfino provato... Non so se ti ricordi.
La sorpresa di Alex fu grande.
Raccontarmi tutto? ripet. Erik, non so di cosa stai parlando.
Erik lo guard in modo strano.
Immagino di non essere stato molto chiaro. E tu a malapena facevi attenzione a quanto dicevo... Eri come assente. Perci non ho pi insistito.
Senti, si pu sapere a che cosa ti riferisci? domand Alex con impazienza. Non ricordo di aver parlato di Jana con te in quel periodo, e credo che se mi avessi raccontato qualcosa su di lei me lo ricorderei.
Ricordi cosa ti ho detto dei clan?
Era la seconda volta che Erik alludeva ai clan negli ultimi giorni. Ma come nella prima occasione Alex non sapeva di quali clan stesse parlando, cos, dopo una breve esitazione, decise di confessare la propria ignoranza.
Erik sospir, indeciso.
Quella volta non sono stato molto diretto, e immagino che tu abbia pensato che ti stavo raccontando una leggenda senza alcun legame con noi. Altrimenti non ti saresti dimenticato cos facilmente di quella conversazione.
Comunque, le cose sono molto cambiate da allora.
Chiss, forse  arrivato il momento di parlare in modo pi chiaro mormor. Dopotutto, se non te lo spiego io, lo far qualcun altro... O lo scoprirai da solo.
Erik si alz in piedi e si diresse a grandi falcate verso la porta della stanza. Schiudendola, si affacci in corridoio per sincerarsi che non ci fossero infermiere e che nessun altro potesse sentirlo. Prima di risedersi, i suoi occhi si posarono sulla sacca di siero collegata alla mano di Alex. Era mezza piena, dunque avevano a disposizione ancora un po' di tempo prima di dover suonare il campanello per farla cambiare.
Solo dopo quella serie di verifiche torn al suo posto vicino al letto. Alex ebbe l'impressione che avesse perso tempo in quei preparativi per scegliere le informazioni da rivelargli.
Nel cortile della scuola ti ho parlato delle streghe Agmar cominci finalmente. Ma la stirpe di Agmar  solo uno dei clan sopravvissuti dei Medu.  difficile riassumere in poche parole che cosa siamo... Con il tempo, siamo diventati talmente simili agli umani che a volte perfino noi dimentichiamo le differenze.
Alex sent che il sangue gli batteva con forza nelle tempie. Non riusciva a credere alle sue orecchie.
Erik, per favore, non vedi in che stato sono? lo interruppe, in tono esausto. Non  il momento di scherzare...
Smettila di dire stupidaggini.
Erik lo guard con tristezza.
Lo so,  difficile da accettare... Anche per noi  dura.
Viviamo nel mondo degli umani, perennemente nascosti.
E la cosa peggiore  che siamo cos simili... In realt siamo anche ci che sembriamo. Solo che, allo stesso tempo, siamo qualcosa di pi.
Alex non aveva le forze per continuare a protestare.
La voce di Erik suonava vergognosamente sincera. Non sapeva se voleva ascoltare il resto di quella rivelazione, ma in ogni caso ormai era troppo tardi per tirarsi indietro.
Non capisco borbott, chiudendo gli occhi. Che cosa siete allora? Spiriti? Immortali?
Ancora lo stesso sorriso triste negli occhi di Erik.
No, non pi. All'inizio era tutto diverso, ma quando scegliemmo questa forma, fu con tutte le conseguenze che ci comportava. Adesso nasciamo, viviamo e moriamo come voi. Amiamo e odiamo, abbiamo figli...
Tra di voi?
Alex pronunci quelle parole con una punta di gelosia.
Mentre Erik parlava, l'unica idea che gli martellava
in modo costante nel cervello era che lui e Jana erano uguali, che qualunque cosa fossero erano legati da vincoli dai quali lui sarebbe sempre stato escluso.
Erik sembr intuire i pensieri nascosti dell'amico e abbozz un sorriso beffardo.
Tra di noi, s, e anche con gli umani, anche se non succede frequentemente.
Allora, se  cos, perch diavolo insisti nel dire che non siete umani? Che cosa vi rende diversi dal resto della gente? I tatuaggi?
In un certo senso, s. Li usiamo per canalizzare la magia.
La magia non  una cosa innaturale, come voi credete, ma  tutto il contrario.  ovunque, impregna tutto l'universo, ogni frammento di materia, ogni creatura viva...
Voi siete l'unica eccezione, gli unici a esserne privi.
O forse ce l'avete anche, nascosta tra le pieghe della vostra complicata coscienza, soltanto che avete dimenticato come usarla. Vi siete allontanati troppo dal resto degli esseri, e ormai non c' modo di tornare indietro. O almeno questo  ci che crede la maggior parte dei miei. In realt, non vi conosciamo poi cos bene.
Siete come noi, vivete tra noi ma non ci conoscete
mormor Alex con un certo sarcasmo. E ti aspetti che ci creda...
Di cosa ti stupisci? Nemmeno voi conoscete voi stessi. Inoltre, la nostra storia  stata molto travagliata.
Lungo la strada, abbiamo perso molte cose, compresa la memoria delle nostre origini. Tutto ci che abbiamo sono leggende. A quanto pare, i clan sorsero contemporaneamente alle prime civilt umane, e la loro origine  legata all'invenzione della scrittura. C' chi dice che siamo simboli viventi... Non fare quella faccia sbigottita, in fin dei conti anche voi umani siete, in un certo senso, dei simboli. Insignificanti, effimeri tatuaggi sulla pelle del mondo, intrecci di parole e di significati.
Erik guard di nuovo di sbieco in direzione della porta chiusa,
e poi continu: L'unica cosa che sappiamo con certezza  che i primi clan furono sterminati. Poi risorsero, e scomparvero ancora.  un ciclo che si ripete in continuazione, ma un giorno lo spezzeremo.
E perch succede questo? domand Alex.
Erik lo fiss in modo strano.
Abbiamo dei nemici afferm lentamente. Sono pochi, ma tenaci. Non si fermeranno finch non ci avranno distrutti tutti. Finora siamo sempre riusciti a riprenderci, ma loro non perdono la speranza di annientare definitivamente i clan.
Appoggiato sul cuscino umido di sudore, Alex cercava di digerire tutte quelle informazioni.
Chi sono? chiese. Umani?
Erik fece un gesto ambiguo con le mani.
Li chiamiamo "guardiani" rispose. Ce ne sono quattro. Sono molto antichi, forse sono sempre esistiti...
Nessuno lo sa. L'unica cosa che sappiamo per certo  che la loro missione consiste nello sterminarci, e che sono stati sul punto di riuscirci varie volte. Da che abbiamo memoria, siamo sempre stati in guerra contro di loro...
E non si pu dire che stiamo vincendo. Il loro potere  immenso, niente pu reggere il paragone. Se si trovassero in questa stanza, io non potrei nemmeno vederli, a meno che non lo volessero. E il solo contatto con loro basterebbe per distruggermi. Non possiamo identificarli, n riconoscerli, n tanto meno toccarli. Quindi, come avrai capito,  molto difficile affrontarli;  una battaglia persa in partenza.
Eppure, nonostante tutto, siete sopravvissuti.
S... Finora. Ma  possibile che non ci resti molto tempo. Esiste una leggenda tra di noi, una specie di profezia, secondo la quale l'Ultimo Guardiano  il peggiore di tutti. Noi crediamo che i primi quattro guardiani siano immortali, ma che l'Ultimo sia un uomo. Lo chiamiamo il Guardiano delle parole. Sappiamo che 
gi nato e, secondo la profezia, nel suo diciassettesimo compleanno i clan, semplicemente, si estingueranno. Il suo odio ci canceller dalla faccia della terra!
Erik rise in un modo poco naturale per sdrammatizzare il suo racconto. Tuttavia, i suoi occhi erano pi cupi che mai.
Perch vogliono distruggervi? domand Alex.
Perch vi odiano tanto?
Erik riflett un momento prima di rispondere.
Forse pensano che abbiamo sottratto qualcosa agli umani, e che se sparissimo potrebbero recuperarlo.
Ed  vero?
Erik scroll le spalle.
 probabile ribatt in tono indifferente. Ogni simbolo  una semplificazione della realt. Se  vero che siamo simboli, suppongo sia questo che vi abbiamo sottratto: la comprensione della vera complessit del mondo, la percezione di ogni sfumatura di colore, ogni suono, ogni sensazione, ogni contatto... Pu darsi che questo sia il nostro potere: conservare ci che voi avete perso.
Alex ricord la valanga di sensazioni che l'avevano pervaso all'incontro con Jana, dopo che David gli aveva fatto il tatuaggio. E la stessa cosa si era ripetuta la mattina precedente nel cortile della scuola, un attimo prima del bacio. Una marea di forme, odori e suoni cos intensa da essere a malapena sopportabile.
Quindi  questo che fanno i tatuaggi: restituiscono al mondo la sua complessit, no?  questa la loro magia...
 il loro pericolo.  importante che tu lo capisca bene, Alex. Noi usiamo i tatuaggi sugli umani a nostro vantaggio. Loro, in cambio, ottengono parte di ci che noi abbiamo. Sentono di pi, vivono pi intensamente.
Ma se non fanno attenzione, tutto questo crea loro una dipendenza incontrollabile nei nostri confronti. E allora diventano Ghul.
In silenzio, Alex lo interrog con lo sguardo.
I Ghul hanno perso completamente la propria libert.
Sono schiavi dei Medu nel corpo e nell'anima. Vivono e muoiono per noi, quando lo decidiamo noi. Non tutti quelli che hanno un tatuaggio magico si trasformano in Ghul, ma  il primo passo.
Allora, tutte quelle trib metropolitane che si riuniscono nei cimiteri e che si impiantano protesi facciali per sembrare animali...
Erik annu.
Sono loro. Ora capisci quel che ti ho detto ieri nel cortile della scuola su Jana: non lasciare che ti renda schiavo, Alex. Non potrei sopportare che facesse questo... a te.
Alex osserv a lungo il viso sincero e cupo dell'amico.
E pensare che, fino a quella mattina, aveva creduto di conoscerlo bene!
E tu? domand con curiosit. A quanto mi hai detto, anche tu sei uno di loro. Perch dovrei fidarmi di te?
Erik non rispose subito.
Suppongo perch siamo amici disse. E qualcosa che n tu n io possiamo cambiare.
Alex si pass una mano sulla fronte e si rese conto di essere fradicio di sudore. Per qualche motivo, il racconto di Erik non l'aveva colto del tutto di sorpresa.
Eppure, a ogni modo, quella faccenda dei clan Medu
sfidava ogni logica, e le domande gli assalivano la mente una dopo l'altra, in modo spontaneo.
Quanti siete? Siete sparpagliati per il mondo?
Attualmente esistono sette clan, formati da qualche centinaio di membri ciascuno, pi i Ghul che controlliamo.
Ogni clan ha la propria "specialit magica", possiamo dire. Quello di Jana, come gi sai,  il clan Agmar. E
il mio  quello dei Drakul. I Drakul detengono il comando dei Medu, e mio padre... be', mio padre  il capo dei Drakul. Questo ci conferisce una posizione piuttosto
privilegiata tra i Medu, ma comporta anche un particolare pericolo.
E perch?
Erik sorrise senza allegria.
I capi degli altri clan sono sempre in agguato, nel tentativo di sottrarci il potere. Noi Drakul non siamo sempre stati il clan dominante... Accadde dopo lo sterminio, quando l'Ultimo fu sul punto di distruggerci.
Un mio antenato trov il modo di batterlo e di strappargli il potere. Ma torner, ne siamo sicuri. E i primi che cercher di eliminare saremo noi.
Credevo avessi detto che questo Ultimo Guardiano  un uomo e che  nato da poco. Come fece, allora, a scontrarsi con un tuo antenato?
Anche allora era un uomo... Ma un uomo diverso
rispose Erik, con fare enigmatico.
Vuoi dire che si reincarna in altri corpi?
Erik aggrott le sopracciglia.
Non esattamente. Ogni essere umano in cui l'Ultimo si reincarna  diverso dai precedenti. Ognuno possiede un corpo e un'anima diversi. L'unica cosa che hanno in comune  la sua conoscenza, il suo potere.  il potere di passare dall'uno all'altro, di rinascere in corpi ed epoche diversi.
Erik si alz di nuovo per dare un'occhiata al corridoio.
Poi torn a occupare la sua sedia vicino alla testata del letto.
Mentre l'amico andava e veniva, la mente di Alex continuava a cercare risposte.
Dici che ci sono solo sette clan, con qualche centinaio di membri ciascuno. Non siete tantissimi... Eppure io comincio
a sentirmi circondato da Medu da tutte le parti!
Erik annu grave.
In un certo senso, non sbagli. Noi Medu non possiamo vivere in qualunque posto. Ci sono luoghi speciali in cui ci sentiamo protetti, e ci concentriamo l. Questa
citt  uno dei nostri santuari. E dentro la citt abbiamo i nostri posti preferiti: la Vecchia Colonia e la scuola Gli Olmi sono due di essi.
Quindi la scuola...  un vostro santuario!
Erik sorrise.
Non significa che non ci sia anche gente normale.
Gli studenti sono per la maggior parte umani, ma ci sono anche dei Medu,  chiaro.
E i professori lo sanno? Voglio dire... quanta gente
'normale' sa della vostra esistenza?
Erik inclin la testa, sovrappensiero.
Non lo so ammise. Non molta, credo. I clan sanno proteggere i propri segreti. Il preside ne  al corrente, e anche alcuni professori. Ma come ti ho detto, Gli Olmi per noi  un luogo molto speciale.
Alex si morse il labbro inferiore.
E io? E mio padre? Che cosa abbiamo a che fare con voi?
Un'ombra di sospetto attravers fugacemente il volto di Erik.
Perch tiri fuori tuo padre? domand.
Alex lo osserv con curiosit.
Anche lui sapeva tutto, no? Per questo  morto. Me l'ha
detto David... Che  morto perch sapeva troppo. E che il suo assassino  lo stesso che ha ucciso i suoi genitori.
Cerc di scrutare gli occhi di Erik, che d'un tratto avevano assunto un'espressione impenetrabile.
David ti ha mentito, Alex disse il ragazzo quasi con scherno. Il problema non era tuo padre, non lo  mai stato. Non pensavo di dirtelo per ora, ma  meglio che tu non ti faccia idee sbagliate. Il problema sei tu.
Alex sorrise senza comprendere.
Ma io so soltanto ci che mi hai raccontato tu, e ci che mio padre...
Tuo padre voleva solo proteggerti. Per questo  morto. Non capisci? Sappiamo che l'Ultimo Guardiano
 gi nato. La profezia comprendeva la data e il luogo.
Il luogo  questa citt, e la data coincide con quella della tua nascita... Capisci dove voglio arrivare?
Alex sent un senso di vertigine. Per alcuni istanti, la stanza gli gir attorno a tutta velocit, costringendolo a chiudere gli occhi.
Quando torn ad aprirli, il movimento era cessato.
Sei pazzo farfugli. In questa citt ci saranno centinaia di persone nate nel mio stesso giorno. E poi non ha alcun senso...
Forse no. Ma i segni coincidono. Molti dei nostri credono che tu sia il nuovo Guardiano delle parole. Perci ti teniamo d'occhio da anni. Perci io e Jana siamo in classe con te dalle elementari. Tuo padre doveva averlo scoperto, e immagino che per questo l'abbiano ucciso.
Immagini? Nient'altro? domand Alex, quasi gridando.
Mi hai appena detto che tu sei il figlio del capo dei Medu e che hai passato la vita a tenermi d'occhio... Credi di riuscire a convincermi di non sapere chi l'ha ucciso?
Erik evit il suo sguardo e pos gli occhi sulla finestra sporca.
Pensa quello che vuoi. Non avrei dovuto raccontartelo...
Ma prima o poi l'avresti scoperto.
Un pesante silenzio, denso come la nebbia, cal tra i due amici.
E nel caso in cui fosse vero... Se io fossi chi pensate che sia, che cosa dovreste farne di me?
Erik sostenne brevemente il suo sguardo.
Distruggerti rispose, senza il bench minimo tremito nella voce. Ma non sei tu, Alex... L'ho sempre saputo, e adesso ne sono pi sicuro che mai. I guardiani non possono essere tatuati, sono invulnerabili alla nostra magia.
Quindi David ti ha fatto un favore... Se  riuscito a tatuarti,
vuol dire che non sei il Guardiano delle parole.
Alex strinse i pugni sotto le lenzuola. Non riusciva a controllare pi la rabbia.
Perfetto ringhi.  una fortuna che tu non debba uccidermi. Adesso possiamo continuare la farsa di essere amici come se nulla fosse.  stupendo avere amici come te, Erik.
Il ragazzo l'osserv con un'espressione ferita.
Il fatto che io abbia compiuto la mia missione di sorvegliarti non significa che io non sia tuo amico disse in tono risentito. Ti avrei protetto se fosse stato necessario...
Mettendo i tuoi in pericolo?
Erik era diventato pallido.
No. Questo no ammise. Ma ho sempre saputo che non avrei dovuto scegliere, perch tu non eri quello che loro credevano.
Alex gir il busto sul letto e sprofond il viso nel bianco ingrigito del cuscino. Si sentiva stanco morto.
Puoi girare la manovella per abbassare quest'affare?
domand. Voglio dormire un po'.
Ancora? Ma se hai dormito per quasi due giorni...
Il sorriso di Erik non trov riscontro sul volto di Alex.
Quando l'amico inizi a girare la manovella del letto, il ragazzo si gir di nuovo e si concentr sul movimento del materasso, che stava salendo, e non scendendo.
Dall'altro lato mormor. Ti ho detto di abbassarlo...
Fu allora che not un libro appoggiato sul tavolino pieghevole portavivande, ai piedi del letto. Prima, quando era pi steso, non l'aveva visto.
Era il libro di astronomia antica che aveva sfogliato un paio di giorni prima nello studio di suo padre, quello del simbolo con il veliero dorato.
Con la mano, fece un gesto a Erik perch lasciasse andare la manovella.
Che cosa ci fa qui quel libro? domand sorpreso.
L'ha portato tua sorella stamattina. Pare che, mentre deliravi, non facessi altro che chiederlo, cos tua madre le ha telefonato per dirle che te lo portasse. L'hai sognato?
Alex cerc di ricordare.
No, non mi sembra. Puoi avvicinarmelo?
Erik gli porse il libro con un sorriso.
Prima che ti svegliassi gli stavo dando un'occhiata.
C' un foglio con dei diagrammi molto strani, lo sai?
Alex scorse in fretta le pagine del libro fino a trovare il foglio di cui aveva parlato Erik. Era lo stesso che lui aveva esaminato due giorni prima.
Ti riferisci a questo, no?
Erik annu.
Sai cosa significa? domand a sua volta.
Alex scosse la testa.
Non ne ho idea.
La porta della stanza si apr in quel momento con molta delicatezza.
Alex, tesoro! Ti sei svegliato!
Sua madre entr come un uragano, si sedette sul bordo del letto e gli prese entrambe le mani. Sul suo viso bruno ed espressivo era comparso un sorriso radioso.
Era da molto tempo che non sorrideva cos... era davvero contenta, e sollevata.
Ti avevo detto di avvisarmi se ci fossero stati dei cambiamenti, Erik disse, rivolgendosi all'amico del figlio con aria di rimprovero. Si  svegliato da molto?
Come ti senti, tesoro?
Ho un po' di nausea, ma sto bene rispose Alex, sorridendo.
Mi dispiace di averti spaventata.
L'importante  che sia tutto passato. Ora vediamo cosa dir il medico...
Io vado interruppe Erik. Ora che sei sveglio, non ho pi scuse per stare qui, quindi dovr tornare a scuola.
Ti chiamo quando ti mandano a casa.
Grazie di tutto, Erik disse la madre di Alex, alzandosi.
Sei un buon amico. Alex  fortunato ad averti...
Vero, Alex?
I due ragazzi si fissarono in silenzio per qualche secondo.
Saluta Jana da parte mia aggiunse Alex in tono di sfida. Lo farai?
Le dir che stai bene ribatt Erik, gettandosi la giacca sulle spalle. Suppongo che ne sar contenta.
...
.
...
Capitolo 2.
...
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...
Helena, la madre di Alex, era una donna minuta, dagli zigomi marcati e dai grandi occhi del colore del miele che sembravano sempre sorpresi. Mentre sentiva le sue dita fragili e affusolate sulle sue, Alex la studi con stupore, come se non la vedesse da molto tempo.
Non sei andata al laboratorio osserv perplesso.
Un velo di colpevolezza adombr quegli occhi ingenui che un attimo prima erano apparsi pieni di allegria.
Alex, credi che ci sarei andata in un giorno del genere?
Ero cos preoccupata, tesoro. Lo so che ultimamente passo molto tempo al lavoro, ma non significa che non...
vi amo tantissimo, te e Laura. Siete la cosa che amo di pi al mondo.
Alex le strinse la mano tra le sue.
Lo so, mamma. E a me e Laura non importa se...
Si interruppe, senza sapere come continuare.
Siete sempre stati molto indipendenti, tutti e due. In questo avete preso da vostro padre. Perci so che posso fidarmi di voi. Quello che faccio  un lavoro importante, tesoro. So che se non lo facessi io lo farebbe qualcun altro, ma ho la fortuna di essere io a portarlo avanti, e non faccio del male a nessuno se prendo le cose sul serio.
Troppe spiegazioni, pens Alex, sentendosi male per lei.
Certo che no afferm con calore. Noi lo capiamo.
 la cosa migliore per te.
Si guardarono un attimo, sorridenti e contemporaneamente a disagio.
Ero cos preoccupata, Alex disse sua madre, tornando seria. Hai avuto la febbre altissima, e i medici non capivano che cosa ti stesse accadendo. Stanotte ti hanno sottoposto a uno scanner cerebrale, che ci ha tranquillizzati un po'... Che cosa ti  successo?
Alex abbozz una smorfia infantile. Un tempo, sua madre rideva a crepapelle quando faceva quella faccia, ma questa volta non rise. I suoi occhi rimasero fissi su di lui con un'espressione inquisitoria.
Stavo parlando con una ragazza della scuola e, all'improvviso,  diventato tutto nero. Mi sono accorto che stavo cadendo a terra... E poi non ho pi sentito nulla.
Sar stato un mancamento, non avevo mangiato molto a colazione...
 stato qualcosa di pi di un mancamento l'interruppe sua madre. Un mancamento non d febbre... E
il tatuaggio? Quando te lo sei fatto? Avresti dovuto chiedermi il permesso.
Mi dispiace, mamma,  stato un impulso.
Non sai quanto pu essere pericoloso farsi una cosa del genere in condizioni igieniche poco sicure?
Scommetto che ti sei preso un'infezione... Ho richiesto che ti
facciano delle analisi, spero che non sia troppo grave.
Io non credo che sia stata colpa del tatuaggio, mamma.
Il ragazzo che me l'ha fatto ha preso tutte le precauzioni.
 un professionista, sa quello che fa.
Sua madre inarc le sopracciglia, arrabbiata.
Un professionista a quindici anni? Andiamo, Alex, non raccontarmi frottole. So che te l'ha fatto il fratello di quella ragazza, Jana. Me l'ha detto Erik.  incredibile che le autorit non intervengano;
dev'essere totalmente illegale. Sono due minorenni che mandano avanti
un'attivit, e che genere di attivit! Ma  ovvio, nessuno li tocca. La loro famiglia era un'istituzione in questa citt, e ci ha molto peso.
Conoscevi i loro genitori? domand Alex con curiosit.
Helena neg con la testa.
Loro non venivano mai alle riunioni dei genitori della scuola. Ma ho visto delle foto della madre, certo.
Sui giornali. Era molto conosciuta... Un'artista, faceva allestimenti e cose simili.
Alex dubit un momento prima di formulare la domanda successiva.
E pap la conosceva?
Sua madre lo guard accigliata.
Tuo padre? S, certo, si conoscevano dalle superiori.
Avevano studiato tutti e due a Gli Olmi... E sai com' quel posto, ammettono solo gente molto selezionata.
Lo disse come se la cosa la disgustasse, pur non azzardandosi a dichiararlo apertamente. Poi si zitt e fiss suo figlio per qualche secondo. Dava l'impressione di non sapere come continuare.
Alex, stai uscendo con quella ragazza? domand infine a bassa voce.
Lui impieg un attimo per rispondere.
No, ma mi piacerebbe ammise. Perch? Hai qualcosa in contrario?
Sua madre si mosse sul letto, inquieta.
Non voglio mettere il naso nella tua vita si scus.
Non sono mai stata quel tipo di madre... Ma almeno devi ascoltare la mia opinione. Non credo che quella ragazza sia adatta a te.
Parli come se dovessi sposarla domani scherz Alex.
Sul serio, mamma, credo che tu stia esagerando...
Non prenderla troppo alla leggera. Ascoltami, tesoro, non ho niente contro Jana; ma credo che tu sia troppo
giovane per prendere cos sul serio una ragazza e... be',  chiaro che ti influenza in modo piuttosto negativo.
Mamma, il fatto che io sia svenuto in cortile mentre parlavo con lei non vuol dire che sia stata colpa sua. Sarebbe potuto succedere in qualunque altro posto...
S, ma ti  successo mentre eri con lei insist sua madre con ostinazione. Proprio dopo esservi baciati.
Quindi le cose stavano cos. Qualcuno aveva raccontato a sua madre la storia del bacio; probabilmente Erik, o forse Laura.
Di, mamma, non crederai che io sia svenuto per aver baciato una ragazza, no? disse, sorpreso dalla propria disinvoltura.  ridicolo.
A me non sembra cos ridicolo ribatt lei, arrossendo leggermente. Quando conobbi tuo padre, quando iniziammo a uscire... insomma, non sono mai arrivata a svenire dall'emozione, ma credo di esserci andata vicina varie volte. So che cosa significhi essere innamorati, e per questo non vorrei che ti accadesse con la persona sbagliata.  solo questo che cerco di dirti, tesoro... Jana  una ragazza strana, lo  sempre stata. Non voglio vederti soffrire per colpa sua.
Alex la guard serio. Lo sorprendeva molto il fatto che sua madre insistesse tanto su questa faccenda, e ancor di pi in un momento del genere, appena svegliatosi da un lungo periodo in cui era rimasto privo di sensi.
Non si pu scegliere di chi innamorarsi mormor, distogliendo lo sguardo. Succede e basta. Ma se sei preoccupata per i tatuaggi, puoi stare tranquilla. Non me ne far altri. Non ci saranno infezioni, n contagi, n niente del genere.
Stranamente, a queste parole sua madre sembr molto sollevata.
Meno male sbuff, confortata. Devi perdonarmi, non riesco a evitarlo... Sono una microbiologa, e so troppe cose sui contagi per non essere consapevole del
pericolo che hai corso a causa di questa pazzia. Mi sorprende che tu non ci abbia pensato. Come hai potuto metterti nelle mani di un ragazzo di quindici anni? Che cosa pensavi di fare?
Alex sorrise.
Te l'ho detto mamma,  stato un impulso. Ma non succeder pi, te lo prometto.
In quel momento bussarono timidamente alla porta.
Helena and ad aprire e si scost sorridente per lasciare entrare la figlia pi piccola.
Ti sei svegliato! grid Laura, buttandosi sul fratello come un tornado.
Prima che potessero dirsi qualcosa, entr un'infermiera per cambiare la sacca della flebo. Era una donna asciutta, sulla cinquantina. L'attenzione di Alex fu attirata dai suoi deformati zoccoli rossi, che non sembravano abbinarsi molto bene al resto dell'uniforme.
Anche lei si mostr alquanto compiaciuta nel vederlo sveglio.
Perch non mi avete avvisata? comment, guardando Helena con aria severa. Vado a chiamare il neurologo;
aveva detto di tenerlo al corrente di qualunque novit... Vediamo, mettiti questo aggiunse, infilandogli un termometro a mercurio sotto il braccio.
Torner a togliertelo tra dieci minuti e avviser il dottore disse la donna.
Una volta uscita, Laura e Alex si guardarono sorridendo, senza prestare troppa attenzione alla madre, che si era messa un po' in disparte e restava in piedi vicino alla finestra. Talvolta, la complicit che esisteva tra i due fratelli faceva s che Helena si sentisse esclusa.
Tuttavia, Alex non tard molto a rivolgersi a lei.
Ho sognato pap afferm sovrappensiero. Era il giorno della sua morte... Dov'ero io quel giorno? Mi sembra di ricordare che, quando me l'hanno detto, ero con Erik.
Eri andato a giocare a casa sua conferm sua madre, guardandolo con attenzione. Telefonai ai suoi per chiedere che ti tenessero l fino a sera. Laura era da una vicina... Quanto a me, mi hanno interrogato per ore.
Le mani di Laura si erano contratte sul lenzuolo di Alex, e i suoi occhi interrogavano il volto del ragazzo con una muta espressione di rimprovero.
Alex cerc di trasmetterle tranquillit con un sorriso.
Avevano taciuto per troppo tempo, e non per questo avevano sofferto di meno. Il silenzio era diventato una barriera tra i due fratelli e la madre. Un giorno avrebbero dovuto abbatterla... Perch non cominciare il prima possibile?
Inoltre, sapeva che le parole che stava per dire sarebbero state una consolazione per Helena.
Sai, mamma? Dopo tutto questo tempo, sono sempre pi convinto che tu avessi ragione. L'hai sempre avuta...
Pap non si  suicidato;  impossibile. Qualcuno l'ha assassinato.
Si interruppe, chiedendosi se si fosse spinto troppo oltre. Sua madre e sua sorella lo fissavano con gli occhi spalancati.
Sono felice che tu sia d'accordo con me, Alex mormor sua madre. Ma non capisco che cosa ti abbia fatto pensare a tuo padre proprio adesso.
Non lo so. Forse ci che mi  successo mi ha fatto pensare alla morte. Ho ricordato, ho collegato... Pap non era il tipo di persona che si suicida.
Sua madre sospir e svi lo sguardo verso la finestra.
Magari potessi sapere cos' successo quel giorno
sussurr. Ho cos tanto bisogno di saperlo...
Laura and verso di lei e le accarezz una guancia, mentre Alex le osservava con un nodo alla gola.
Non ti preoccupare, mamma disse. Un giorno lo scopriremo.
...
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...
Capitolo 3.
...
.
...
La mattina dopo essere stato dimesso dall'ospedale, Alex non and a lezione. Sua madre aveva insistito perch rimanesse a casa un paio di giorni in pi, finch non si fosse ripreso completamente. Aveva perfino inviato una mail alla sua tutor (che non conosceva ancora) per giustificare l'assenza.
Era molto strano. Ci che Alex aveva detto in ospedale riguardo alla morte di suo padre aveva rincuorato moltissimo Helena, contrariamente a quanto aveva temuto Laura. Quello stesso pomeriggio, dopo che il medico aveva visitato suo figlio e deciso di mandarlo a casa, dichiar di non aver intenzione di tornare in laboratorio quel giorno, e propose di vedere un film tutti insieme. I suoi figli accettarono perplessi. Era la prima volta dopo anni che loro tre si riunivano per fare qualcosa che non fosse mangiare o andare a fare spese.
Di ritorno verso casa, comprarono il dvd di un vecchio film e un'enorme quantit di pop-corn. E finita la visione,
rimasero tutti e tre ancora un po' a parlare davanti al televisore spento. Era stato divertente... Quasi come ai vecchi tempi.
Forse per questo, quella mattina Alex si era svegliato di buonumore. L'inquietante storia dei clan Medu
che Erik gli aveva raccontato il giorno prima gli stava ancora martellando in qualche angolo del cervello, ma nonostante tutto si sentiva sollevato. Qualcosa aveva iniziato a cambiare in quella famiglia distrutta da tempo;
forse stavano cominciando a recuperare la loro madre...
In quel momento, gli importava pi del tatuaggio e dei clan.
Quando suon il campanello, and ad aprire sovrappensiero, ricordando una scena del film in bianco e nero che avevano visto il pomeriggio prima. Ma aprendo la porta, tutto cambi di colpo. Oltre la soglia c'era Jana.
Sono contenta che tu sia sopravvissuto! esord la ragazza allegramente, entrando nell'ingresso senza attendere che Alex l'invitasse a farlo. Ci hai fatto prendere uno spavento.
Alex la guard per un momento senza sapere cosa dire.
Non dovresti essere a scuola? balbett infine.
I grandi occhi vellutati di Jana lo fissarono con una certa malizia.
Non mi ringraziare, per me  un piacere venirti a trovare
aggiunse con una finta riverenza. Sul serio, ti senti bene?
Sto molto bene si affrett a rispondere Alex. Vieni in cucina. Vuoi qualcosa da bere?
Senza aspettare una risposta, inizi a farle strada lungo il corridoio. Si sentiva bene, era vero, ma non quanto prima che fosse comparsa Jana. La sua vicinanza faceva s che gli oggetti attorno a loro prendessero vita, che gli imponessero i loro colori, le loro forme e il loro contatto con una nitidezza quasi dolorosa. Mai prima di allora, per esempio, aveva notato il leggero odore di polvere che emanava il tappeto del corridoio, n la minuscola crepa nel vetro di uno dei quadri incorniciati che decoravano le pareti grigie. Ogni dettaglio lo assaliva con un'angosciante chiarezza, impedendogli di concentrarsi sulle idee. Si domand se sarebbe sempre stato cos
d'ora in avanti, se ogni volta che Jana gli si fosse avvicinata il mondo si sarebbe trasformato di colpo attorno a lui. E fosse stato solo questo... Ancora una volta, dentro di s maled David per ci che gli aveva fatto.
In realt non sapevo se venire confess Jana quando entrarono in cucina. So che  tutto molto difficile per te, e mi dispiace. Voglio dire, il tatuaggio, il fatto di non poterci toccare...
Per te  difficile? domand brusco Alex.
Jana pos lo sguardo sui fornelli in vetroceramica.
S mormor con voce quasi impercettibile.
Poi torn a guardare il ragazzo e sorrise quasi con aria di sfida.
Hai del caff? domand in tono leggero. Muoio dalla voglia di bere un caff, non ho avuto il tempo di fare colazione prima di uscire di casa.
Alex mise la caffettiera sul fuoco con un gesto meccanico.
 di questa mattina, ma se vuoi lo rifacciamo...
No, no, andr benissimo.
Mentre il caff si scaldava, si sedettero l'uno di fronte all'altra. Per qualche secondo si guardarono in silenzio.
Erik  venuto a trovarmi in ospedale disse all'improvviso Alex. Mi ha raccontato un sacco di cose su di voi... Su di te.
In circostanze normali, Alex non avrebbe notato il cambiamento nel colore della pelle della ragazza. Ma il tatuaggio faceva s che, in sua compagnia, tutti i sensi si acuissero al massimo, e questo gli permise di captare il lievissimo rossore che era comparso sulle sue guance.
Trattandosi di Erik, immagino che non ti avr detto niente di buono.
Perch vi odiate tanto?
Jana gli sorrise in modo strano.
Credi che Erik mi odi? domand in tono canzonatorio.
Be', non mi sorprenderebbe se lo credesse anche
lui... Ma ci che prova per me  un po' pi complicato di cos.
Ad Alex non piacque l'insinuazione che aveva creduto di percepire in quelle ultime parole.
Stai cercando di dirmi che... gli piaci?
Se gli piaccio? No, non credo che sia questo. Diciamo che lo "turbo", lo rendo nervoso. Non sa cosa pensare di me. Lo sconvolgo, ed  una cosa grave.
Alex si alz dalla sedia e and a prendere il caff.
Non voleva che Jana si accorgesse del suo disagio, quindi rimase per un po' occupato a cercare plum-cake e biscotti in un armadietto, dandole le spalle.
Io ho avuto l'impressione che sapesse benissimo cosa pensare di te mormor senza voltarsi. E non era un pensiero esattamente lusinghiero.
Jana emise una risata cristallina.
Povero Erik! comment. La gelosia dev'essere terribile per uno come lui.
Alex si gir verso di lei con un pacchetto di biscotti al cioccolato in una mano e una busta di plum-cake nell'altra.
Per qualche istante, si guardarono dritto negli occhi.
Non gli piaceva che Jana prendesse in giro il suo amico.
Inoltre, aveva l'impressione che lei stesse solo cercando di distogliere la sua attenzione da ci che era davvero importante.
Mi ha raccontato la storia dei clan le disse, scrutando l'oscurit dei suoi occhi.  incredibile, ci metter un po' per mandarla gi. Anche se, in realt, in un certo senso credo di averlo sempre saputo; so che sembra assurdo, ma ho questa sensazione.
Un misto di rabbia e inquietudine trasform lo sguardo di Jana.
Ti ha parlato dei clan mormor pensierosa. Immagino che l'avr fatto con il permesso di suo padre...
Altrimenti  nei guai. Coinvolgere un umano nella nostra storia non  una cosa da fare tanto alla leggera.
Non  stato lui a coinvolgermi rispose rapidamente Alex. Siete stati voi, tu e David. Ormai ci sono dentro, che ti piaccia o no. La colpa  del tatuaggio.
Jana si serv un po' di caff nella tazza che Alex le aveva porto. Sulla sua bocca comparve una smorfia di scherno.
Andiamo, Alex, non essere ingenuo. Credi che la colpa di tutto sia il tatuaggio? Tu eri gi coinvolto nella nostra storia, pur non sapendolo. O credi che Erik ti sia stato vicino per tutto questo tempo per caso? Ti ha sorvegliato per tutti questi anni.
Alex gir il caff nella propria tazza, accigliato. Cominciava ad avere l'impressione che la rivalit tra Jana ed Erik fosse pi forte di ci che entrambi provavano per lui.
Lui dice che, in realt, mi stava proteggendo. Mi ha raccontato della profezia... Tutta la storia del Guardiano delle parole.
Il sorriso di Jana si trasform in una smorfia storta.
Che imbecille... Allora te l'ha detto? Ti ha detto tutto?
Alex bevve un lungo sorso di caff prima di annuire.
Era compiaciuto di poter tenere Jana cos, sulle spine, sebbene fosse solo per qualche istante.
Mi ha raccontato che voi Medu credete che io sia l'Ultimo Guardiano, o che potrei esserlo. Quello che non capisco  perch non mi abbiate gi distrutto, se pensate che io possa essere tanto pericoloso...
Distruggerti prima del tempo non servirebbe a nulla
rispose Jana in tono sbrigativo. Non te l'ha detto questo? Dovrebbe avvenire appena prima che tu compia diciassette anni. Per una settimana, lo spirito dell'Ultimo diventer talmente forte in te che quasi non sembrerai umano, anche se non sarai nemmeno immortale. Solo in quel momento sarai vulnerabile. Se tu morissi prima, il potere dell'Ultimo non farebbe altro che cambiare luogo.
Passerebbe a un altro umano, ma non verrebbe distrutto.
La missione di Erik  di sorvegliarti finch non arriver il momento chiave... E allora ti consegner ai suoi perch ti uccidano.
Solo quelli del suo clan conoscono il segreto per farlo.
Alex sent un orribile vuoto allo stomaco. Non poteva essere vero che il suo migliore amico volesse farlo fuori. Erik gli aveva detto che non era cos, e desiderava credergli.
Erik non crede che io sia l'Ultimo afferm con apparente tranquillit.
Quelle parole sembrarono scioccare Jana.
Non ci crede? ripet. E perch non dovrebbe? Tutti i Drakul ci credono, per questo Ober ha inviato suo figlio in persona per controllarti.
Be', Erik non ci crede insist Alex. Ed  possibile che adesso non ci creda nemmeno il resto del suo clan.
A quanto mi ha detto, David mi ha fatto un gran favore a tatuarmi... Si suppone che i guardiani non possano essere tatuati.
Jana giocherellava in silenzio con il cucchiaino da caff, formando piccole onde marroni dentro la tazza.
Su questo forse ha ragione mormor sovrappensiero.
Forse David aveva contato su questo. Francamente, non so se ci conviene... Ora inizieranno a pensare a cose che prima non gli erano mai venute in mente.
Capisco; insomma, il fatto che non vogliano pi uccidermi
potrebbe essere un male per te.
Jana lecc il cucchiaino lentamente, con un lampo di scherno nello sguardo.
Non prenderla sul personale ribatt. Questa storia  molto pi complessa di quanto sembri, e tu sei solo una pedina in un gioco tra clan molto pi complicato. Se tu fossi l'Ultimo le cose cambierebbero, certo. Ma io ho sempre saputo che non lo sei... Mia madre aveva le prove per dimostrarlo. Per questo l'hanno assassinata.
Alex si mise a ridere senza smettere di fissarla. La freddezza di Jana in un momento come quello non poteva fare altro che divertirlo.
Va bene, non la prender sul personale disse quando riusc a smettere di ridere. Se cercheranno di uccidermi, mi ricorder che sono solo una pedina in un gioco molto pi importante e che non devo rimanerci troppo male.
All'improvviso i suoi occhi si rabbuiarono.
E mio padre? domand. Nemmeno questo devo prenderlo sul personale? David non sembrava pensarla cos... Mi ha detto di avermi fatto il tatuaggio per convincermi a collaborare con voi per scoprire l'assassino dei vostri genitori, che ha ucciso anche mio padre.
Jana si morse il labbro inferiore.
Ti ha detto cos? domand, sforzandosi di non sembrare troppo sorpresa.  tipico di David...
Be',  l'unica cosa sensata che mi abbiate raccontato finora la interruppe Alex con asprezza. Ascolta, Jana, tu sai che cosa provo per te, ma non significa che sia disposto a permetterti di prenderti gioco di me. Tu ed Erik state cercando di usarmi, non so a quale scopo. Entrambi state cercando di convincermi che l'altro mi considera un pericolo e che vuole uccidermi. Mi dispiace dirlo, ma tutto questo mi sembra un po' surreale. Invece David mi ha messo su una pista che vale la pena seguire. Tutti credevano che mio padre si fosse suicidato, ma tuo fratello ha le prove che dimostrano il contrario. L'hanno ucciso...
Vedi? Questo s che mi interessa. Perci sono disposto a cooperare. Voglio sapere cos' successo, e voglio sapere chi  stato. Il resto... insomma, tutta questa storia per cui io potrei essere una specie di angelo sterminatore dei vostri clan  talmente ridicola che non capisco come qualcuno possa prenderla sul serio.
Jana lo osserv per qualche secondo con uno sguardo calcolatore.
Ti senti troppo normale, vero? disse a bassa voce.
Troppo comune per credere che dentro di te batta qualcosa di cos
potente come il potere dell'Ultimo. Eppure, se cos fosse,
tra pochi mesi cominceresti a sentirlo...
La data si avvicina. E, Alex, non conta che cosa credi tu, l'importante  che cosa credono gli altri. Io sono dalla tua parte, ed  possibile che anche Erik lo sia, anche se di sicuro, quando arriver il momento, far ci che suo padre gli ordiner. Ma a ogni modo ci sono molte altre persone nei clan, e hanno paura... Il tatuaggio pu aiutare a convincere molti del fatto che tu non sia quello che credono, ma non convincer tutti. Sei ancora in pericolo, e non dovresti prenderla sul ridere.
Benissimo, non la prender sul ridere, allora replic Alex. Ma continua a interessarmi di pi il resto...
L'assassinio di mio padre, e il possibile legame con la morte dei tuoi genitori. A te non interessa? domand con curiosit.
Certo che s rispose Jana, cupa. Ma non vedo come tu possa avere successo in ci che io e David non siamo riusciti a fare. Non ti offendere, ma non sei altro che un normalissimo umano, e non credo che un umano possa scoprire quello che due discendenti di Agmar non sono riusciti a scoprire.
Alex la fiss a lungo negli occhi.
Ho visto l'assassino confess in tono sereno.
Questa volta era riuscito a sorprendere davvero Jana.
Il respiro della ragazza divenne pi rapido e agitato.
Non serviva l'intensificazione dei sensi provocata dal tatuaggio per accorgersene.
Non ti capisco mormor. Quando l'hai visto? Come sai che era lui?
Era di fianco al cadavere di mio padre, a frugare nelle sue tasche.
Il pallore di Jana aumentava sempre di pi.
Eri l quando  successo? Perch non me l'hai raccontato prima? Perch non l'hai detto a David?
Io non ero l, Jana. Ma ho fatto un sogno quando ho perso i sensi, dopo averti baciata. In realt, credo si sia
trattato pi che altro di una visione. L'assassino era di fianco a mio padre, e gli ha sparato. Non so se sarei in grado di riconoscerlo in viso... Era coperto da ombre.
Ma ho visto le sue ali: due ali meravigliose, ricoperte di occhi dorati. Qualunque cosa fosse quella creatura, non sembrava umana.
Potrebbe essere Ardrach sussurr la ragazza con gli occhi spalancati per la paura.  cos che viene descritto nelle cronache...
Chi ?
Un antico demone alato, un essere di un'altra ra.
Dicono che Drakul, il fondatore del clan a cui appartiene Erik, lo invoc per sconfiggere l'Ultimo Guardiano, salvando cos i Medu dalla distruzione completa. Ma non sapevo che... non immaginavo che fosse tornato.
Alex rimescol con il cucchiaino lo zucchero attaccato sul fondo della tazza di caff, impegnato nel tentativo di controllare il tremore della mano.
Credi che l'abbia inviato qualcuno?
Jana emise una risata sommessa.
Certo che l'ha inviato qualcuno. Ardrach  legato ai Drakul da secoli... Devono essere stati loro.
Alex alz lo sguardo dalla tazza di caff e lo fiss sul viso marmoreo di Jana.
Ancora Erik disse a bassa voce.
Lui era molto giovane quando tuo padre mor. Pu darsi che non sappia nemmeno cosa sia successo... No, piuttosto darei la colpa a suo padre, Ober.  lui l'attuale capo dei Drakul, ed  convinto che il destino l'abbia scelto per annientare l'Ultimo, come fece il suo antenato.
Quindi mio padre sarebbe morto nel tentativo di proteggermi. Ma perch quel mostro non uccise me, invece di prendersela con lui? Sarebbe stato molto pi facile, allora ero solo un bambino indifeso...
Te l'ho gi spiegato replic Jana con una certa impazienza.
Se fossi morto allora, il potere dell'Ultimo sarebbe
passato a un'altra persona. Era meglio tenerlo d'occhio finch non fosse arrivato il momento.
I due rimasero in silenzio per qualche minuto, ognuno immerso nei propri pensieri.
Quell'essere ha parlato disse Alex all'improvviso.
Jana aggrott le sopracciglia.
Ricordi che cosa ha detto? domand. Potrebbe essere importante...
Alex esit prima di rispondere. Era consapevole del fatto che Jana gli aveva mentito gi in diverse occasioni e non voleva correre inutili rischi rivelandole informazioni di cui lei non era a conoscenza. Ma d'altra parte sapeva che, se voleva fare un passo avanti nel chiarire che cosa fosse accaduto a suo padre, aveva bisogno di contare su di lei.
Ha parlato di una pietra confess infine. Ha chiesto a mio padre una pietra blu in cambio della vita... Ma nonostante questo lui non gliel'ha data.
Jana si era alzata come spinta da una molla. Appoggiandosi con le mani al tavolo della cucina, si chin verso il ragazzo con gli occhi che le brillavano.
Una pietra blu. Ma certo, doveva essere cos mormor quasi senza articolare i suoni. Apparentemente, non la preoccupava troppo il fatto che Alex potesse sentirla o meno. Finalmente tutto quadra. Tutti i pezzi del puzzle...
Sai di che pietra si tratta? domand Alex, stupito.
Per tutta risposta, Jana si port una mano al collo e accarezz con due dita una zona di pelle proprio al centro, tra le due clavicole.
Allora accadde qualcosa di incredibile. L dove Jana aveva passato le dita, si materializz una piccola pietra ovale di un blu intenso. All'inizio fu solo un frammento, e poi, a poco a poco, crebbe fino a raggiungere le sue dimensioni finali. Dopodich un ricciolo d'argento si incaston sulla pietra e su entrambi i lati, e uno dopo
l'altro, attorno al collo della ragazza apparvero i due sottili lembi di una catenella d'argento.
La Luna Blu di Sarasvati mormor lei, senza smettere di accarezzare il gioiello. Era questo che voleva il demone. Per questo ha ucciso tuo padre.
Alex si domand se stesse avendo un miraggio. Per un attimo, chiuse le palpebre con forza, finch l'oscurit si riemp di sprazzi di luce rosata. Quando riapr gli occhi, la pietra era ancora l.
Che cos'? riusc a chiedere.
Non lo so esattamente borbott Jana. Mia madre doveva saperlo, ma  morta troppo presto -e non ha avuto il tempo di spiegarlo n a me n a David. L'ho trovata nella sua stanza, nascosta da un incantesimo potentissimo...
Lo stesso che uso io adesso per portarla sempre al collo senza che nessuno la veda.
Ma ha qualche significato? Perch qualcuno vorrebbe uccidere per averla?
Jana si strinse nelle spalle.
Ogni clan Medu  specializzato in una branca della magia. La specialit del clan Agmar  costituita dalle visioni.
Possiamo vedere cose che non sono ancora successe, e questo ci permette di fare in modo che accadano o che non accadano mai, a seconda di cosa ci conviene.
Ma le visioni durano poco, e non sono sempre chiare. A
volte le proteggiamo racchiudendole in un oggetto, dove possono rimanere per molto tempo. Io sospetto che questa pietra contenga una visione, una visione molto importante... Ma per quanto ci abbia provato, non sono ancora riuscita a estrarla. L'unica cosa che so  che porta il tuo nome, come una chiave sonora che controlla il suo segreto.
Allora contiene una visione di tua madre?
Jana annu.
Probabilmente, una visione che ti riguarda.
La mente di Alex lavorava a un ritmo vertiginoso.
Forse  la prova che io sono l'Ultimo disse, e sorrise pensieroso. O forse cos pensava il padre di Erik, e perci era tanto interessato ad averla.
No, non pu essere questo ribatt Jana. Mia madre non credeva che tu fossi l'Ultimo Guardiano. In caso contrario, non l'avrebbe nascosto. Proteggere l'Ultimo Guardiano significherebbe contribuire alla distruzione dei Medu, e mia madre non l'avrebbe mai fatto. A meno che...
Ameno che... cosa?
Mia madre, negli ultimi tempi prima della sua morte, aveva sfidato apertamente Ober. Forse la visione ha a che fare con questo.
S... Ma perch quella creatura credeva che mio padre avesse la pietra?
Forse la pietra era di tuo padre, che l'aveva data a mia madre perch la proteggesse con un incantesimo.
Pu darsi che fosse quello il motivo per cui tuo padre veniva spesso a casa nostra in quel periodo. Io e David ci ricordiamo molto bene; le visite a casa nostra da parte di umani normali non erano affatto frequenti. Tuo padre si chiudeva in biblioteca con mia madre e rimanevano l per ore a parlare.
Tuo padre non partecipava?
Jana scosse la testa.
No. Mio padre era un membro del clan dei Drakul caduto in disgrazia per aver sposato mia madre. Ober non gliel'ha mai perdonato, e ha fatto in modo di portargli via tutti i suoi poteri. Per questo, lui generalmente si teneva al margine di tutto ci che aveva a che fare con i clan. Una cosa che ricordo  che, quando tuo padre veniva, il mio si occupava di controllare me e David perch non bussassimo alla porta della biblioteca.
Alex sorrise ricordando la conversazione con David al parco.
Tuo fratello ha cercato di convincermi che tra mio padre
e tua madre ci fosse "qualcosa". Sembrava volesse insinuare che fossero amanti... Era abbastanza incredibile.
Jana fece una smorfia.
David voleva che ci aiutassi senza raccontarti nulla di veramente importante ribatt.  ossessionato dalla vendetta. L'unica cosa al mondo che sembra interessargli, a parte i suoi maledetti tatuaggi,  distruggere gli assassini dei nostri genitori. Bisogna mettersi nei suoi panni: era molto unito a mia madre, per lui  stato un colpo tremendo.
Pi che per te?
La domanda colse Jana di sorpresa.
No, non intendevo questo. Anch'io ero molto unita a mia madre, e lei mi ha insegnato tutto ci che so sulla magia.
Ma con David aveva un'affinit speciale... Immagino sia l'arte. Per David, i tatuaggi sono fine a s stessi. Non gl'importa nulla delle conseguenze a cui possono portare;
sono sfide, obiettivi che si pone. Anche mia madre era un po' come lui. Io, in questo, non assomiglio a loro. Uso i tatuaggi per ottenere ci che voglio.  l'unica cosa che mi interessa.
A ogni modo, David sar contento quando gli racconterai della mia visione. Alla fine ha avuto ci che voleva, ha ottenuto da me l'informazione che cercava.
Jana annu senza troppo entusiasmo.
 un primo passo comment. Ma finch non avremo scoperto il segreto contenuto nella pietra, non ci servir a molto.
Almeno sapete chi furono i colpevoli della morte di mio padre, e forse dei vostri genitori...
Questo lo sospettavamo gi da tempo. Chi poteva essere se non Ober?
Il pessimismo di Jana era contagioso.
E non c' modo di ricavare quella visione dalla pietra?
Voglio dire... se voi non potete, qualcuno deve essere capace...
Credi che confiderei una cosa tanto importante a qualcuno al di fuori
della mia famiglia? domand Jana, sorridendo sprezzante.
No, un giorno ce la faremo.
Dobbiamo migliorare i nostri poteri... Ecco tutto.
Pu darsi che siate ancora troppo giovani.
Quell'osservazione fece ridere Jana.
Troppo giovani? ripet. No, credimi, non  questo il motivo.
Alex sent un'improvvisa stretta allo stomaco.
Non mi dirai che hai mille anni, o qualcosa del genere?
farfugli.
Jana rise di nuovo, stavolta con pi gusto.
Che sciocchezza! No, certo che no. La mia vita  uguale a quella di qualunque umano, Alex. Ho l'et che dimostro, e sono tanto "materiale" quanto qualunque altra persona. Credevo te ne fossi gi reso conto l'altra notte, quando abbiamo iniziato a baciarci...
S'interruppe, vagamente pentita di aver tirato fuori l'argomento.
S, mi sei sembrata molto umana comment Alex, fissandola con occhi di brace.
Il tatuaggio aveva cominciato a bruciare come una scottatura, ricordandogli quanto potesse essere pericoloso per lui continuare in quella direzione. Tuttavia, il desiderio di toccare di nuovo Jana, anche solo per un istante, era pi intenso e ardente del dolore del tatuaggio.
Non avrei dovuto ricordartelo si rimprover Jana, scrutando i suoi
occhi. Volevo solo dire che, se non siamo ancora riusciti
a estrarre il segreto dalla pietra, non  perch siamo troppo giovani. Io e David siamo cresciuti con la magia, abbiamo imparato a praticarla e a parlare nello stesso momento, quindi non si pu dire che siamo inesperti. Ma questa pietra ha qualcosa di speciale... Un giorno scopriremo che cosa.
Alex continuava a fissarla con occhi infuocati, ascoltando le sue parole solo per met.
Dammi una dimostrazione chiese all'improvviso.
La ragazza lo guard perplessa.
Una dimostrazione? Di cosa?
Della tua magia. Del tuo potere di avere delle visioni.
Mostrami qualcosa del futuro, qualcosa che tu puoi vedere e io no.
Jana lo osserv dubbiosa.
Non funziona cos. Le visioni non vengono dal futuro, ma da uno degli infiniti futuri possibili. E a volte arrivano dal presente, o dal passato... Non si pu controllare il loro contenuto.
Allora non puoi avere una visione su di me?
Jana scosse la testa con tristezza.
Per farlo dovrei toccarti, e quell'idiota di David ha fatto in modo che io non possa farlo.
Ti dispiace? domand Alex alzandosi in piedi e avanzando lentamente verso di lei.
Lei indietreggi fino alla parete e rimase l appoggiata a guardarlo con occhi annebbiati dal desiderio.
Se ti dico di s, resterai dove sei?
Alex sorrise.
No rispose, muovendo un passo verso di lei.
Alex, per favore. Se mi tocchi di nuovo, potresti morire...
Non  possibile, capisci? Non sar mai possibile.
Alex si ferm a una ventina di centimetri da lei. Starle cos vicino gli provocava un formicolio alle labbra, e il dolore del tatuaggio era diventato insopportabile.
Non c' nessuna soluzione? domand con voce flebile. Un controincantesimo? Un modo per cancellare il tatuaggio?
Jana lo guardava come ipnotizzata, con le spalle al muro e totalmente incapace di sottrarsi.
Forse i Drakul possono fare qualcosa mormor.
La loro magia  molto pi antica della nostra.
Lo chieder a Erik disse Alex, alzando una mano come per accarezzare i capelli di Jana e lasciandola un
momento immobile a mezz'aria. Gli dir che se non mi aiuta morir, il che  la pura verit. Se vuole dimostrare di essermi amico, questa sar un'ottima occasione.
Non ti aiuter, Alex sussurr Jana in tono fievole.
Se vuoi mettere alla prova la sua amicizia, chiedigli qualunque cosa tranne questo. Siamo in classe insieme da anni, e ho visto come mi guarda. Pu darsi che non voglia ammetterlo nemmeno a s stesso, ma  ossessionato da me. Sa che i nostri clan sono nemici, e che non potremo mai stare insieme, ovvio. Eppure non pu sopportare l'idea che io non sia sua. Lo leggo nei suoi occhi, nella sua voce, in tutto quello che dice e che fa per cercare di dimostrare che mi odia. Mi sorprende che tu non te ne sia reso conto.
Mentre Jana parlava, Alex era indietreggiato di alcuni passi e la fissava.
Se lui non vuole aiutarci, lo chiederemo a Ober. Gli daremo in cambio la pietra, gli daremo ci che ci chieder.
Che te ne pare?
L'espressione di Jana s'indur.
Non se ne parla disse. Non ho intenzione di scendere a patti con lui. Cercherebbe di ingannarci, e probabilmente ci riuscirebbe.
Il suo sorriso era diventato freddo, e quello di Alex, mentre la ascoltava, si fece sempre pi ironico.
Ci sono delle priorit comment lentamente. E io non sono tra le tue, vero?
Lei fece spallucce, sprezzante.
Pensa quello che ti pare. Ho dei doveri nei confronti del mio clan, e ci sono cose molto pi importanti di ci che io e te proviamo o vogliamo. Non tradir l'eredit di mia madre in cambio di un po' di divertimento, di questo puoi esserne certo.
Un lampo di collera attravers lo sguardo del ragazzo.
 questo che sarei per te? Solo questo, un divertimento?
Jana si morse il labbro inferiore senza smettere di sorridere, in un gesto di provocazione.
Perch? Ti darebbe fastidio?
Alex la guard in silenzio per qualche secondo.
Non provare a giocare con me, Jana disse infine a bassa voce. Non ci riusciresti. So benissimo cosa provo per te, e non m'interessa se tutto questo ti spaventa. Se non vuoi aiutarmi a liberarmi del regalino di tuo fratello, mi arranger da solo. E poi, quando ci sar riuscito, se vorrai solo divertirti ci divertiremo. E se vorrai qualcosa di pi, sar in grado di dartelo. Sei tu che decidi.
Jana aveva smesso di sorridere. L'espressione severa e assorta del suo viso indicava che era in corso una dura lotta interiore.
Forse c' un altro modo disse all'improvviso.
Aspett una reazione da parte di Alex, ma lui si limit a fissarla con sguardo interrogativo.
Poco fa mi hai chiesto una dimostrazione dei miei poteri continu la ragazza. Va bene, te la dar... E forse riuscir a convincerti del fatto che non abbiamo bisogno di Ober per... per vincere la barriera del tatuaggio.
Esistono altri modi di toccarsi, di sentire il contatto dell'altro.
Una luce di speranza illumin gli occhi di Alex.
Mi stai dicendo che...
Tu aspetta e vedrai lo interruppe Jana. Ho solo bisogno di qualcosa di tuo, un oggetto che hai toccato di recente. Ma non basta che tu l'abbia toccato, devi aver concentrato su di esso tutta la tua attenzione, anche se per un periodo di tempo molto breve.
Un'idea inizi a farsi strada nella mente di Alex.
Un libro pu andare bene? domand, lasciando trasparire la propria euforia.
Jana gli sorrise di nuovo, questa volta apertamente.
Certo, se ti ci sei concentrato da poco...
Aspetta, torno subito.
Alex usc come un fulmine dalla cucina, lasciando
Jana appoggiata contro la parete di piastrelle, turbata e pensierosa.
Torn dopo un momento con un libro in mano. Si trattava della copia che sua sorella gli aveva portato in ospedale, il vecchio volume con il veliero dorato inciso sul dorso.
Jana l'osserv con curiosit.
Assomiglia a un libro che c' a casa mia. Ha lo stesso simbolo...
Lo so ribatt Alex, porgendole il volume e osservandola mentre lei lo sfogliava. L'ho visto nella vostra biblioteca e mi sono ricordato che qui ne avevamo uno simile. Perci, una volta a casa, l'ho cercato finch non l'ho trovato.  interessante, parla dell'astronomia delle civilt antiche.
Jana era arrivata alla pagina in cui si trovava il foglio di carta vegetale contenente quel disegno incomprensibile che tanto aveva incuriosito Erik.
Che cos' questo? domand, spiegando il foglio sul tavolo della cucina.
Non lo so. Uno scarabocchio di mio padre. Pu darsi che stesse cercando di disegnare una delle costellazioni descritte sul libro e che abbia tracciato vari bozzetti uno sull'altro. In realt non ne ho idea.
Jana osserv con attenzione lo schizzo per un paio di minuti. Quando finalmente alz lo sguardo, i suoi occhi brillavano in modo strano.
Hai una penna nera? Ti dispiace se la uso su questo foglio?
Alex cerc in un cassetto fino a trovare ci che stava cercando.
Mia madre le tiene dappertutto disse, porgendole una penna trasparente all'interno della quale si vedeva un tubicino pieno d'inchiostro nero. Gliele danno al lavoro, e le dissemina per tutta la casa per averle sempre
a portata di mano. Vuoi disegnare sul bozzetto di mio padre?
Voglio controllare una cosa. Aspetta un momento.
Alex not che le dita di Jana tremavano, reggendo la penna sul foglio di carta, ma senza arrivare a toccarlo.
Mai, da quando la conosceva, l'aveva vista cos turbata.
Era come se temesse di fare ci che stava per fare, e ciononostante
era decisa a farlo. Tuttavia, accorgendosi che Alex la stava guardando con un certo stupore, pose fine alla propria esitazione, e la penna
inizi a tracciare una linea nera seguendo alcune delle linee rosse gi segnate nel disegno.
Svolgeva quel lavoro minuzioso lentamente, sforzandosi al massimo di controllare il tremore della mano.
Dopo i primi istanti, Alex smise di guardarla e si concentr sulla figura che stava apparendo sul foglio. Pian piano, ma con una sicurezza sorprendente, Jana sceglieva via via tra l'intreccio dei tratti che componevano lo schizzo quelli che per lei significavano qualcosa, e li segnava con la penna.
Una volta finito, si scost dal tavolo e rimase a lungo a fissare in silenzio il risultato della propria opera. Le linee nere che aveva evidenziato nel bozzetto componevano una figura che ricordava vagamente la sagoma della testa di un cavallo vista di profilo. Gli occhi di Alex continuavano a passare dal disegno al volto di Jana, cercando di capirci qualcosa.
Forse sarebbe meglio che mi portassi qualcos'altro per evocare una visione concluse infine la ragazza in tono sommesso. Non so se voglio sapere che cosa significhi questo.
Alex sorrise con un misto di stupore e scetticismo.
Trovava difficile credere che Jana potesse rinunciare a scoprire che cosa si celasse dietro al disegno. In realt non era sicura di voler condividere quell'informazione con lui... Tuttavia, non avrebbe avuto scelta.
Conosci questo simbolo? domand il ragazzo.
Sembra una testa di cavallo, no?
Jana annu.
Lo scarabocchio di tuo padre  formato da due disegni sovrapposti. Quello che non ho segnato, come vedi, ha una forma piuttosto irregolare, con molte linee aperte, alcune rosse e altre blu. In realt non credo voglia dire qualcosa.  troppo strano, troppo asimmetrico.
L'altro invece...
L'altro cosa?
Invece di finire la frase, Jana inizi a mordicchiare l'estremit della penna con gli occhi fissi su Alex, calcolando le diverse possibilit che la scoperta appena fatta le stava offrendo.
Sei sicuro di volerlo sapere? domand molto seria.
Gli altri clan mi daranno addosso se te lo racconto. In teoria  un segreto che appartiene solo ai Medu, e che voi umani dovreste ignorare...
Vuoi dire che, se me lo racconti, sarai in pericolo?
Jana fece un gesto ambiguo con le spalle.
 possibile ammise.
Se tu non hai paura di correre il rischio, non ho paura nemmeno io ribatt Alex, sostenendo il suo sguardo.
Jana aggrott la fronte e, contemporaneamente, abbozz qualcosa di simile a un sorriso.
Va bene disse. Se  ci che vuoi... Questo  il simbolo dell'Esiliato, e racchiude una lunga storia. Forse non t'interessa conoscerla...
Alex la interruppe con un gesto della mano.
Non cercare scuse afferm deciso. Sono pronto ad ascoltare.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
La leggenda dell'Esiliato  una delle pi antiche dei Medu cominci Jana, scegliendo con cura le parole.
Risale ai tempi che precedettero l'ultima apparizione del Guardiano delle parole, cio all'ultima grande distruzione.
In quell'epoca esistevano sette clan...
Quanti ce ne sono adesso?
Jana aggrott le sopracciglia, infastidita dall'interruzione.
Ce ne sono sette anche ora, ma non sono gli stessi di allora. Come ti dicevo, c'erano sette clan, e il comando di tutto il popolo era nelle mani di una dinastia appartenente al clan dei Kuril, il pi potente e antico di tutti.
Jana chiuse gli occhi per un momento, come sforzandosi di ricordare.
I Kuril possedevano il dono di vedere ci che ancora non era accaduto, ma in cambio dovevano pagare un alto prezzo: avevano rinunciato a ricordare il proprio passato per dominare il futuro, perch solo liberandosi dal fardello della memoria potevano elevarsi al di sopra dei meandri del tempo. Quest'arte veniva chiamata
"cavalcare nel vento del futuro", e non l'insegnarono mai agli altri clan. A quanto pare, cavalcare nel vento era estremamente difficile, e
richiedeva un addestramento lungo e faticoso. Il problema era che la conoscenza che i maghi Kuril avevano del futuro spesso finiva per modificarlo. Ricordi il principio di indeterminazione che ci hanno spiegato l'anno scorso in fisica?
Alex annu.
Quello secondo cui non si possono conoscere contemporaneamente la velocit e la direzione di una particella subatomica, perch se misuri una cosa modifichi l'altra. Era qualcosa del genere, no?
Pi o meno, s. E qualcosa di simile accadeva ai cavalieri del vento. Il futuro che vedevano in ogni singola occasione era solo il pi probabile dei futuri possibili;
tuttavia, la loro visione alterava spesso gli indici di probabilit legati all'evento che stavano studiando. Ci significa che dovevano stare molto attenti a non modificare il futuro che osservavano. Sempre che, ovviamente, non volessero cambiarlo... Perch a volte vedevano cose talmente intollerabili che tutti i loro sforzi venivano rivolti a evitare che tali cose accadessero.
Era difficile deridere di volta in volta se si doveva rispettare il contenuto di una visione o se, al contrario, era necessario intervenire per modificare le probabilit a essa
collegate. E le cose non sempre finivano come loro desideravano...
Ciononostante, i maghi aumentarono via via le proprie ambizioni, generazione dopo generazione, fino a ideare un piano talmente
pretenzioso da abbracciare l'intero destino degli uomini e dei Medu.
Il loro potere era tale che nessuno poteva fermarli, e perfino i guardiani dovettero rinunciare a distruggerli, quando si resero conto che i cavalieri del vento prevedevano ogni loro mossa ed erano capaci di indovinare perfino il loro pi piccolo proposito. La verit  che
l'epoca dei Kuril fu la pi prospera di tutta la storia dei Medu;
peccato che sia finita in un modo cos terribile. E la cosa pi assurda  che tutto ebbe inizio con un avvenimento piuttosto insignificante...
Jana fece una pausa per respirare. Rilasciando l'aria, la sua gola emise un gemito quasi impercettibile. Alex la osserv con attenzione: era impallidita, e sembrava avesse difficolt a rimanere dritta sulla sedia. Dava l'impressione che, da un momento all'altro, il suo corpo stesse per accasciarsi a terra a peso morto. I suoi occhi erano annebbiati, e Alex non era del tutto sicuro che lei in quel momento potesse vederlo.
Ti senti male? le domand, preoccupato. Senti, non c' bisogno che continui adesso con questa storia, finirai di raccontarmela un'altra volta...
Non  questo lo interruppe Jana in un sussurro, che all'improvviso sembrava venire da molto lontano.
 che si tratta di una leggenda molto potente, e ha evocato una visione. Sento che si sta avvicinando...
La sua mano destra risal fino alla pietra blu appesa al collo. Quando afferr il ciondolo tra l'indice e il pollice, lo zaffiro emise una luce accecante.
Alex si alz dalla sedia e mosse un passo verso di lei, spaventato. La ragazza aveva chiuso gli occhi.
Jana, stai bene? Se posso fare qualcosa...
Siediti risuon dentro di lui la voce imperiosa della ragazza. La visione si avvicina. Ti ho raccontato una parte della storia. Ora contemplerai il resto con i tuoi occhi...
Non avere paura, io sar con te.
In quell'istante, Alex sent una brezza gelida che gli fece venire la pelle d'oca. I mobili della cucina sfumarono pian piano in un'oscurit violacea, cos densa che non impieg molto a cancellare tutti i contorni. E poi, quasi senza alcuna transizione, il vuoto color porpora esplose in migliaia di frammenti minuscoli che vorticarono
attorno a loro, per poi posarsi gli uni sugli altri e comporre un'immagine perfetta.
Alex trattenne il fiato, sbalordito. Si trovava in fondo a una specie di tempio, un edificio con alte volte bianche, illuminato dal bagliore
lattiginoso che filtrava dalle grandi vetrate di alabastro.
Davanti a lui si accalcavano centinaia di persone agghindate con abiti molto simili a quelli raffigurati in alcuni quadri del Rinascimento.
Gli uomini indossavano pesanti giubbe nere con al collo ornamenti di pelle, e le donne sontuosi vestiti di broccato blu e splendidi scialli di pizzo sulle spalle. Tutti osservavano un rispettoso silenzio, e di tanto in tanto si spingevano leggermente o si alzavano in punta di piedi per vedere meglio la cerimonia che si stava celebrando davanti all'altare del tempio.
La mano di Jana lo prese per la manica, facendo attenzione a non sfiorargli la pelle, e lo tir con delicatezza.
Entrambi scivolarono come ombre tra i muti spettatori, stupiti del fatto che nessuno potesse vederli n sentire il loro contatto. In questo modo riuscirono a raggiungere la prima fila.
 un matrimonio sussurr Jana ad Alex. Un matrimonio tra una principessa Kuril e un giovane capo Medu di una famiglia minore. L'avvenimento insignificante di cui ti parlavo...
Alex si guard intorno circospetto per assicurarsi che nessuno prestasse loro attenzione. Non si era ancora abituato all'idea che, per tutta quella gente, loro due non si trovavano l.
Non sembra tanto insignificante si azzard a ribattere.
 venuta un sacco di gente a vedere, e tutti sembrano cos ben vestiti...
La sposa appartiene alla dinastia del re. Guarda alla tua destra. L'anziano con il mantello bianco e il tocco nero in testa  il re in persona. Ho visto delle antiche raffigurazioni, lo riconoscerei ovunque.
Sembra irrequieto... Non fa che guardare indietro.
S, di certo non gli interessa molto la cerimonia.
Aspetta qualcuno... Suo figlio Zefiro. Ma lui non verr.
Alex osserv per qualche secondo il profilo severo e teso del re, il cui sguardo ora era fisso sugli sposi.
Suo figlio Zefiro, il principe erede dei Kuril, ha fatto tutto il possibile per impedire questo matrimonio
continu a spiegare Jana a bassa voce. Ha avvisato suo padre che, se questo matrimonio fosse stato celebrato, avrebbe provocato una concatenazione di eventi che avrebbe portato gli altri sei clan a distruggere i Kuril.
Dice di averlo scoperto leggendo il futuro in uno dei suoi libri magici, ma nessuno gli crede. Nessun altro Kuril ha avuto la stessa visione e, inoltre,  risaputo che Zefiro ama segretamente la sposa da quando erano bambini... In sintesi, sia il re che i suoi consiglieri sono convinti che Zefiro cerchi di impedire questo matrimonio per gelosia. Non sanno quanto si sbagliano!
Alex osserv la sposa e lo sposo, che ascoltavano di fronte al pubblico una lunga salmodia recitata a occhi chiusi da una donna dai capelli rossi, di mezz'et, che sembrava avere il ruolo di sacerdotessa. La sposa indossava un velo bianco sulla testa e un lungo vestito dello stesso colore. Lo sposo, invece, era interamente vestito marrone, eccetto il copricapo in velluto nero sulla testa. Erano entrambi eleganti e molto giovani, tanto da sembrare due adolescenti. La ragazza, dalla carnagione bianchissima e dalle lunghe ciglia bionde, assomigliava vagamente a Jana.
Dietro di loro la sacerdotessa, senza smettere di cantare, fece qualche passo avanti e un con le proprie mani quelle dei due sposi. Dalle sue dita spunt un minuscolo serpente dorato che strisci silenzioso fino alla mano della ragazza. Poi attorcigli il corpo sottile all'anulare della giovane mentre la sua testa scivolava fino allo stesso dito dello sposo. Le due dita rimasero cos legate da un otto splendente come l'oro e in continuo movimento, che ricord ad Alex il simbolo matematico dell'infinito.
Pronunciando una lunga formula in una lingua incomprensibile, la sacerdotessa scost allora il velo che
copriva il capo della giovane. I capelli biondi le ricaddero sulle spalle come una cascata, e allo stesso tempo la seta semitrasparente dell'abito cominci a ricoprirsi di ricami di rami verdi che crescevano in ogni direzione, come se il motivo vegetale appartenesse davvero a un organismo vivo. Alex ebbe perfino l'impressione che alcuni dei viticci di quell'edera rampicante uscissero dalla stoffa per proiettare la loro ombra sulla delicata pelle della ragazza. Si volt verso Jana, incuriosito.
Ora che la folta chioma della sposa era sciolta, la somiglianza tra le due era addirittura aumentata.
In quell'istante, due file di anziani vestiti di lussuosi mantelli cremisi iniziarono ad avanzare dall'entrata dell'edificio fino all'altare, intonando un canto tetro.
Portavano tutti delle lampade a olio che bruciava con una debole fiamma verdastra. Giranti di fianco agli sposi, si zittirono e sollevarono le lampade all'altezza del viso. Allora, il piccolo serpente d'oro discese dalle mani dei due sposi fino a terra, strisciando lungo il vestito della giovane.
Il matrimonio  stato contratto secondo l'uso antico
mormor Jana.
Alex non riusciva a distogliere lo sguardo dalle dita dei novelli sposi, su cui risplendevano due tatuaggi identici proprio nel punto in cui un attimo prima si trovava il serpente. Anelli incisi nella pelle... Il ragazzo rabbrivid al pensiero che un vincolo contratto mediante simboli cos potenti non potesse essere spezzato facilmente.
Osserva il re gli sussurr Jana.  molto alterato, gli hanno appena comunicato che suo figlio non si  ancora fatto vivo.
Alex not che, in effetti, il re non sembrava prestare alcuna attenzione alla cerimonia. Una donna dai capelli grigi e dalla schiena ricurva parlava con lui a bassa voce, ed era evidente che quanto gli stava dicendo aumentava sempre di pi 1'angoscia del sovrano.
Gli anziani con le tuniche avevano gi ricominciato a cantare quando, senza preavviso, il monarca alz una mano e interruppe il rito con voce grave e tremante.
Sudditi e amici, mi informano di una circostanza che nessuno di noi aveva visto nei libri. Mio figlio, il principe Zefiro, ha abbandonato il regno. I segugi hanno perso le sue tracce alle falde del monte Cardack, e sappiamo tutti che cosa significhi. La Frontiera Invisibile...
avrei potuto nascondervelo, ma non ho voluto farlo.
Varie voci si levarono da diversi angoli del tempio.
Che cosa significa? domandavano con toni diversi, tra la paura e l'incredulit.
Sapete benissimo cosa significa rispose il re, zittendo le voci con un gesto impaziente della mano destra.
Lui ha visto ci che nessuno di noi  riuscito a vedere.
Ha predetto la rovina della nostra stirpe nel caso in cui questo matrimonio fosse stato celebrato, e il terribile gesto che ha appena compiuto dimostra che non scherzava.
Se ha osato oltrepassare la Frontiera Invisibile, mettendo a rischio la propria vita,  stato per convincerci dell'importanza della sua profezia. E personalmente mi ha convinto.
Il frastuono che si produsse alle parole del monarca fu assordante. In quella confusione di grida e imprecazioni, Alex non riusc a distinguere nessuna frase di senso compiuto. L'unica cosa che pot dedurre, osservando i volti accalorati di quanti gli stavano intorno, fu che le parole del sovrano non avevano lasciato nessuno indifferente.
Ma il matrimonio  gi stato celebrato ribatt la voce della sacerdotessa, levandosi sopra le altre. N voi n nessun altro potete scioglierlo...
Il re inarc le sopracciglia e sorrise gelido.
E chi lo dice? domand, guardandosi attorno.
Io rispose all'istante un giovane dai lunghi capelli
neri e dallo sguardo penetrante, che portava l'emblema di un drago ricamato sulla casacca nera.
E io lo appoggi un anziano canuto dalle ultime file.
Molti altri uomini e donne osarono assecondare la provocazione di quei due sudditi. Ben presto, il chiasso che regnava all'interno del tempio fu tale da rendere impossibile ad Alex capire cosa stesse accadendo.
Come se la confusione di suoni avesse impregnato l'atmosfera, l'aria cominci a riempirsi di vapori rossi e purpurei, che lentamente inghiottirono via via i dettagli della visione.
Quello fu l'inizio della fine disse la voce di Jana da un luogo distante e indefinito. I Kuril, spaventati dalla scomparsa del loro principe, insisterono nel voler annullare il matrimonio appena celebrato, ma gli altri clan si rifiutarono. E tre giorni dopo la cerimonia il giovane sposo fu trovato morto con la gola tagliata. Nessuno riusc a trovare la sposa. Fu come se l'avesse inghiottita la terra.
Attorno ad Alex, il fumo rossastro inizi a disperdersi, rivelando frammenti di un campo di battaglia. Gli occhi del ragazzo impiegarono un po' prima di abituarsi ai tetri colori della scena. I toni plumbei del cielo sembravano riflettersi sui metalli lucenti delle armature, sulle groppe polverose dei cavalli e sulla terra arida e cenerognola. Solo gli spari occasionali di qualche cannone in lontananza facevano brillare qua e l delle piccole fiammate di colore che subito si spegnevano.
Alex non ne sapeva molto di storia delle arti militari, ma gli sembr, a giudicare dall'abbigliamento dei soldati e dall'armamento che portavano, che la battaglia stesse avendo luogo in qualche momento del periodo rinascimentale.
Quando i suoi occhi riuscirono ad abituarsi alla penombra e al fumo, distinse a pochi metri da lui un reparto di cavalleria che cercava di respingere il disperato attacco di un nutrito gruppo di soldati a
piedi. Questi ultimi avevano lunghissime lance con cui colpivano i
cavalli degli avversari, talvolta riuscendo a disarcionare i cavalieri. L'emblema che sventolava sulle loro bandiere era un rosso drago rampante, lo stesso che capeggiava al centro delle loro corazze argentate. Ma la cosa pi curiosa era che qualche guerriero aveva lo stesso simbolo tatuato sul viso, il che gli conferiva un aspetto stranamente inumano.
Nell'altro schieramento, l'emblema che decorava le lussuose armature nere dei cavalieri era la testa di un cavallo con la criniera al vento. Tutti avevano il capo coperto da elmi sormontati da lunghi pennacchi di piume rosse, ma quando una delle lance del nemico raggiunse quello che sembrava comandare la compagnia, l'uomo si alz la visiera protettiva e Alex pot distinguere sul suo volto macilento lo sguardo penetrante del re dei Kuril.
Li sconfissero, no? si sent dire con una voce che non sembrava la sua.
Li annientarono conferm Jana in tono monocorde.
I principali capi Kuril morirono, e molti altri marcirono in prigione fino alla vecchiaia. Il clan fu disperso, e le sue biblioteche bruciate. Drakul, il generale che li aveva battuti, pass al comando dei Medu, e da allora il potere  rimasto nelle mani della sua famiglia.
E che cosa accadde a Zefiro? Non torn mai pi?
Le immagini della battaglia avevano cominciato a sbiadire fino a dissolversi del tutto. In pochi secondi, la sanguinosa visione si era fusa con le sagome mute e accoglienti dei mobili della cucina.
Stordito dal rapido susseguirsi delle scene, Alex si aggrapp al tavolo per non perdere l'equilibrio e riusc a voltarsi verso il punto in cui immaginava si trovasse Jana. Ed eccola l, infatti, ancora intenta a formulare una risposta alla sua domanda.
In realt, questa  la parte pi interessante mormor
sovrappensiero. A quanto pare, Zefiro e la vedova del defunto capo del clan minore, divenuta ora la sua promessa sposa, tornarono molto tempo dopo, quando Drakul era al comando dei Medu e stava cercando di sconfiggere l'Ultimo. Zefiro lo aiut nell'impresa di annientare i guardiani... Ma i Drakul temevano il suo potere e, finita la guerra,
lo esiliarono. Per questo  conosciuto come l'Esiliato.
Quindi questo simbolo che hai tracciato in nero  il simbolo di Zefiro.
Jana annu.
Avrai visto che l'emblema dei Kuril era la testa di un cavallo che guardava verso destra. Zefiro adott lo stesso simbolo, ma rivolto verso sinistra.  possibile che Drakul l'abbia obbligato a cambiarlo, non lo so... Il fatto  che il cavallo che guarda verso sinistra viene considerato da allora come un segno di cattivo auspicio tra la mia gente.
Ma non ha senso. In realt, a quanto dici, Zefiro fu piuttosto generoso...
 vero, ma tutti i Medu provano un timore quasi superstizioso quando lo sentono nominare spieg Jana, inarcando le sopracciglia. Immagino si tratti semplicemente di un senso di colpa mal digerito... Per due volte, Zefiro cerc di aiutare i Medu. La prima volta lo ignorarono, e la seconda lo condannarono all'esilio; poi, nessuno lo vide pi. Fu una grande perdita per noi. Dopo lo sterminio dei Kuril, lui era l'unico ancora in grado di dominare l'arte di cavalcare nel vento. Drakul avrebbe dovuto permettergli di ricostruire il suo clan, ci sarebbe stato di grande aiuto. Per era troppo codardo per correre un tale rischio.
Quel Drakul... a quanto hai detto, immagino che sia il fondatore del clan che porta il suo nome.
Esatto. Il clan a cui appartiene Erik. I Drakul temono pi di tutti
il simbolo dell'Esiliato. Non toccherebbero un oggetto con questo
emblema nemmeno per tutto l'oro del mondo.
Ma tu non sei una Drakul osserv Alex, con uno sguardo di sfida.
Jana fiss per qualche secondo la testa di cavallo tracciata in nero, con un misto di terrore e attrazione. Per un momento, Alex credette di vedere di nuovo un alone rossastro attorno a lei, ed ebbe il timore che le visioni stessero ricominciando.
In un certo senso, lo sono precis la ragazza. Ti ho gi detto che mio padre era un Drakul... Solo che Ober lo cacci dal clan.
All'improvviso Alex temette che tutta la faccenda gli stesse sfuggendo di mano. Le visioni non erano state piacevoli, ma terribilmente vivide e angoscianti. Aveva chiesto a Jana una dimostrazione dei suoi poteri: bene, quanto aveva appena visto gli bastava. Non desiderava che lo spettacolo di magia ricominciasse, quindi, con fare deciso, tolse il foglio di mano a Jana.
Se davvero scorre un po' di sangue drakul nelle tue vene, sar meglio che non lo tocchi si giustific, prima che lei potesse protestare. Non vorrei che ti succedesse qualcosa, credimi. Pensa se tu provocassi l'apparizione dell'Esiliato e se lui decidesse di vendicarsi dei tuoi antenati Drakul trasformandoti in una rana...
Non dovresti scherzarci su brontol Jana, volgendo lo sguardo verso la finestra della cucina.  pi serio di quanto pensi.
Scusa, non volevo scherzare. Volevo solo farti capire che non  necessario correre dei rischi per me. Quello che ho visto mi ha convinto del fatto che tu sia una strega, non mi servono altre prove.
Aggrottando la fronte, Jana allung la mano e gli prese il foglio dalle dita con delicatezza.
Ci sono rischi che vale la pena correre comment, fissandolo con i suoi grandi occhi vellutati. Ascolta,
ci che hai visto non  nulla rispetto a quello che posso fare. Una cosa  avere una visione che non hai provocato intenzionalmente, e un'altra cosa molto diversa  impegnarti con tutta la tua volont a evocarne una. Se mi sforzo, posso farti provare cose talmente reali da confonderti i sensi. Credimi, non te ne pentirai...
Alex chiuse gli occhi e deglut. Gli sarebbe stato difficile resistere a un tale invito. Tuttavia, ci prov.
D'accordo rispose. Ma non usare quel foglio. Usa qualcosa che sia meno pericoloso per te, qualcosa che non abbia a che fare con l'Esiliato...
Jana accenn un sorriso che lui non riusc a interpretare.
Sei tu ad avere paura mormor. Paura di sapere.
Non ti rendi conto che questo foglio potrebbe essere la porta in grado di condurci a una visione davvero importante?
Potrebbe svelarci cose sulla morte dei miei genitori, o di tuo padre...
E credi che questo mi spaventi? domand Alex serio.
Se c' una cosa che in questo momento mi interessa pi di ogni altra  scoprire che cosa  successo a mio padre. E anche quale legame aveva con i Medu, specialmente con tua madre... Perch lei gli aveva dato un libro della sua biblioteca? Perch mio padre aveva messo tra le sue pagine questo scarabocchio, sempre che l'avesse fatto lui? E se non era stato lui, perch era in suo possesso? Queste sono le cose che vorrei sapere.
Jana lo fiss con sguardo pensieroso e calcolatore.
Alex, devi capire che io non sono una maga Kuril.
L'arte di cavalcare nel vento  andata perduta per sempre, e ci che facciamo noi del clan Agmar , al massimo, una versione ridotta di quell'arte. Abbiamo visioni, ma non possiamo sceglierle, e non siamo
nemmeno capaci di influenzare quanto vediamo. Io, per esempio, non sono mai riuscita a evocare mia madre in una visione, sebbene ci abbia provato centinaia di volte.
Jana s'interruppe, e i suoi occhi rimasero assenti per un istante. Alex ebbe l'impressione che l'incapacit di evocare l'immagine di sua madre fosse per lei pi dolorosa di quanto fosse disposta a riconoscere.
Decise di tornare a parlare di suo padre per distrarla da quei pensieri spiacevoli.
A ogni modo, disse non  possibile che, se usi questo foglio per la tua visione, tu possa evocare un'immagine relativa alla persona che realizz il disegno? Insomma, mio padre?
 molto probabile, s. Ma, Alex, non sar altro che un'illusione, una specie di miraggio. Se lo vedessimo, non potresti comunicare con lui.
Mi basta vederlo. Forse potremmo scoprire qualcosa di pi sulla creatura che lo perseguitava. Che l'ha perseguitato fino a ucciderlo... Se tu non hai paura, non ce l'ho neanch'io.
Stavolta sar qualcosa di pi di una visione lo interruppe Jana con una strana luce negli occhi. La magia trasferir il mio spirito in un dato momento del passato legato a questo foglio, e posso fare in modo che tu mi accompagni. Saremo insieme, per devi sapere che non saremo davvero noi, ma piuttosto una specie di proiezione mentale. Tuttavia, potremo vedere, toccare e sentire le immagini dei nostri corpi come se fossero vere...
Non so se hai capito dove voglio andare a parare.
S, Alex aveva capito benissimo.
Vuoi dire che potremo toccarci mormor.
Jana gli rivolse un sorriso seducente.
L il tatuaggio non avr alcun effetto, perch i nostri corpi non saranno reali, ma virtuali. Non ho mai fatto una cosa del genere con qualcuno, ma mi piacerebbe provare.
Davvero non l'hai mai fatto prima? domand Alex, piacevolmente sorpreso.
Be', l'anno scorso ho fatto un piccolo scherzo a Erik,
solo per provare. Ho usato un cappello che aveva lasciato in classe. L'ho preso, e quando gliel'ho riportato ho evocato una visione... L'ho portato con me e abbiamo giocato per un po'. Volevo solo farlo innervosire, vedere fin dove sarebbe stato capace di arrivare... Ma poi ho dovuto fare marcia indietro, perch lui non collaborava.
Alex cerc di non lasciar trasparire la gelosia che sentiva.
Vuoi dire che hai provato a giocare con Erik... in quel senso? E che lui non ti ha lasciato fare? farfugli d'un fiato.
Jana lo guard divertita.
All'inizio s che mi ha lasciato fare, ma poi... voleva che non fosse solo un gioco. Anche lui ha dei poteri, poteri piuttosto notevoli. Mi sono resa conto che voleva usarli con me, per impadronirsi della mia visione e imporre le sue regole. E allora l'ho riportato di colpo alla realt, prima che potesse agire.
Alex guard fisso negli occhi la ragazza, sforzandosi di controllare l'irritazione che cominciava a impossessarsi di lui.
Stai mentendo concluse con un sorriso gelido.
Vuoi solo farmi ingelosire...
Jana sospir con finta rassegnazione, come se non valesse la pena difendere la propria innocenza.
Chiedilo a Erik la prossima volta che lo vedi. E adesso, se vuoi, possiamo provare con te...
Alex annu, con sguardo severo. In quel momento aveva smesso di pensare al simbolo dell'Esiliato e all'enigma di averlo trovato in un libro di suo padre, e perfino alla possibilit di vedere suo padre mediante la magia che Jana stava per realizzare grazie al foglio. Riusciva a pensare soltanto a Erik e al suo maledetto cappello, al fatto che lui e Jana erano stati insieme attraverso la magia. Non era come se ci fosse stato qualcosa di
reale tra loro, certo. Non si trattava che di un'allucinazione.
Ma era stata un'allucinazione condivisa, e l'idea bastava a fargli perdere la testa.
Non possiamo andare in un posto un po' pi... intimo?
domand Jana. Non so quanto tempo durer la trance, ma in ogni caso preferirei che non ci vedesse nessuno.
Andiamo in camera mia.
Ancora corrucciato, Alex guid la ragazza fino alla sua stanza, al primo piano, ampia e soleggiata, con poster di auto da corsa alle pareti e libri impilati in disordine sulla scrivania e sugli scaffali. Lo infastid vedere che Jana osservava con aria di scherno la coperta sul letto, che raffigurava a colori vivaci uno degli eroi della sua infanzia, un'auto da corsa rossa protagonista di un film di animazione.
Che carina comment sorridendo.  cos tenera...
A me piace replic Alex in tono secco. E ora che facciamo? Bisogna accendere candele, bruciare incenso e roba simile?
Jana si sedette con le gambe incrociate sull'unico tappeto
che si trovava nella stanza, e che rappresentava una specie di mappa del tesoro.
Non sar necessario rispose, facendo un cenno ad Alex per invitarlo a sedersi al suo fianco. Sei pronto?
Seduto alla destra di Jana, Alex osserv come la ragazza stropicciava lentamente tra le mani il pezzo di carta che conteneva il simbolo dell'Esiliato. Lo stava guardando ammaliato quando, all'improvviso, il foglio inizi a bruciare. I suoi bordi crepitarono e si annerirono all'istante, volando in decine di fragili frammenti. Mentre il foglio ardeva tra le sue dita, Jana, con gli occhi chiusi, recitava a bassa voce lunghe frasi incomprensibili.
Un attimo dopo, Alex not che tutto era cambiato attorno a lui. Il vecchio tappeto della sua camera era stato sostituito da un pavimento
di legno scuro e, guardandosi intorno, il ragazzo scopr di trovarsi in una stanza di forma ottagonale molto simile a quella che aveva visto nel sogno fatto in ospedale. Questa volta, lui e Jana occupavano il centro geometrico dell'ambiente.
Proprio davanti a loro, a una certa altezza, si stagliava una finestra da cui Alex distinse alcuni degli edifici contornati di alberi del campus degli Olmi. Dunque quella torre si trovava all'interno del campus e, a giudicare dal paesaggio che vedeva, doveva essere piuttosto alta. Si domand che aspetto avesse da fuori, ma scart subito quel pensiero. La torre non esisteva realmente, non doveva dimenticarlo, era tutto parte di una visione.
Facendosi coraggio, si volt verso Jana. Era esattamente come l'aveva vista un minuto prima, nella sua stanza. Immobile, con le palpebre abbassate e un lieve sorriso sulle labbra, sembrava un'antica dea d'avorio.
Cedendo a un impulso, Alex si trascin sul pavimento fino a lei e, giunto al suo fianco, si sollev sulle ginocchia e la baci. Le labbra di Jana si schiusero, umide e invitanti, per ricevere il suo bacio senza opporre la minima resistenza. Un attimo dopo, le dita della ragazza accarezzarono il collo di Alex e si fermarono sulla nuca, dove giocherellarono a lungo con i suoi capelli. Ora era lei che lo stava baciando, e mentre lo faceva, il corpo snello ed esile come quello di una ballerina cominci a cercare il suo, a stringersi contro il suo petto, a strusciarsi dolcemente contro di lui. Gli piaceva da impazzire... Alex si alz in piedi e la tir verso di s finch i loro corpi si ritrovarono appoggiati l'uno contro l'altro. Poteva sentire la superficie ruvida dei jeans di Jana, la leggera stoffa di cotone della maglietta, che a malapena velava il calore della sua pelle.
Per qualche minuto, le mani di Alex vagarono da una parte all'altra senza tregua, intrecciandosi tra i riccioli di Jana, indugiando sul suo collo, toccandole la guancia, e
scendendo poi fino ad accarezzarle delicatamente i seni piccoli e sodi, infilandosi sotto la maglia per accarezzarle la vita... Era meraviglioso poterla toccare senza soffrire a causa del doloroso pulsare del tatuaggio, poter godere di quel momento senza pensare al futuro, sebbene stesse succedendo tutto nella loro mente e non fosse reale. Perch, se c'era una cosa di cui Alex era certo, era che Jana stava provando le stesse cose che sentiva lui in quell'istante, e questo gli bastava.
Allora ud un rumore di sonagli leggero e prolungato;
un suono selvaggio, tipico del deserto o della giungla piuttosto che di un luogo abitato dall'uomo. Istintivamente, si scost da Jana e si guard attorno sconcertato.
Una ragazza molto bella, ma pericolosa disse alle sue spalle una voce che quasi aveva dimenticato. Non fidarti di lei, ricorda quanto ti sto dicendo... Lo ricorderai?
Alex, so che ti stanno accadendo molte cose e che  tutto molto confuso per te, ma non devi dimenticarlo.
Soprattutto non dirle che siamo nella Torre dei Venti...
Per favore, figliolo, ricordatelo.
Alex si volt molto lentamente, con occhi avidi e insieme angosciati. Per qualche secondo riusc a vedere di fronte a s il viso elegante e intelligente di suo padre, cos come lo ricordava. Quegli occhi chiari che sembravano penetrare nelle persone, quel sorriso un po' arrogante...
Tuttavia, mentre si guardavano, il sorriso si trasform via via in una smorfia di amarezza e i suoi occhi furono offuscati dalla tristezza. Un attimo dopo, era scomparso... Non a poco a poco, ma di colpo, senza lasciare la minima traccia, come se non fosse mai stato l.
Alex si lasci sfuggire un lieve gemito.
Che ti succede? domand Jana, incalzante. Hai visto qualcosa di strano?
Alex si gir di nuovo verso la ragazza e dovette soffocare un grido. Jana si era tolta la maglietta e lo osservava
con un misto di sensualit e irritazione. Non sembrava essersi accorta che un serpente dorato stava attorcigliando le viscide spire attorno alla sua vita. La coda riposava sulla cerniera dei pantaloni, mentre la testa spuntava da sopra la spalla e scivolava pian piano verso il basso, lungo la seducente spallina nera del reggiseno.
Si ud ancora il rumore di sonagli, pi vicino e insistente di prima. Era il suono del serpente tatuato sulla pelle di Jana che ora, misteriosamente, sembrava aver preso vita.
Sta finendo aggiunse Jana, guardandolo con tristezza.
Gli ultimi brandelli del foglio si stanno spegnendo...
Un attimo dopo, era tutto finito. I due si trovavano di nuovo sul vecchio tappeto della stanza di Alex, e Jana reggeva in mano un mucchietto di cenere nera che odorava intensamente di carta bruciacchiata.
I loro occhi s'incontrarono. In quelli di Jana si leggeva una certa delusione.
Che cosa ti  successo alla fine? Perch hai smesso di prestarmi attenzione? domand in tono leggero, fingendo che la risposta non le importasse pi di tanto.
Hai visto qualcosa?
Ho visto mio padre replic Alex con aria assente.
Era l, molto vicino a noi.
Jana impallid all'istante.
Tuo padre era l? domand incredula. Com' possibile che io non l'abbia visto? Ti ha detto qualcosa?
Alex rimase un momento in silenzio prima di rispondere.
No, non mi ha detto nulla ment infine. E soltanto rimasto l, immobile, a fissarmi con tristezza.
Jana rabbrivid visibilmente.
Be', non mi stupisce che la cosa ti abbia "distratto"
disse quasi con dolcezza. A ogni modo, la visione non poteva durare molto di pi: il foglio si  consumato pi in fretta di quanto mi aspettassi.
Nonostante tutto,  stato meraviglioso comment Alex in tono sincero.
La ragazza sorrise, compiaciuta.
Anche per me ammise. Vedi che avevo ragione?
Non c' bisogno che ti tolgano il tatuaggio, ci sono altri modi per... per abbattere le barriere.
S, ma preferirei che fosse reale disse Alex.
Si alz in piedi in modo brusco e scaric sullo stipite della porta un pugno secco che sorprese Jana per il suo impeto.
Almeno ti ho dimostrato che posso fare magie disse la ragazza, alzandosi in piedi e guardandolo con intensit.
Per questo, di certo, ne  valsa la pena.
Si osservarono per un po' senza sapere cosa dire.
Mi domando perch quel pezzo di carta ci abbia portati in un posto cos strano mormor infine Jana.
Quella stanza ottagonale... hai visto il panorama? Si vedevano un paio di padiglioni della scuola. Che strano, no? Non ricordo nessun edificio da cui si possa godere di una vista simile, da quell'altezza. Tu sai dove siamo stati?
La risposta venne subito in mente ad Alex. La Torre dei Venti, s disse con assoluta certezza. E l che siamo stati. La Torre dei Venti...
Stava per ripetere quel nome ad alta voce, ma all'ultimo momento ricord l'avvertimento che suo padre gli aveva dato pochi istanti prima, e si zitt.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Quel pomeriggio, disubbidendo alle raccomandazioni di sua madre che, come tutti i giorni, era rimasta a pranzo al laboratorio, Alex decise di andare a scuola.
La Torre dei Venti lo ossessionava. Dopo quanto gli aveva detto suo padre durante la visione, era convinto che si trattasse di un luogo reale e non di un semplice scenario creato dalla sua fantasia. Ricordava perfettamente di aver visto dalla finestra alcuni edifici annessi a Gli Olmi, e visto che era l'unica pista che aveva a disposizione era deciso a cominciare la ricerca da l.
I suoi compagni di classe lo accolsero con calore e lo tempestarono di domande. Rispose alla maggior parte di esse con tutta la cortesia di cui fu capace, pur avendo la testa da un'altra parte. Erik, a differenza degli altri, si limit a sorridergli da lontano, e non gli rivolse la parola per tutto il pomeriggio. Forse aveva deciso di dargli tempo per digerire tutto ci che gli aveva raccontato sui Medu prima di provare a riallacciare la loro amicizia.
Jana, dal canto suo, non si fece vedere a lezione. A Gli Olmi, le materie insegnate nel pomeriggio erano facoltative, anche se in pratica quasi tutti gli alunni le frequentavano ugualmente. Quel
giorno c'erano le lezioni di Teatro e di Programmazione informatica. In circostanze normali, Alex si sarebbe concentrato completamente
sulle attivit di entrambe le materie, che gli interessavano in modo particolare. Tuttavia, quel giorno non riusciva a prestare attenzione alle spiegazioni. Le due professoresse, immaginando che la distrazione fosse dovuta al malessere della convalescenza, decisero di lasciarlo in pace e di non fargli domande. Alex, dentro di s, fu loro grato... Se l'avessero interrogato, non avrebbe saputo rispondere.
Nonostante l'assenza di Jana, per tutto il pomeriggio avvert un dolore costante nella zona del tatuaggio, come gli accadeva quando lei era nei paraggi. Allo stesso tempo, not quell'acutezza dei sensi che accompagnava sempre il dolore. L'unica conclusione possibile era che Jana si trovasse a scuola, pur non essendo andata a lezione. Forse stava studiando in biblioteca... O magari, pens Alex all'improvviso, stava cercando la torre, come anche lui aveva intenzione di fare. Anche lei aveva visto il paesaggio dalla finestra, e probabilmente era giunta alle sue stesse ipotesi. S, ne era certo: mentre lui cercava di disegnare il programma di una stupida applicazione per telefoni cellulari, Jana girovagava a poca distanza dall'aula, nel tentativo di trovare una torre invisibile.
Dovette fare un enorme sforzo per non mollare tutto e uscire di corsa a cercarla. In effetti, forse l'avrebbe fatto, se non fosse stato per un pensiero che lo assal all'ultimo momento: era chiaro che Jana non voleva condividere la ricerca con lui, visto che non l'aveva invitato ad accompagnarla. E non solo: in realt, in fondo Alex non desiderava trovare la torre in presenza della ragazza. Non aveva dimenticato l'avvertimento di suo padre durante la visione, e sebbene Jana continuasse a interessargli tanto quanto prima, era consapevole di dover agire con prudenza.
Verso la fine della seconda lezione, Alex not che il
dolore alla spalla cominciava a diminuire, proprio come l'acutezza dei suoi sensi. Jana si era allontanata. Aveva forse trovato quello che stava cercando? Se tutto fosse andato nel verso giusto, presto l'avrebbe scoperto.
Quando i suoi compagni uscirono dall'aula, lui si diresse molto deciso al piano superiore, dove si trovavano gli uffici dei professori. Con suo grande sollievo, nessuno degli altri studenti gli chiese dove stava andando.
Mentre saliva, Alex si concentr sugli strascichi di dolore che ancora percepiva, aggrappandosi a essi come se non volesse lasciarseli scappare. Finch conservava quel dolore, avrebbe conservato anche la sua speciale sensibilit all'ambiente circostante, e forse avrebbe potuto captare cose che altrimenti gli sarebbero sfuggite.
Presto scopr che il dolore aumentava o diminuiva a seconda della direzione che prendeva. Era come se Jana avesse lasciato una traccia del suo passaggio, una traccia che lui riusciva a riconoscere e a seguire grazie al bruciore del tatuaggio. Magari quella traccia non l'avesse condotto alla torre, pens il ragazzo con un moto di apprensione.
Ci avrebbe significato che Jana l'aveva trovata, e pertanto, che l'aveva preceduto.
Lasciandosi guidare dall'intensit del dolore, Alex percorse il corridoio degli uffici fino in fondo e, aprendo una porticina metallica, discese per una scala d'emergenza esterna fino a un cortile interno a pianta rettangolare che non aveva mai visto prima di allora. Le finestre tutt'attorno al cortile, alte e strette, erano protette da persiane.
Il ragazzo suppose che dovessero appartenere ad alcuni dei tanti uffici del pianoterra. Per il resto, il cortile, con il suo pavimento di cemento sporco di escrementi di uccelli, era un luogo decisamente squallido. L'unica cosa che riusc a dedurre con la massima certezza fu che i passi di Jana si erano fermati l per un po', dal momento che il dolore alla spalla si intensific quando giunse al centro del cortile.
Scopr un'altra porticina di ferro dipinta di bianco all'estremit di una delle pareti pi lunghe, e si incammin subito in quella direzione. Fu sorpreso di trovarla aperta, ma ancor di pi lo sorprese che Jana non fosse uscita da l. Il tatuaggio glielo diceva chiaramente: la ragazza non aveva abbandonato il cortile attraverso quella porta. Al contrario, era tornata sui suoi passi, il che significava o che aveva trovato in quel cortile ci che cercava, o che l si era data per vinta.
Decise di tornare al centro del cortile e di concentrarsi al massimo. Con gli occhi chiusi, lasci che il lugubre silenzio del luogo gli penetrasse nel cervello, acquietando i pensieri finch la mente non si svuot del tutto. Il tatuaggio ora gli faceva pi male di prima. Gli stava accadendo qualcosa, qualcosa che nemmeno lui riusciva a capire. Sent un turbine nelle orecchie e vide una miriade di luci bianche nell'oscurit delle sue palpebre chiuse. D'un tratto comprese che quanto gli stava accadendo non era dovuto unicamente alle misteriose reazioni del tatuaggio, ma che scaturiva dall'angolo pi profondo e segreto del suo spirito. Era come se avesse invocato una forza selvaggia e sconosciuta dentro di s, una forza che, per la prima volta in vita sua, si stava manifestando cos com'era.
Apr gli occhi. Ci che stava accadendo attorno a lui lo lasci senza parole. Le pareti del cortile diventarono via via pi bianche e splendenti, le macchie di umidit e di guano scomparvero. Poi, come in un film girato a velocit accelerata, vide sparire la vernice bianca, portando a vista i mattoni che, a loro volta, iniziarono a scomporsi finch le pareti svanirono del tutto. Ora poteva vedere alcuni degli edifici pi alti della scuola, nonch un paio di costruzioni che non conosceva. Naturalmente quell'immagine rimase immobile soltanto per qualche secondo. Subito, otto pareti di pietra cominciarono a innalzarsi fino al cielo, crescendo a una
velocit vertiginosa. Quell'ottagono che lo circondava non impieg molto a trasformarsi in una torre cava la cui sommit era nascosta da un alto soffitto grigiastro.
Quando gli oggetti smisero di muoversi, Alex si strofin gli occhi, stordito. Non sapeva se ci a cui aveva appena assistito era stata una visione o una rapida trasformazione magica del mondo. Dopo qualche istante di indecisione, not, accostata alla parete, una scala di pietra che portava al piano superiore. Senza pensarci due volte, si diresse barcollante verso di essa e sal i gradini con prudenza, ancora frastornato e timoroso di perdere l'equilibrio.
In cima alla scala si trov in una stanza ottagonale che riconobbe all'istante. Era la stessa che aveva visto durante la visione
condivisa con Jana, solo che ora riusciva a distinguere
chiaramente alcuni dettagli che prima gli erano sfuggiti. Per esempio, sotto la finestra c'era un tavolino con una scacchiera dall'aspetto antico, e sulla parete opposta spiccava uno strano meccanismo di legno dipinto d'oro e d'azzurro che gli ricord un orologio.
Il marchingegno era dotato di un complicato meccanismo di ruote dentate collegato a una stanghetta, la quale a sua volta era piantata in un sughero che galleggiava nell'acqua di un grande vaso trasparente.
Ti piace? domand una voce calda alle sue spalle.
 una clessidra. C' sempre stata una clessidra su quella parete, anche se non ha avuto lo stesso aspetto in tutte le epoche. Sai che cos' una clessidra, non  vero? 
un orologio ad acqua.
Tremante di emozione, Alex si volt lentamente verso la scala. L, in piedi sull'ultimo gradino, un uomo gli sorrideva con aria amichevole. Un uomo che lui conosceva alla perfezione... O almeno cos aveva creduto per molto tempo.
Pap riusc a sussurrare, guardando il nuovo arrivato con gli occhi spalancati. Pap... sto sognando?
No, Alex, questo non  un sogno rispose suo padre, avanzando verso di lui con il suo smagliante sorriso.
E nemmeno una visione, come quella che hai avuto insieme a Jana. Sono davvero qui... Siamo insieme, figliolo.
Alex si scost i capelli dalla fronte. Le gambe lo reggevano a fatica.
Pap. Non pu essere; tu... tu sei morto balbett, con un misto di speranza e tristezza. Non puoi essere tu... Sarebbe un miracolo!
Sfortunatamente, no. Temo di essere morto, per te, e appena uscirai da questa torre torner a esserlo. Ma almeno abbiamo a disposizione qualche minuto per parlare in tutta tranquillit. Figliolo... ho cos tante cose da dirti!
Si fissarono un istante con timidezza e poi, in un gesto spontaneo, si fusero in un abbraccio. Quando si separarono, Alex si accorse di avere la guancia umida, non sapeva se a causa delle proprie lacrime o di quelle del padre.
Si osservarono di nuovo in silenzio, stavolta sorridendo.
Alex era consapevole di dover approfittare di quel magico incontro per formulare tutte le domande che da tempo lo angosciavano e a cui solo suo padre avrebbe potuto rispondere. Tuttavia, allo stesso tempo, qualcosa dentro di lui si rifiutava di domandare, perch sentiva che, non appena avesse iniziato a esporre i propri dubbi, l'allegria che lo pervadeva in quel momento avrebbe cominciato a svanire.
Notando la sua esitazione, Hugo si azzard a rompere il silenzio.
Immagino tu voglia sapere dove ci troviamo esord, strizzando uno dei suoi espressivi occhi azzurri. Ti ho gi detto il suo nome, si chiama la Torre dei Venti. 
conosciuta anche come Horologion di Andronico. Si pensa che sia stata
costruita ad Atene nel I secolo avanti Cristo, e le sue rovine si
possono ancora ammirare nell'agor romana di questa citt.
Alex guard suo padre con gli occhi spalancati.
Ma se si trova ad Atene, come ci sono arrivato? Un momento fa ero a scuola, per i corridoi...
La Torre dei Venti  un crocevia spaziotemporale, in essa confluiscono molti luoghi ed epoche diverse. Perci  l'unico posto del pianeta in cui un uomo morto possa chiacchierare con suo figlio.  curioso che il suo segreto sia rimasto per cos tanto tempo nascosto agli esseri umani normali. La gente crede che esistano varie copie della torre. Per esempio, ne collocano una a Sebastopoli e un'altra in un cimitero di Londra. Non si rendono conto che, in realt, si tratta della stessa torre.
Allora  un luogo magico? La curiosit di Alex gli fece temporaneamente dimenticare l'emozione. Chi la costru? I Medu?
Suo padre socchiuse gli occhi, come nel tentativo di distinguere una nave lontana all'orizzonte.
In realt, nessuno sa chi costru la torre. Pu darsi che sia stato Andronico, anche se io credo che esistesse gi molto tempo prima.  perfino possibile che sia sempre esistita. Forse non con questa forma, n sotto questo aspetto, ma era l... I Kuril la usarono per secoli per incontrarsi tra loro e scambiarsi informazioni. Non so se sai gi chi erano i Kuril.
Uno dei clan Medu, s. Erano in grado di vedere i diversi futuri possibili, e di cambiarli. Me l'ha raccontato Jana.
Hugo annu con la testa. Aveva smesso di sorridere.
La vita dei Kuril non era facile mormor, guardando suo figlio dritto negli occhi. Il prezzo che dovevano pagare per le loro visioni del futuro era quello di dimenticare il passato. Non puoi capire quanto possa essere duro tutto questo, figlio mio. Anche se, alla fine, ci si abitua. Si perdono i ricordi delle persone amate nel
passato, ma in cambio si ricorda il rapporto con loro nel futuro. Perci si pu continuare ad amarle.
Non riesco a immaginare una vita cos riconobbe Alex.
Suo padre sorrise con amarezza.
Forse posso aiutarti a fartene un'idea. Quando compisti due anni, io non ricordavo nulla di quanto fosse accaduto il giorno prima, ma sapevo come sarebbe stato il giorno seguente. Sapevo che quel giorno, probabilmente, saresti salito sul tavolo della cucina e saresti caduto a terra a testa in gi. Per questo, tra i regali di compleanno, ti regalai un paracolpi. Era una specie di fascia di gommapiuma che si metteva in testa. A tua madre sembr una stupidaggine, ma a te piacque tantissimo e non te la togliesti per giorni... Fu una fortuna, perch il giorno seguente, come io avevo previsto, cadesti dal tavolo della cucina.
Mentre suo padre parlava, Alex era impallidito.
Non capisco mormor. Stai cercando di dirmi che tu... che tu...
Che io sono uno di loro? continu suo padre, finendo la frase per lui. S, Alex, io sono, finora, l'ultimo dei Kuril. Zefiro era un mio antenato. Quando i Drakul lo mandarono in esilio, si nascose agli occhi dei Medu e fond una famiglia tra gli umani. Insegn ai suoi figli l'arte di cavalcare nel vento, e questi a loro volta la tramandarono ai propri figli. Cos pass da una generazione all'altra, fino ad arrivare a me. Mio padre e mio nonno conoscevano l'arte, ma non la utilizzarono mai. Temevano di essere localizzati dai Drakul, in caso avessero messo in pratica le proprie conoscenze magiche. Io, invece, non ho avuto altra scelta che cavalcare nel vento fino a diventare un Kuril dalla testa ai piedi. I tempi erano cambiati, si avvicinava il momento del ritorno dell'Ultimo, e volevo proteggere te e Laura Spero di esserci riuscito... Non sopporterei che il mio sacrificio non fosse servito a nulla.
Centinaia di domande affollavano la mente di Alex.
C'erano talmente tante cose che non comprendeva che non sapeva da dove cominciare.
Se puoi vedere il futuro, com' possibile che tu non sappia se sei riuscito a proteggerci o no? domand infine.
Suo padre scosse la testa con impazienza.
Io non vedo "il" futuro, ma molti futuri possibili. Ci che facciamo noi Kuril  studiare le probabilit di quei futuri e il modo per cambiarli. Io ho visto diversi futuri per voi. Alcuni mi piacciono e altri no. Ho deciso di fare tutto ci che posso per aumentare le probabilit di quei futuri che pi mi piacciono. Ma la nostra arte non  infallibile, non posso predire con assoluta certezza che cosa accadr.
Alex rimase in silenzio per un momento, confuso.
Secondo i Medu, in uno di quei futuri possibili, io potrei diventare l'Ultimo mormor infine. Suppongo sia questo che tu hai cercato di evitare.
Suo padre lo fiss in modo enigmatico.
Sediamoci l disse, indicando le due sedie di fianco al tavolino con
la scacchiera. Staremo pi comodi. I Kuril giocavano a scacchi per
allenarsi nell'arte di cavalcare nel vento. Per giocare a scacchi, bisogna essere in grado di vedere tutti i futuri possibili di una determinata partita. Bisogna studiare le probabilit di quei futuri e cercare di modificarle a nostro favore. Assomiglia molto a ci che noi facciamo con le nostre vite.
Alex segu il padre fino al tavolino. I pezzi di legno smaltato erano posizionati nelle loro caselle di partenza sulla scacchiera. Hugo si sedette dal lato dei pezzi neri, lasciando i bianchi al figlio.
Vuoi giocare? domand suo figlio, sorpreso.
Vediamo se ricordi qualcosa di quello che ti ho insegnato
rispose suo padre recuperando il sorriso.
Andiamo, ti far bene un po' di pratica. Sono sicuro che non giochi da una vita.
Non molto convinto, Alex spost il pedone del re due caselle pi avanti. Suo padre ribatt subito con una mossa identica.
Sai che morirai? domand il ragazzo, quasi senza pensarci.
All'istante si pent della propria mancanza di tatto.
Suo padre per non sembrava turbato.
S,  una delle poche cose che so con certezza. Ma solo perch si tratta di qualcosa che dipende interamente da me.
Alex alz lo sguardo verso di lui, mentre la sua mano destra reggeva a mezz'aria il pedone di regina.
Allora, alla fine di tutto, era vero quello che diceva la polizia? Pensi di suicidarti?
Suo padre emise un'allegra risata.
Ma certo che no! Ma a ogni modo so che morir...
Perch il futuro che io voglio per te e per Laura  un futuro in cui io non ci sono. Non devo esserci, capisci? E
far qualunque cosa in mio potere perch quel futuro si compia.
Ma ti uccideranno, pap insist Alex, dimenticandosi della partita. Non puoi dirmi chi lo far? Ho bisogno di saperlo. Ho bisogno di fargliela pagare...
Con un gesto, Hugo gli indic di posare il pedone sulla scacchiera. Alex ubbid senza nemmeno guardare le caselle. Non riusciva a staccare gli occhi dal volto di suo padre.
Non ti dir chi mi toglier la vita, Alex rispose Hugo con determinazione. Non te lo dir, perch ti condizionerebbe.
Ed  proprio quello che desidero evitare.
Ma pap, ho bisogno che tu mi racconti cosa sai. In questo momento non so bene chi sono, n che cosa diventer.
Non voglio essere l'Ultimo, sarebbe la cosa peggiore che potrebbe capitarmi. Non voglio distruggere i Medu... Tantomeno adesso che, in un certo senso, so di essere uno di loro.
Il padre fece avanzare un altro dei suoi scacchi e guard sovrappensiero suo figlio.
Tu non sei uno di loro, Alex. Ci sono molti umani normali nella tua stirpe, a partire da tua madre e tua sorella.
Allora non sono come te dedusse Alex, visibilmente sollevato. Non posso vedere il futuro, n cavalcare nel vento, n niente di tutto ci.
Hugo inarc le sopracciglia.
Credo che qui tu ti stia sbagliando comment. A
mio parere, puoi diventare molto bravo a cavalcare nel vento. Hai tutte le qualit necessarie per farlo. Se ti concentri e ti alleni, sono sicuro che potresti arrivare a imparare da solo l'arte dei Kuril.
Alex rimase in silenzio per qualche secondo.
Bene, sospir allora significa che non sono l'Ultimo.
Lo sguardo serio e triste che Hugo gli rivolse lo allarm.
No... non mi dire che lo sono!
Aveva appena mosso uno dei cavalli. Suo padre rispose alla sua mossa in modo meccanico. Era un giocatore molto pi bravo di Alex.
In realt, tu sei qualcosa di diverso- Qualcosa di insolito, qualcosa che non  mai esistito. O almeno potrai diventarlo, se succederanno determinate cose. Alcune dipendono da me... E altre da te. Ma  possibile che esistano altri fattori che n tu n io possiamo controllare.
Non credo di aver capito mormor Alex. Spiegami com' il futuro che tu ritieni sia il migliore, cos sapr di cosa stiamo parlando.
Non posso dirti molto rispose Hugo. Ti dico solo che  un futuro in cui sei tu a scegliere. Un futuro in cui sei libero, Alex. In cui tu decidi che cosa vuoi diventare...
Questo  ci che io voglio per te.
Alex lo guard perplesso.
 questo che hai visto? domand in un sussurro.
 possibile?
Suo padre annu con vigore.
 pi che possibile. Pu essere realt. Dipende da te e da me, almeno in parte... Anche se c' qualcosa che mi inquieta.
Hugo disse le ultime parole indicando con la mano destra la spalla del figlio.
Non mi serve vedere la tua pelle per sapere che cos'hai l continu, mentre il suo viso si incupiva. So distinguere un tatuaggio agmar appena mi ci avvicino.
Acuisce i miei sensi, cambia le mie percezioni. Chi te l'ha fatto?
Il figlio di Alma?
Alex annu. Le sue guance si velarono di un lieve rossore.
Non avresti dovuto lasciarglielo fare borbott suo padre, assorto. Questo piccolo dettaglio potrebbe cambiare tutto. Nella visione del futuro che io desidero diventi realt, tu non avevi nessun tatuaggio. Forse non  compatibile con il futuro che voglio per te.
Alex tamburell con le dita sulla scacchiera, meditabondo.
E come sono gli altri futuri che posso avere? domand.
Li hai visti tutti?
Per la prima volta in vita sua, Alex vide suo padre esitare.
Forse non tutti, ma ne ho visti alcuni. Non te li descriver, non abbiamo tempo. Ma voglio dirti che cosa avevano tutti in comune: in nessuno di essi eri libero.
Alex deglut.
Allora anch'io voglio l'unico futuro in cui posso scegliere
afferm. Dimmi che cosa devo fare perch si compia.
Suo padre mosse il cavallo prima di parlare.
Quando i Kuril erano il clan dominante tra i Medu, possedevano immense biblioteche spieg. I libri kuril
erano libri magici, perch erano depositari degli eventi del passato che i Kuril dimenticavano man mano che apprendevano l'arte di cambiare il futuro. Ma i libri erano dotati di volont propria: non riportavano tutto ci che i Kuril dimenticavano, ma solo una parte, ovvero ci che i libri stessi ritenevano importante per la storia del clan.
Alex inarc le sopracciglia, stupito.
Libri dotati di volont propria? Come facevano i Kuril a fabbricarli?
Non si sa per certo se fossero loro a fabbricarli ribatt
Hugo. Di sicuro, n mio padre n mio nonno sapevano nulla sull'origine dei libri. L'unica cosa che sapevano era che esisteva un misterioso vincolo tra i libri kuril e questa torre in cui ci troviamo. E anche che, nei tempi antichi, esistevano maghi in grado di influenzare la volont dei libri affinch tramandassero un avvenimento piuttosto che un altro, sebbene per farlo fosse necessario un potere straordinario.
E che cosa accadde ai libri quando il clan scomparve?
domand Alex, spostando un altro pedone.
Hugo sospir.
Drakul li fece bruciare disse. Credeva che cos facendo nessuno avrebbe mai pi praticato l'arte di cavalcare nel vento. Senza i libri, la vita dei Kuril sarebbe stata un inferno. Solo grazie a essi potevano ricordare la propria storia e gli eventi del loro passato.
Ma Zefiro sopravvisse senza di essi...
Hugo annu, con gli occhi fissi sulla scacchiera.
Sopravvisse, ma non senza di essi. Nella sua fuga, si era portato dietro uno di quei libri. Il libro  sempre appartenuto alla nostra stirpe. Pass di generazione in generazione ed  sempre rimasto nella nostra famiglia.
Finora.
Che cosa vuoi dire? Non ce l'hai tu?
 proprio di questo che volevo parlarti. Quando
morir, il libro scomparir, ma  necessario che tu lo recuperi.
 l'unico modo per far s che il futuro che entrambi vogliamo si compia.
Gli occhi di padre e figlio si scrutarono per qualche secondo.
Non vuoi continuare a giocare, vero? mormor Hugo, cercando di sorridere. Ti vedo molto distratto.
Cerco di concentrarmi su quanto mi stai raccontando.
Dici che il libro scomparir... Lo ruberanno? Immagino tu l'abbia visto in una delle tue visioni... In tal caso, devi sapere dove andr a finire, no?
Suo padre fece segno di no con la testa, ma Alex continu a insistere.
Pap, non posso recuperare il libro se non so nemmeno da dove cominciare a cercarlo. Non so nulla di libri magici, non riesco nemmeno a immaginare come siano fatti. Non potresti almeno descrivermelo?
Hugo sospir.
Mi dispiace, figliolo. Non posso farlo. Affinch il libro torni in mano tua, devo restarne fuori. Devi trovarlo con le tue forze... Ma, perch ci accada, devi fare qualcosa che metter in pericolo la tua vita. Mi dispiace molto dovertelo chiedere, Alex, ma le visioni che ho avuto sono state molto chiare al riguardo. Il futuro in cui recuperi il libro  lo stesso in cui ti azzardi a entrare nella Fortezza dei Drakul.
Quindi, per riuscire a essere libero devo trovare il libro, e per trovare il libro devo entrare in quella fortezza.
E dove si trova, di preciso?
Hugo alz appena le spalle.
 nascosta sotto una densa coltre di oscurit. Una coltre talmente impenetrabile che nemmeno i guardiani sono riusciti a localizzarla. Nessuno sa come abbiano fatto i Drakul a creare la fitta notte che avvolge la loro dimora.
 possibile che stiano usando la magia di uno degli antichi demoni con cui scesero a patti per vincere l'Ultimo.
Ma se nessuno sa dov', come faccio a trovarla?
domand Alex, esasperato. Io non ho nemmeno dei poteri magici.
Dovrai fare in modo che Ober ti inviti.  l'unico modo per entrare rispose Hugo.
Si alz dalla sedia e cammin verso la clessidra sulla parete opposta. Per alcuni istanti rimase a contemplare il complicato meccanismo che consentiva all'acqua proveniente dal vaso sottostante di muovere le lancette sulla sfera smaltata di azzurro e d'oro.
Usa Erik sugger, senza voltarsi a guardarlo. Chiedigli che ottenga per te un invito da parte di suo padre.
Lui  l'unico che possa convincere Ober. Inoltre, te lo deve.
Alex non aggiunse nulla. Qualunque allusione alla sua amicizia con Erik gli risultava dolorosa. Se doveva ricorrere a lui, l'avrebbe fatto, ma l'idea non gli piaceva.
Alex, non devi farlo se non sei sicuro mormor Hugo, girandosi di nuovo verso di lui. Entrare nella Fortezza  molto pericoloso, molto pi di quanto immagini.
La verit  che ho paura per te, figliolo.
Credevo avessi detto che l'unico modo per assicurarmi un futuro decente era entrare in quel posto...
Entrare nella Fortezza  una condizione necessaria, ma non sufficiente. Perfino se ci riesci, non posso garantirti che ne uscirai vivo. Ci che ho visto era solo un futuro possibile, e forse non arriver mai a compiersi. Mi dispiace parlarti con tanta crudezza, ma  meglio che tu conosca i rischi a cui vai incontro prima di prendere una decisione. Inoltre, mi preoccupa molto quel tatuaggio...
Nelle mie visioni non l'avevi. Forse il tatuaggio e il futuro che io desidero per te non sono compatibili. Forse il giorno in cui te lo sei fatto hai chiuso la porta alla possibilit di essere libero.
Alex scroll le spalle.
Be', c' solo un modo per saperlo concluse. Entrer
nella Fortezza, far il possibile per trovare il libro. Se le cose andranno bene, perfetto; altrimenti, almeno ci avr provato.
Hugo lo guard con un'espressione a met tra l'orgoglio e l'inquietudine.
Non mi aspettavo altro da te, figliolo mormor sorridendo.
Sei molto coraggioso. Lo sei sempre stato.
Che cosa devo fare con il libro, se riesco a trovarlo?
Ancora una volta, Hugo fece un cenno negativo con la testa.
Non lo so ammise. Ti ho gi detto che ho visto solo una parte molto piccola di quel possibile futuro. Ma, in caso le cose non vadano come io spero, c' un altro avvertimento che voglio darti. A un certo punto della ricerca  possibile che ti trovi davanti un trono vuoto. Non so bene come sia, nelle mie visioni appare illuminato da uno strano gioco di luci e ombre. Immagino che lo riconoscerai quando lo vedrai. A ogni modo, se qualcuno ti invita a sedertici sopra, non farlo. Io ho visto che cosa ti accadrebbe se lo facessi, e credimi... non ti piacerebbe.
E chi vorrebbe farmi sedere su quel trono? Ober?
Hugo osserv con preoccupazione le lancette della clessidra.
Non lo so, questo non l'ho visto mormor, esausto.
Sono talmente tanti i futuri possibili, e le visioni talmente incomplete... Mi dispiace non poterti aiutare meglio.
Ora dobbiamo salutarci, figliolo. Sfortunatamente, il nostro incontro  gi durato pi del dovuto. Le nostre strade stanno per separarsi di nuovo. Ma prima, volevo chiederti...
non mi hai detto nulla della mamma, n di Laura.
Stanno bene rispose Alex con un nodo alla gola.
Ma la mamma non  pi la stessa da quando tu... insomma, lo sai, da quando non ci sei. Dovevi proprio lasciarci?
Hugo chiuse le palpebre e aggrott la fronte, come se stesse provando un profondo dolore.
Ti ho gi spiegato come stanno le cose. Non posso continuare a stare qui sapendo, come in effetti so, che l'unico futuro accettabile per te  quello in cui io sono morto. Di' a mamma che l'amo tanto, che mi dispiace tanto per il male che le ho fatto... No, meglio che tu non le dica niente. Sarebbe come riaprire vecchie ferite.
Lei non ha mai saputo chi eri veramente?
Non sospetta nemmeno che esista quell'oscuro mondo a cui appartengono Erik e Jana.  meglio cos, Alex. Tua madre  fatta per la luce. Qualunque cosa accada, non dimenticare mai che sei anche figlio suo, e che  proprio questo a renderti cos speciale: il tuo lato pi umano; ricordalo sempre.
All'improvviso, uno scricchiolio secco percorse il soffitto, su cui apparve una lunga crepa che non impieg molto a ramificarsi.
Devo tornare a casa disse Hugo, sorridendo. Nel tempo in cui sto tornando, tu hai dieci anni, e poco fa mi hai chiesto di aiutarti con i compiti. Ti voglio bene, Alex.
Ricordatelo sempre. E dai un bacio a Laura da parte mia.
Prima che Alex potesse ribattere, la clessidra trem e le pareti cominciarono a sgretolarsi, in una sequenza inversa a quella a cui aveva assistito venti minuti prima.
In qualche frazione di secondo, la torre svan davanti ai suoi occhi e fu sostituita dagli uffici della scuola. Il frastuono che accompagnava quella vertiginosa trasformazione era talmente assordante che dovette tapparsi le orecchie per sopportarlo.
Quando tutto fin, si ritrov al centro di quel piccolo cortile interno al quale l'aveva condotto la scia di Jana.
Tutto era esattamente come prima, e non restava la bench minima traccia della torre. Hugo era scomparso.
Una tristezza mortale gli opprimeva il petto. Voleva tornare alla torre, toccare ancora una volta suo padre, udire la sua voce calda e
ottimista. Non poteva sopportare l'idea di non riascoltare mai pi
quella voce. Non si era mai sentito cos solo, cos abbandonato.
Suo padre era morto per lui, perch lui potesse sfuggire a un terribile destino. Avrebbe preferito non saperlo, ma ora che lo sapeva nulla sarebbe pi stato come prima.
Se c'era una sola certezza in mezzo a quell'angoscia, era che il sacrificio di suo padre doveva servire a qualcosa.
Se esisteva una possibilit per trasformare in realt quel futuro di libert che Hugo aveva previsto, doveva sfruttarla. Sarebbe entrato nella Fortezza dei Drakul...
Odiava l'idea di dover chiedere quel favore a Erik, ma non gli restava altra scelta.
Quella sera stessa, dopo cena, si chiuse in camera sua e rimase a lungo a fissare il cellulare. Non aveva bisogno di consultare la rubrica per trovare il numero di Erik, lo sapeva a memoria.
Ci mise quasi mezz'ora per decidersi a digitarlo.
Mentre aspettava che Erik rispondesse, si concentr ad ascoltare i battiti del proprio cuore.
Finalmente ud la voce dell'amico attraverso il ricevitore.
Ciao, Alex. Dimmi tutto.
Devo chiederti una cosa rispose il ragazzo, sforzandosi di controllare il tremore della mano che sosteneva il telefono. Ma prima che tu risponda, voglio che tu sappia che  molto importante per me... E che non ho intenzione di accettare un "no" come risposta.
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Fine Parte 1.